di Maria Louka e Sissy Vovou

Di nascosto e con delle procedure d’urgenza, il governo del Memorandum intensifica le politiche razziste nel settore della sanità pubblica. Di recente, ci è stato denunciato che, in una grande clinica ostetrica pubblica, alle donne migranti viene chiesto il doppio di quello che sono costrette a pagare le donne greche prive di un’assicurazione sanitaria. Dopo aver indagato al riguardo, abbiamo scoperto che, con una decisione pubblicata sulla gazzetta ufficiale (Foglio B 3096 23-11-12), viene attuata una Decisione Ministeriale Comune che modifica le condizioni per il “Sistema di Ricovero a tipo chiuso e a tipo odierno” del Sistema Sanitario Pubblico e, in particolare, raddoppia il costo di cure farmacologiche e mediche per i migranti privi di documenti regolari o di assicurazione sanitaria.

In base a tutto questo, il costo delle cliniche ostetriche pubbliche per le migranti senza documenti ammonta ai 1264 euro per un parto naturale con ricovero di 3 giorni, a 2090 euro per un cesareo e 165 per ogni giorno aggiuntivo. Dal giorno della pubblicazione della decisione, le direzioni delle ostetriche pubbliche sono state chiamate ad osservarla. E ovviamente tale regolarizzazione non riguarda solo le donne migranti senza documenti nelle cliniche ostetriche pubbliche, ma in generale la popolazione migrante e di rifugiati che è priva dei documenti necessari per tutto il Sistema Sanitario Pubblico. Questa decisione di ispirazione razzista e disumana, è stata firmata dal sostituto ministro delle finanze Christos Staikouras, dal ministro del Lavoro Yannis Vroutsis e dal Ministro della Sanità Andreas Lykourentzos.


Il costo del ricovero per le donne migranti, ma anche per le donne greche senza un’assicurazione sanitaria, era già gravoso, ma diventa così davvero insopportabile. E’ chiaro che le donne migranti non possono permettersi  prezzi così alti, in quanto sono tra i gruppi della popolazione più vulnerabili, particolarmente colpiti dalle politiche del memorandum e da quelle anti-immigratorie. In più, sappiamo del caso di una donna che si trovava regolarmente in Grecia con un visto turistico e che ha partorito in anticipo con il parto cesareo e le è stato chiesto di pagare in base alla nuova circolare. Tenendo in conto che il neonato dovrà rimanere per molti giorni in ospedale, visto che è nato prematuro e con il parto cesareo, il costo ammonterà a circa 8000 euro. Con queste pratiche le donne migranti vengono in realtà costrette a rimanere fuori dal sistema di sanità pubblica, vengono condannate alla miseria e la loro vita è messa seriamente in pericolo. Lo stesso governo le incastra nell’irregolarità con le politiche di zero attribuzione di asilo politico e di documenti regolari, le intrappola nel moderno traffico di persone e adesso le esclude anche dalle cure medico-farmaceutiche, per tentare di arginare la furia estremista di alba dorata. E’ dovere del movimento operaio e della sinistra difendere i diritti delle donne migranti, come parte integrante dell’emancipazione sociale. Lotteremo per il ritiro di questa specifica decisione ministeriale e di ogni altra che annulla il carattere universalista della sanità pubblica. Chiamiamo le unioni dei lavoratori sanitari a sostenerci e a disobbedire agli ordini xenofobi che distinguono e valutano (stabilendo un prezzo) le vite umane.