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Articolo di Yànnis Almpànis – tratto dal giornale “Epochi”, 14.10.12.
Gli avvenimenti di questi giorni, devono condurre alle dovute conclusioni (come avrebbero detto anche i vecchi di Sinistra). Abbiamo delle nuove e molto feroci misure antisociali, senza alcuno sconto concesso alla Troika Interna (la discussione poi su un possibile allungamento della scadenza del debito, non può fare alcuna differenza). L’intensificarsi della repressione statale (Torture nella Direzione Centrale della Polizia di Attica, divieto di manifestare, propaganda terroristica, arresti preventivi, pubblicazione delle foto dei manifestanti fermati). L’attività nazista e terrorista dell’Alba Dorata in piena collaborazione con la Polizia Greca (i video degli episodi al teatro Chytìrio sono più che eloquenti). In poche parole, il veloce scivolamento verso una “democrazia autoritaria” e l’ascesa del fascismo –organizzata dallo stato – sono i supplementi necessari per il saccheggio da parte del Memorandum. Torniamo quindi ai Grandi Classici Illustrati del movimento operaio. Nei periodi di crisi capitalista cioè, quando:
1)      Non c’è alcuna possibilità di dare a chi sta “di sotto”.
2)      I meccanismi di manipolazione e le istituzioni di intermediazione non  possono più funzionare in modo efficiente, come prima.
Allora, non solo non può in nessun modo essere garantito un consenso sociale alle politiche adottate, ma la crisi economica si trasforma in una crisi di legittimazione politica dell’élite. Di conseguenza, devono per forza essere messi in atto i meccanismi di violenza, siano loro statali (la polizia) o parastatali (come l’Alba Dorata) per garantire l’obbedienza sociale. Lo stato poliziesco ed il terrorismo fascista si trasformano nell’ultimo fulcro di questa Troika Interna traballante.
Il compromesso impossibile
Queste cose comunque semplici, note e comuni, sembrava che le ignorasse proprio (o che volesse ignorarle) una gran parte della Sinistra. Nel periodo immediatamente successivo alle elezioni, c’è stata all’interno della Sinistra, un’illusione a doppio senso. Che partiva però dallo stesso identico punto: cioè che fosse possibile un compromesso politico con la classe dirigente e la Troika. La versione “destra” dell’illusione  ha dato l’impressione che Syriza si stesse spostando verso destra e che adottando delle posizioni più “responsabili” e “realistiche”, avrebbe potuto aggiudicarsi il governo con una tolleranza relativa da parte delle élite. La versione di “sinistra” di questa illusione, vedeva Syriza come il nuovo Pasok, che avrebbe quindi formato una nuova piattaforma socialdemocratica. Però, nei tempi della più profonda crisi capitalista dagli anni ’30, non c’è alcuna possibilità di intesa raggiunta tra le classi sociali, né lo spazio per un nuovo Pasok. Quelli di “sopra” né vogliono né possono raggiungere alcun compromesso con quelli “di sotto”. Quello che vogliono i ricchi (e si vedrà se è quello che possono anche…) è di scaricare interamente il costo della crisi sui poveri. Una cosa del genere, implica un enorme abbassamento del tenore di vita, che nessuno potrebbe mai accettare volontariamente. Ed è proprio qui che subentra la necessità di un terrorismo statale e parastatale, di una guerra sociale nelle sue forme più limpide. Per quanto riguarda la Sinistra, poi, dovrà pure scegliere. O di entrare a far parte del blocco del Memorandum o di combattere fino alla fine per il suo capovolgimento. Una via di mezzo non c’è.
Sulle strade, insieme al movimento
La parte opposta ce lo fa capire in modo più che chiaro. Le ideologie dei due estremi e di Weimar si trasformano nel pilastro centrale della Troika Interna. Il governo adotta il linguaggio dell’Alba Dorata sull’immigrazione. Il Ministero dell’Ordine Pubblico (che si noti bene, il ministero, cioè lo stato, non il ministro) minaccia Syriza che… gli “abbasserà il cappuccio”. Un membro dei Giovani di Syriza viene indagato per reati gravi, la sua foto viene pubblicata – membro dei giovani di Syriza, del partito di opposizione, per non dimenticarci. Cosa c’è che non si capisce? Cosa altro serve per accettare quello che si può vedere ormai ad occhio nudo?
È giunto il momento per organizzarci, prepararci per una lotta lunga e feroce. Far capire alla società che non esistono dei salvatori o delle soluzioni facili, ma che si può arrivare ad una soluzione, mobilitandoci tutti quanti, che presuppone però anche l’attivazione di ognuno di noi singolarmente. Far capire anche alla gente della Sinistra, che la belle époque ormai è passata e che siamo entrati nell’epoca della repressione e dell’oppressione, simile a quella vissuta dalle generazioni precedenti. Far capire agli spazi politici che la lotta contro il terrorismo statale e parastatale non si potrà vincere con degli appelli vaghi alla legalità, né con un’escalation della violenza da parte di quei pochi e determinati. Ciò non vuol dire che non attiveremo le istituzioni o che non alzeremo il guanto quando i teppisti (in divisa o in borghese) vorranno cacciarci via dalle strade. Vuol dire però  che la vittoria potrà arrivare dal movimento, dalla mobilitazione massiva, determinata ed organizzata. Sulle strade, dove abbiamo il vantaggio strategico, la forza dei molti , la nostra arma più forte. Sulle strade, con l’azione dei tanti, li abbiamo già sconvolti. Sulle strade, con l’azione di ancora di più, potremo capovolgerli.
Yànnis Almpànis