Il 30% della popolazione 

non ha diritto al ricovero in ospedale

Di Thodorìs Sdòkos
Il diritto alla salute è quello che è stato più brutalmente attaccato dalla politica del memorandum e dalle leggi attuative, rispetto a tutti gli altri ambiti della lotta di classe.

Aumento dei suicidi e delle malatie
È dimostrato in maniera inequivocabiile che la povertà generalizzata, la disoccupazione, l’insicurezza quotidiana, la distruzione dei rapporti lavorativi, il crollo delle libertà lavorative producono più malattie e morte.
È stato già registrato nel nostro paese un aumento consistente del numero di suicidi e di malattie della cosiddetta “patologia sociale” (abuso di sostanze, alcoolismo, violenza domestica, negligenza da parte dei genitori, abusi, ecc). Come è noto, nei paesi in cui è passato l’FMI si è prodotto in pochi anni un aumento di tutti i tipi di malattie, degli indici di mortalità e una pesante diminuzione dell’aspettativa di vita, simile a quella registrata nei periodi delle guerre mondiali.

Il crollo del sistema sanitario pubblico
Il sistema sanitario pubblico sta crollando. A tal punto che, in realtà, si sta abolendo il diritto al libero e gratuito accesso alle cure sanitarie, per la gran parte della popolazione. Ormai, quelli senza assicurazione sanitaria sono obbligati per legge a pagare per intero il costo dei servizi prestati dal Sistema Pubblico Sanitario. Mentre quelli assicurati sono obbligati a pagare sempre di più tutti gli esami, le visite e tutti i servizi di cura e di ricovero offerti dagli ospedali che non sono più coperti dalla loro assicurazione sanitaria.
Con il sistema EOPYY (organismo nazionale di sanità elementare) si è poi determinato un appiattimento verso il basso del settore sanitario e delle assicurazioni sanitarie (chiamate “casse assicurative”), visto che un numero sempre più ristretto di medici, con ancor più basse retribuzioni e sotto un regime asfissiante, burocratico, anti-scientifico e non funzionale, è chiamato ad offrire servizi basilari di cura medica e farmaceutica ad un numero di pazienti sempre più alto. I fondi sono stati tagliati del 50% rispetto al passato per l’intero sistema sanitario greco.
Le due ultime riforme che riguardano il sistema di distribuzione dei farmaci porteranno un gran numero di assicurati a dover pagare da soli e per intero (nel caso in cui se lo possano permettere) cercando di evitare il rischio degli effetti indesiderati e della mancanza di risultati teraupetici dei farmaci-copie, che lo stato obbligherà a comprare, solo perché sono più economici. Mentre Lovèrdos (il ministro della sanità) ed i suoi amici ricchi, insieme alle loro famiglie, terranno per se stessi i farmaci originali (cioè non prenderanno le medicine generiche).
Barbarie senza precedenti
Stiamo vivendo, quindi, una barbarie unica: mentre la necessità di cure mediche, un tempo gratuite e di qualità, della stragrande maggioranza della popolazione diventa sempre più grande, anche a causa del drammatico peggioramento delle condizioni di vita, il “sistema sanitario nazionale” (definito così ormai solo per eufemismo), esclude quelli senza assicurazione sanitaria dal ricovero negli ospedali pubblici. I nuovi criteri di ricovero ospedaliero prevedono dei prezzi surreali, fino a 7 volte più alti del costo reale di ricovero. In questo modo si rende completamente inaccessibile il costo richiesto ad un povero (perché i poveri non hanno un’assicurazione sanitaria), che dovrebbe pagare il suo ricovero per intero. Quando parliamo di quelli senza assicurazione sanitaria, parliamo ormai del 30% della popolazione greca. Più precisamente, senza assicurazione sanitaria sono i disoccupati di lungo periodo (che non hanno diritto a un sussidio), i lavoratori part-time o quelli che lavorano in nero, quando non hanno i 60 bolli previsti dalla legge per ottenere un libretto sanitario, quelli che non possono pagare l’assicurazione da liberi professionisti (perché hanno chiuso i loro negozi, perché li mantengono con molta difficoltà e non possono in nessun modo versare 870 euro ogni 2mesi), un gran numero di disoccupati e tutti i migranti “sans papiers” e i migranti regolari che lavorano in nero. Tutte queste persone non hanno né un libretto sanitario, né possono avvalersi della previdenza sociale.
Distruzione graduale del sistema sanitario nazionale dagli anni ’90.
Sin dall’inizio degli anni novanta l’applicazione delle politiche neoliberali ha portato, insieme alle debolezze e alle controversie descritte nella prima parte, alla graduale distruzione del sistema sanitario nazionale. Sotto la pressione per una riforma del sistema sanitario pubblico e nonostante la mancanza di beni necessari negli ospedali, la necessità di obbedienza alle nuove misure ha portato a tagliare incredibilmente il finanziamento del sistema sanitario, accusato anche di non essere produttivo ed efficiente. Così, anche prima della nostra sottomissione all’FMI e alla politica dei memoranda, come confermano anhe i dati EUROSTAT ed OECD, la Grecia era il primo paese con delle spese sanitarie catastrofiche. Ma ciò è dovuto alle assicurazioni che vanno in bancarotta, proprio per l’incapacità di coprire le spese per le cure mediche. I soldi investiti nella salute sono il 6,5% del bilancio dello stato, mentre la media europea è del 12,5%. Per le famiglie, invece, la proporzioneè al contrario: a quelle greche costa il 6% del reddito, mentre la spesa media delle famiglie europee è del 2%.

Memorandum e tagli
Possiamo distinguere 4 fasi nell’applicazione della politica governativa e dei creditori, che è stata esplicitamente definita in due memorandae nei vari loro aggiornamenti:
1a fase, primi 9mesi del 2010
  • 60% di tagli per il funzionamento del sistema sanitario nazionale, cosa che ha portato ad un crollo verticale dell’efficienza. Incredibile mancanza dei materiali, diminuizione delle operazioni e delle cure mediche, mentre si registra un aumento delle visite pari al 25%.
  • Funzionamento per tutto il giorno degli ambulatori in cui i pazienti pagano per intero
  • Tagli al sistema di turni e alle retribuzioni del personale ospedaliero
  • Viene varata la legge di Xenogiannakopùlu (art 26), che prevede la possibilità di chiudere gli ospedali con una semplice decisione ministeriale.
2a fase – settembre 2010, aprile 2011
Lovèrdos diventa ministro della salute e applica quanto previsto dal memorandum. Viene introdotto un ticket di 3 euro per chi va negli ambulatori “esterni” o nei centri medici. Questo ticket arriva presto ai 5 euro. Inizia ad essere richiesto il pagamento completo delle cure mediche, per chi non ha un’assicurazione sanitaria e anche il pagamento (per intero o parziale) per coloro che hanno l’assicurazione solo per determinate cure e per esami medici specifici.
3a fase – maggio, ottobre 2011
Riduzione delle strutture e del personale del sistema sanitario nazionale (gli ospedali da 137 diventano 83). Si verificano tagli al personale di tutte le categorie e l’abolizione di migliaia di posti di lavoro, la chiusura di 4.500 posti letti e di altri 11.500 che erano previsti per organismi previsti ma non ancora realizzati. La chiusura di interi ospedali (ad esempio psichiatrici) o di loro dipartimenti, la chiusura delle strutture di salute mentale, di infrastrutture previdenziali, degli organismi per i tossicodipendenti e la riduzione dei posti di lavoro all’Ekàv (sistema nazionale delle ambulanze).
4a fase
Livellamento funzionale, ideologico, morale del settore pubblico con quello privato
  1. affidamento di 556 letti attrezzati del sistema pubblico nazionale ad assicurazioni private esclusivamente per i loro clienti, visto che le assicurazioni pagano il 20% in più per il costo del ricovero.
  2. un enorme aumento del sistema chiuso di ricovero, in base alla categoria di diagnosi e alla terapia di appartenenza. Questo significa l’esclusione sociale e la morte per chi non ha un’assicurazione sanitaria e porta al crollo definitivo delle assicurazioni, comunque già distrutte.
  3. Introduzione di un’amministrazione comune per gli ospedali pubblici e privati.
L’unica soluzione è il rovesciamento diretto di questa politica
La distruzione del sistema sanitario pubblico è stata, in pratica, già completata attraverso la filosofia e il cinismo del mero interesse economico privato e sotto la pressione asfissiante di ulteriori tagli. La privatizzazione è già in gran parte avvenuta, trasformando la salute dal diritto sociale supremo ad un mero prodotto. Per la maggioranza della popolazione il rovesciamento veloce di questa politica è senza dubbio una questione di vita e di morte. La sinistra ha l’obbligo di mettere al primo posto del dialogo pubblico e delle sue azioni questo rovesciamento, e di riscrivere da capo, un sistema sanitario completo, totale, qualitativo e gratuito, che parta dalla previdenza e arrivi fino alla riabilitazione.

Ο Θεόδωρος Ζδούκος είναι γενικός γιατρός επιμελητής Ά ΕΣΥ, μέλος του Γενικού συμβουλίου της ΟΕΝΓΕ και μέλος του Κοινωνικού Ιατρείου Αλληλεγγύης Θεσσαλονίκης.
Theòdoros Sdòkos è un medico generale associato del sistema nazionale sanitario, membro del consiglio generale della Federazione dei Medici Ospedalieri (OEGNÈ) e membro dell’ambulatorio medico sociale e solidale di Salonicco.
Articolo tratto dal giornale “Epohì”