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Questo trattamento disumano e degradante costituisce una violazione del diritto internazionale”, sostengono le Organizzazioni Non Governative.

di  Μποζανίνου Τάνια
ATENE – Direzione dell’ ufficio Stranieri e Immigrazione dell’Attica, via Petros Rallis, prime ore del mattino di sabato. Decine, centinaia di stranieri si accalcano con la speranza di essere tra quelle venti persone, o anche meno, che questa settimana presenteranno domanda d’asilo. Non c’è nessun modo per prenotarsi o mantenere il posto. Chi prima arriva meglio alloggia.
All’inizio di ogni settimana inizia a formarsi la fila. Spesso a metà settimana compaiono poliziotti armati di manganelli e lacrimogeni che la disperdono. Il venerdì sera nessuno osa muoversi nemmeno per andare al “bagno” dietro un muro, per non perdere il posto. Alle sei di mattina di sabato i “primi” 20 depositeranno la domanda d’asilo.
Le difficoltà affrontate da coloro che tentano di essere riconosciuti come profughi sono insormontabili. Questo trattamento disumano e logorante costituisce una violazione del diritto internazionale”, hanno dichiarato venerdì ONG come il Consiglio Greco per i Rifugiati (Ε.Σ.Π.), Aitima, gli Avvocati per i Diritti dei Profughi e degli Immigrati ed altri.
Per mesi queste organizzazioni si sono recate in via Petros Rallis ogni venerdi sera – sabato mattina per registrare cosa accade esattamente alle persone che scappano da Afghanistan, Etiopia, Somalia, Iran e ultimamente dalla Siria e desiderano richiedere asilo.
Hanno accertato che ottenere l’asilo è quasi impossibile – anche se queste persone sono protette dalla legislazione internazionale, poiché se tornassero al loro paese la loro vita sarebbe in pericolo. Per questo le ONG hanno presentato una denuncia all’Unione Europea, alla Commissione Europea e al Commissario dei Diritti Umani del Consiglio Europeo chiedendo loro di intervenire.
Il “sistema” in vigore in via Petros Rallis lascia spazio a qualsiasi sopruso. Gruppi di stranieri controllano che nessuno tenti di inserirsi ai posti più avanzati della fila, scoppiano tafferugli per il turno – alcune volte con feriti, vige la legge del più forte: tutto ciò con la tolleranza della polizia.
Una delle volte in cui i volontari delle ONG erano presenti gli stranieri hanno messo in atto una “mini rivolta” e alle 6 del mattino hanno provato ad irrompere in massa negli uffici. Quel sabato la Direzione per l’ Immigrazione non aveva accettato nessuna richiesta.
Due anni fa è stato siglato un decreto presidenziale che stabilisce che le autorità greche devono provvedere all’ accoglimento delle richieste d’asilo. Questa legge è rimasta solo scritta. Come denunciano le ONG “la prassi specifica in via Petros Rallis continua a basarsi su ordini orali del ministero della Protezione del Cittadino che hanno come obiettivo la diminuzione delle richieste d’asilo in Grecia”.
L’unica opportunità per uno straniero per presentare domanda d’asilo è ormai l’arresto e la detenzione. Ma anche in questi casi spesso i poliziotti ignorano o non ricevono la domanda. E’ inquietante il fatto che recentemente le autorità greche abbiano prorogato dai tre ai dodici mesi il lasso di tempo in cui si può trattenere – in condizioni disumane – un richiedente asilo. Praticamente questo significa che una persona può rimanere in prigione fino ad un anno con la speranza che, forse, verrà riconosciuta come profugo. Le ONG esprimono la preoccupazione che “alla fine nessuno chiederà più asilo” e che questo sembra essere il proposito del governo greco.
Sono esemplari i casi di Nassim Lomani e Rezà Golamì, afghani. Il primo si trova in Grecia da dieci anni e non è mai riuscito ad ottenere asilo, ma alla fine è stato regolarizzato grazie a una delle leggi di regolarizzazione degli immigrati promulgate in passato. Golamì ha ricevuto lo status di profugo dopo sette anni di tentativi.
tratto da tovima
Traduzione di AteneCalling.org