di Ilìas Ioakeimoglou

 

In un periodo nel quale tutte le forze dell’ordine picchiano con un piacere enorme tutta la materia prima del loro lavoro, cioè i manifestanti, mentre nello stesso momento i lavoratori subiscono nuovi tagli, era normale che venisse mosso dalla sinistra il problema della appartenenza sociale dei poliziotti. La risposta comune che viene data dalla maggior parte dei membri della sinistra è semplice e breve: primo, nelle forze speciali come anche in tutta la polizia, si tratta di lavoratori, quindi appartengono anche loro alle classi operaie, quindi a  quelli che ascoltano la sinistra. Secondo, per quanto siano violenti, siccome lavorano come dei professionisti, seguono gli ordini dei loro superiori.
Questo approccio così semplificato al problema, costituisce oggi uno dei sintomi dell’allontanamento della sinistra dalla teoria e dalla prassi marxista. Per quel che so, nessuno ha sentito il bisogno di richiamare la dimenticata teoria marxista delle classi sociali. Eppure, si tratta di una tradizione che ha molto più da dirci che le semplici “conclusioni” che i poliziotti sono dei lavoratori che ogni tanto diventano violenti perchè seguono degli ordini.
Prima di tutto, i poliziotti sono un gruppo professionale che non può essere definito rivolgendosi ai rapporti di produzione, perché non partecipano alla sfera dell’economia che produce plusvalore. Cioè, non producono quei prodotti  che vengono venduti nel mercato e creano due forme principali di reddito: il salario ed il profitto. La categoria professionale dei poliziotti si trova fuori dalla produzione, fa parte della più bassa categoria di impiegati pubblici e contribuisce a modo suo alla riproduzione sociale. La retribuzione per il loro lavoro non ha niente a che fare con la produzione né di valore né di plusvalore. È il salario che viene dato loro per i servizi che svolgono.
Ed è appunto per questi motivi, che la posizione sociale dei poliziotti non può trovarsi vicino alla classe operaia dell’industria o del proletariato dei servizi. Contrariamente, da un punto di vista puramente economico, la loro posizione è uguale a quella di tutti quei lavori dove si scambiano servizi e salario, senza produzione di valore economico (cioè di prodotti da vendere nel mercato), che contribuiscono però alla riproduzione del sistema capitalista. Si tratta di tutti quegli impiegati della pubblica amministrazione, gli insegnanti, i militari, il personale ospedaliero ed altri che contribuiscono alla riproduzione del sistema, ognuno a modo suo, senza però essere gli stessi a produrre valore economico, beni.
Per tutte queste categorie professionali, la definizione economica della loro posizione sociale è estremamente debole, perché ha un valore negativo. Ci dice sopratutto a quali classi non appartengono i lavoratori del più stretto settore pubblico, senza però dirci a cosa esattamente appartengono. Per questo motivo, la tradizione marxista introduce a questo punto tre criteri della posizione sociale: il rapporto con lo stato (cioè il potere), il rapporto con la produzione sociale ed il rapporto con le idee (cioè l’ideologia). Questi sono i criteri che possono spiegarci la differenza sociale tra un poliziotto delle forze speciali, un conducente di un camion della spazzatura del Comune e un insegnante in un liceo pubblico.
Ovviamente un poliziotto ed un medico del sistema sanitario pubblico, hanno un rapporto diverso con lo stato. Il secondo si prende cura dei cittadini, come gli è stato chiesto dallo stato sociale, mentre il primo serve il meccanismo repressivo dello stato (cioè del potere politico) che gli ha conferito l’applicazione della repressione e dell’oppressione dei “nemici dello stato”.
E questo ci porta all’ideologia. Ogni professione, insieme alle conoscenze teoriche o tecniche che richiede, porta con sé alcune regole per la sua corretta applicazione, che ognuno, in base alla professione che svolge, dovrà seguire. Si tratta di regole pratiche di deontologia, di comportamento corretto, ecc.,  che si ispirano ad un’ideologia simile – un’ideologia coltivata da meccanismi ideologici dello stato – in particolare il meccanismo educativo, perché questo produce, in poche parole, le professioni. Perciò, per essere un medico del sistema sanitario pubblico bisogna seguire delle regole che vengono riassunte nel giuramento di Ippocrate, ma anche altre regole che si ispirano alle ideologie umanitarie, come quelle che si riferiscono al “valore” della vita umana e della salute, dei diritti sociali ecc. In assenza di un’ideologia medica del genere e di regole simili, la professione del medico sarebbe impossibile, ed ogni medico sarebbe libero di decidere in base a se stesso, arbitrariamente, su una serie di questioni cruciali, di vita e di morte. Rispettivamente, la professione del poliziotto, cioè delle forze speciali della repressione e dell’oppressione politica, viene accompagnata da regole (la cui applicazione vediamo quotidianamente sulle strade) che si ispirano all’ideologia politica del “nemico interno”, cioè ad un’ideologia di divisione e di odio. Senza l’esistenza di una tale ideologia di odio, e delle rispettive regole di comportamento, sarebbe impossibile fare il poliziotto, perché ogni poliziotto dovrebbe decidere quotidianamente sulla legittimazione morale della sanguinosa pratica professionale, nel mezzo di una società caratterizzata, ancora in gran parte, dai valori umani della giustizia, tolleranza, diritti sociali, libertà ecc.
Nella sua versione greca, l’ideologia del nemico interno, che muove tutti i fili del comportamento del poliziotto, è particolarmente forte, ed è arricchita dalla stessa storia nazionale dell’eccessivo nazionalismo, in particolare nel periodo della guerra civile: i comunisti, gli anarchici e tutti quei tipi di comportamenti che stanno fuori dalla politica prestabilita, dai valori tradizionali della Nazione, che minacciano di far crollare la grande cultura dei Greci, dal Partenone fino ad oggi. Sono i nemici della società, sono i non pentiti, i più determinati, e per questo motivo meritano ogni forma di violenza, nei limiti stabiliti, ovviamente, dal potere civico, cioè dal Padrone.
Tali sono le definizioni di classi non produttive economicamente che rafforzano la determinazione dei poliziotti ad esercitare senza alcuna esitazione la violenza contro i cittadini, che eccitano il loro spirito di animali, che formano i gruppi di attacco, che li trasformano da un gruppo professionale ad una classe sociale, cioè un gruppo che appare nella scena sanguinosa della violenza politica come l’unico soggetto, con un unico volto, con un’unica determinazione e con un odio unificato per i nemici della Nazione.