di Stratìs Bournazos

Ho trascorso molte ore spiegando ad amici e compagni perché credo che non ci sia la dittatura. Perché questi confronti fanno male, più di quanto aiutino. Perché la situazione è buia, ma senza “dittatura”. La verità è che ultimamente ho sempre meno voglia di farlo. La stessa realtà mi scoraggia e a volte mi chiude proprio la bocca.
Solo in questi ultimi 20 giorni, abbiamo avuto la tortura ed i maltrattamenti degli antifascisti nella Direzione Centrale della Polizia, l’arresto del giornalista Kostas Vaxevanis e di Spyros Karatzaferis, il “taglio” del programma televisivo di Kostas Arvanitis e di Marilena Katsimi, l’imputazione di Alexandros Chondrogiannis in Corfu per capovolgimento del regime, gli assalti di albadorati contro i migranti in Aghios Panteleimonas (assalto alla comunità tanzana e, l’altro ieri, la caccia e la distruzione di negozi) senza arresti, nonché l’interruzione dello spettacolo teatrale di “Corpus Christi” al teatro Chytirio.
I fatti sono diversi. Ad esempio il programma televisivo di Kòstas Arvanitis e di Marilena Katsimi era un fiore nel quadro televisivo buio, mentre non si potrebbe dire lo stesso per Spyros Karatzaferis. Comunque questi casi hanno molte cose in comune. Visto che sono cose note, mi fermerò solo su alcuni aspetti, a mio avviso importanti.
Nel caso della tortura dei manifestanti antifascisti, trovo agghiacciante il fatto stesso, ma ancora di più, la posizione del ministro Dendias. Che non solo non ha neanche promesso che indagherà sulle accuse, che proseguirà con un’inchiesta amministrativa, ma ha negato tutto apriori. Ha attaccato ferocemente Syriza ed il giornale Avgi che ne hanno parlato, ha minacciato di querelare il “The Guardian” e non ha cambiato posizione nemmeno quando i rapporti medico-legali hanno provato tutto. Dobbiamo quindi pensare alla luce verde che è stata accesa per i futuri torturatori. 
Nel caso dell’arresto di Kostas Vaxevanis (come prima anche di Filippos Loizos per il “Geron Pastitsios”) la mobilitazione urgente delle autorità giudiziarie e della polizia è stata del tutto sproporzionata rispetto alle accuse, ma anche provocatoria, se si pensa alla loro inerzia in altri casi. Questo nuoce direttamente all’immagine di uno stato democratico, creando nei cittadini la convinzione di due velocità e di due misure diverse. Lo stesso vale anche nel caso di Spyros Karatzaferis. Viene attivato un vecchio ordine di cattura per debiti, viene arrestato durante la notte buia, subito dopo le rivelazioni fatte in Tv a proposito delle operazioni del ministero delle Finanze.
Per quanto riguarda “Proini Enimerosi”, poi, il programma di Arvanitis e Katsimi, l’intervento è senza precedenti nella storia che segue la dittatura. Due giornalisti autorevoli, in un programma televisivo di grande successo, vengono licenziati perché non seguono gli ordini del governo e perché osano far riferimento all’articolo di “The Guardian” sulle torture. La cosa impressionante è che non è stata nemmeno cercata una scusa, ad esempio concludere il loro programma qualche mese dopo, visto che il contratto di Kostas Arvanitis sta per concludersi in qualsiasi caso. La decisione è stata presa immediatamente ed è stata anche molto severa. Anche tutto questo ha un preciso significato.
Per quanto riguarda il caso Chondrogiannis, basta vedere le foto caricate sul suo profilo facebook. La verità fa rumore. Per qualche foto che rappresenta uomini della squadra antisommossa ed albadorati (ne abbiamo viste centinaia di foto simili e anche di molto peggiori) viene imputato per aver sparso notizie false per far capovolgere il regime, per aver violato la privacy e per aver oltraggiato dei pubblici ufficiali.
In fine, riguardo alle vicende dello spettacolo teatrale “Corpus Christi”, lo stato non ha voluto proteggere il diritto fondamentale: cioè quello della libertà di espressione nell’arte. Ha inviato i plotoni antisommossa solo dopo gli interventi dei deputati di Syriza e di Dimar. Solo per questo i “manifestanti” (di Alba dorata e della chiesa ortodossa) non sono riusciti a prendere a botte gli attori e gli spettatori. Ma, in pratica, lo stato ha rifiutato di garantire il proseguimento dello spettacolo. 
Non so se tutto questo fa parte di un progetto ben orchestrato, se esiste cioè un centro politico e se tutto è interconnesso, come ad esempio nel caso del programma televisivo di NET e del profilo del direttore generale della tv pubblica. Dobbiamo comunque soffermarci sui risultati: vengono lesi nella loro sostanza i diritti fondamentali, soprattutto quello della libertà di espressione. Anche in passato si erano verificati incidenti del genere. Adesso però assumono il carattere di una tempesta e avvengono senza la minima scusa. L’espressione libera viene incriminata, viene messa in dubbio o eliminata, che si tratti della tv pubblica o di internet. Questo è più che ovvio, perciò non mi fermerò sulla sceneggiatura preoccupante, che ovviamente non viene meno con l’assoluzione di Kostas Vaxevanis.

In secondo luogo, vengono chiusi poco a poco tutti quei pochi spazi di dialogo, rimasti ancora vivi nel panorama dell’informazione, mentre si cercano di controllare tutti i social media. Uno spazio, cioè, che è stato considerato uno spazio di libera informazione, specie per i giovani. Pensiamo solo a quanti casi di violenza della polizia sono stati resi pubblici grazie a internet. Il valore di questo mezzo sta nel fatto che chiunque, noto o ignoto, firmando o nell’anonimato, nel centro di Atene o nell’ultimo villaggio del paese, può fare un commento, dire la sua, ma soprattutto condividere un’informazione o qualche elemento. Nonostante i suoi problemi, internet è oggi uno spazio di libertà. L’imputazione di Loizos e Chondrogiannis mirano proprio a questo: che i liberi utenti si intimidiscano e ci pensino due volte prima di commentare la realtà politica, o prima di caricare una foto che possa rappresentare una prova. 

Evitando di discutere altri elementi importanti, come ad esempio il fatto che la protezione della privacy diventa lo strumento per la protezione dell’arbitrarietà dello stato e per la limitazione della libertà di espressione, finisco con un solo commento. 
La consolidazione del senso di impunità e di ingiustizia, l’immagine di uno stato corrotto, ingiusto e che agisce arbitrariamente (come per la mobilitazione totale per l’arresto di “Pastitsios” o di Vaxevanis, mentre viene assolutamente coperto lo scandalo della Siemens; come quando viene arrestato un venditore di tyropita (cibo) alla stazione di Larissa, perché ne porta 4 in macchina senza una ricevuta, mentre la lista Lagarde non viene affatto utilizzata) crea il terreno fertile per lo sviluppo dell’estremismo nazista.
Questo non dovrebbe preoccupare solo la sinistra, tra l’altro Syriza era presente in tutti questi casi. Eccezion fatta per la Lega Greca per i diritti dell’uomo che lotta quotidianamente in questa direzione, tutte le altre istituzioni stanno tacendo. E anche in modo significativo: nella lotta a favore del memorandum, tutto viene sottomesso all’esigenza di tutelare il pagamento del debito.

Torno al mio punto di partenza. Non ho ancora cambiato opinione. Continuo a credere che non ci sia la dittatura. Come dicevo, però, trovo sempre meno coraggio ad argomentare ciò, e soprattutto trovo sempre meno persone con cui discutere di questo argomento che siano disposte ad ascoltare le mie analisi calme e complicate. Perché, appunto, è difficile far sentire analisi del genere, quando la situazione è così deragliata. Il fatto che lo slogan “tanta democrazia non si vedeva dal periodo dei colonnelli”, o il verso della canzone “non mi ricordo della dittatura ma nemmeno della democrazia”, siano ormai l’opinione prevalente di sempre più gente, vuol dire tanto…

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