Era previsto già da settimane, e le manifestazioni di piazza dei giorni scorsi richiamavano l’attenzione proprio su questo: il governo greco ha raggiunto il nuovo accordo con la troika riguardo al nuovo pacchetto di misure di austerità da 13,5 miliardi, in base al quale Atene riceverà nuovi aiuti, provando ancora una volta a sollevarsi da uno stato di crisi che peggiora ogni giorno di più. A confermare questa notizia, il ministro delle Finanze greco, Stournaras che ne approfitta per cercare in maniera preventiva di calmare i possibili disaccordi e ondate di proteste. Così convinto, ha dichiarato infatti che la troika ha deciso di fare un passo indietro sulla riforma del mercato del lavoro, concentrandosi di più sulle riforme strutturali di medio periodo che non sui tagli dei costi. Così Stournaras con estrema sagacia annuncia i bonus di sei mensilità per coloro che hanno lavorato per oltre 16 anni, di 2mila euro (al posto dei 1800 proposti inizialmente) e l’avviso di licenziamento che passa dai 3 richiesti ai 4 mesi. La potremmo anche chiamare “magnanimità”, ma certamente ha il sapore amaro dell’inganno perché i tagli da 13,5 miliardi da qualche parte dovranno pure andare a parare. Tuttavia non è chiaro se la nuova mole di misure verrà presentata in Parlamento in un unico disegno di legge oppure se il ministro delle Finanze greco li scorporerà in due: uno sulla riforma del lavoro e l’altro per le misure di austerità. Quello che è certo è che senza l’accettazione in Parlamento delle 89 riforme considerate indispensabili da UE- Bce- Fmi, la concessione della nuova tranche di aiuti non ci sarà. E mentre l’Efsf e l’Esm -organizzazioni internazionali che provvedono ai finanziamenti per i membri dell’Eurozona- si fanno i conti in tasca per suddividere gli aiuti da dare a Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna, in questi ultimi tre paesi si stanno preparando ad un’altra grande giornata di mobilitazione in occasione dello sciopero generale del 14 novembre.Eppure tutta la dinamica degli eventi rimane avvolta nell’ombra perchè le notizie di un accordo non sono arrivate da voci di corridoio, ma a darle è stato proprio il ministro delle Finanze greco Yannis Stournaras il quale aveva parlato anche della famosa proroga di due anni accordata per favorire Atene nel pagamento dei creditori (invece del previsto 2014 la data slitterebbe al 2016), nonostante Kempeter abbia bollato come “inutili chiacchiere” le notizie di un accordo. Evidentemente non ha in grande considerazione le dichiarazioni ufficiali di un politico greco riferite poi direttamente al Parlamento di Atene. Una situazione che rimane ancora incerta e che potrebbe portare nei prossimi giorni a una riunione straordinaria dei ministri delle finanze europei per tentare di stabilizzare e chiarire quello che le autorità greche continuano a definire “un passo indietro su alcuni punti chiave della riforma del lavoro”.

E anche se si dovesse raggiungere un accordo con i delegati, non è detto che questo sia poi approvato dal Parlamento greco, dove una strenua battaglia politica si profila all’orizzonte proprio in ambito della riforma del lavoro e della pensioni.
Lavoro che resta il fulcro di un’economia che deve scontare una recessione di oltre il 6%, la peggiore degli ultimi anni, caratterizzati, tra l’altro, anch’essi da una passività crescente.