É stata aperta un’indagine amministrativa per esaminare le accusa di tortura a carico dei poliziotti, in merito al fermo e all’arresto dei 15 militanti antifascisti dopo la manifestazione in moto per le strade di Atene.
Le affermazioni dei 15 manifestanti, che sono stati sottoposti a torture presso la sede centrale della polizia dell’Attica (GADA), sono diventate oggetto di indagine nell’ambito di un’inchiesta amministrativa aperta dal ministro dell’ordine pubblico, Nikos Dendias. Lo ha affermato lui stesso in una risposta scritta ad un’interrogazione parlamentare fatta da parlamentari di SYRIZA.

Nella sua risposta, Dendias, citando informazioni ricevute dal capo della polizia, ha dichiarato che cinque agenti di polizia sono stati feriti e che quattro moto sono state danneggiate nell’operazione. Ha anche aggiunto che, per far fronte a un attacco, gli ufficiali hanno dovuto ricorrere all’uso di granate stordenti. Lunedì, al contrario, Dendias aveva ribadito l’intenzione di citare in giudizio il Guardian, con l’accusa di diffamazione.

L’aperture di quest’inchiesta non significa certo che verrà presa qualche misura concreta contro i poliziotti. Già nel 2008, il Comitato dell’ONU per i diritti umani aveva denunciato, in merito a un’inchiesta amministrativa (qui riportata) come “le procedure di indagini interne e riservate mirano a tutelare i diritti del funzionario in esame, piuttosto che quelli del denunciante”, com “l’indagine garantisce il diritto del funzionario ‘accusato’ di nominare i testimoni, di chiedere il rinvio del procedimento o l’esclusione del funzionario incaricato delle indagini, così come il diritto di accesso agli elementi di prova e il diritto di ricorso”. E ancora, come: “al contrario, non vi sono disposizioni che definiscono i diritti del denunciante, che non ha il diritto di accesso alle udienze e non può ricorrere contro i risultati. […] In comune con l’indagine amministrativa ordinaria, il denunciante ha il solo diritto di essere informato dei risultati, che consistono in un paragrafo semplice, senza alcun riferimento al tipo di sanzioni disciplinari inflitte, ammesso che ne esistano”. Il comitato delle Nazioni Unite ha anche sostenuto, rispetto a quel caso, che “il denunciante, di solito, non ha il diritto di richiedere copie dei documenti raccolti nel corso dell’indagine”.
Nella risposta scritta presentata venerdì, Dendias ha anche annunciato l’intenzione di creare una unità speciale della polizia per  registrare episodi di razzismo. L’unità funzionerà con  una banca dati uniforme, al fine di comunicare immediatamente alle organizzazioni internazionali, i casi di violazione dei diritti. Dendias ha descritto la violenza razzista come un grave insulto alla dignità umana, affermando che gli agenti di polizia devono rispettare le differenze di punti di vista, di modi di vita e l’unicità culturale di tutti gli uomini, senza eccezioni. Ha aggiunto che le persone sono detenute solo sulla base di prove che suggeriscono che sono stati coinvolti in atti criminali, e non sulla base di discriminazione nei confronti dei gruppi di popolazione vulnerabili, come gli immigrati, i rifugiati, i rom o le persone di una fede religiosa diversa da quella prevalente nel paese. Dendias ha detto che il suo ministero ha chiarito la propria determinazione a eliminare fenomeni di violenza razzista. Ha fatto notare come sia stato istituito un ufficio speciale per episodi di violenza della polizia nei casi di violenza razzista e xenofoba diretto da lui stesso.

(AMNA, Athens News / dmcu)