di Yannis Almpanis

Alla fine il Pm ed il GIP non sembrano essere stati convinti dall’annuncio televisivo e filo-terrorista del ministro Nikos Dendias. I giudici, settore professionale che difficimente definiresti amichevole agli anarchici, non hanno adottato l’opinione ministeriale che Villa Amalias è un laboratorio di costruzione di molotov. Gli arrestati, dopo l’assalto della polizia all’occupazione, sono stati trattati dalle autorità giudiziarie come occupanti e non come pericolosi per l’ordine pubblico, sono stati rimessi in libertà, con o senza ordini restrittivi.

Come sarebbe potuta andare diversamente, quando l’unico materiale infiammabile trovato nella Villa erano 250gr di petrolio affianco ad una stufa? Come diavolo potrebbero mai essere considerate delle bottiglie vuote di birra come materiale per fabbricare esplosivi, quando il suddetto spazio ha un’aula per i concerti e tutti i giorni funziona un bar autogestito? Ma soprattutto, come sarebbe mai possibile che per 22 anni consecutivi venissero fatte delle molotov nella Villa Amalias e la polizia non abbia mai arrestato nessuno di quelli che le portavano da via Acharnon alle manifestazioni? Ancora una volta, il ministro Nikos Dendias è stato colto a mentire, cosa che non sorprende più. Questo ministro ormai è sinonimo della mancanza di dignità politica.


Gli obiettivi politici di un’operazione di polizia


Dal primo momento dello sgombero della più vecchia occupazione di Atene, è stato sottolineato che l’obiettivo dell’intera operazione non era quello poliziesco, ma quello mediatico-politico. La Villa non è stata sgomberata perchè là “facevano le molotov” o perchè “vendevano delle droghe”, ma perché il governo tripartito voleva utilizzarla come punto simbolico della sua trasformazione, verso l’estrema destra. L’assalto della poliziza alla Villa è stato un segnale per il pubblico politico di estrema destra e una prova chiara della volontà politica del governo, di adottare l’agenda politica di Alba Dorata e di soddisfare le sue pretese.

Ormai da tempo, Villa Amalias era un bersaglio dei neonazisti. Con la sua presenza per molti anni ha simboleggiato la presenza forte dello spazio anti-autoritario nella società greca. In più, e questa è la cosa fondamentale, questa occupazione aveva in varie occasioni fermato l’espansione di Alba Dorata al centro di Atene. Ogni volta che le solite bande dei “residenti” per professione di Aghios Panteleimonas cercavano di espandere le loro pratiche mafiose verso piazza Victoria, i gruppi antifascisti con epicentro nella Villa le fermavano. Di conseguenza, non deve proprio sorprendere il fatto che la chiusura della Villa si trovasse molto in alto nell’agenda di Alba Dorata.

L’agenda di estrema destra del governo

Il governo viene adesso a soddisfare la pretesa nazista, considerando che con la promozione della versione di estrema destra “della legge e dell’ordine” potrà aprire i canali di comunicazione con gli elettori che si dirigono verso Alba Dorata. Non sono passati comunque molti giorni da quando il consulente del primo ministro Failos Kranidiotis aveva scritto che dovrà essere costruita l’unità dello spazio governativo con la base di Alba Dorata. Ovviamente l’esperienza internazionale indica che l’adozione da parte della Destra dell’agenda dell’estrema destra non porta alla diminuzione di quest’ultima, ma le dà ununa nuova spinta e rende il suo linguaggio egemonico. In questo caso, la chiusura di Villa Amalias apre la strade all’espansione dei “residenti” per professione di Aghios Panteleimonas.

Il sostegno di Villa Amalias, dunque, e il tentativo di farla funzionare di nuovo come occupazione, non è soltanto un atto di solidarietà con uno spazio politico-culturale autogestito. Costituisce complessivamente un elemento della lotta contro il nazismo, un contributo alla creazione di bastioni di resistenza all’espansione dei nazi.