Nemmeno nella loro morte si parla del loro diritto alla vita! Perché? Cosa c’è di meno naturale? Il loro annegamento è stato considerato come un incidente e non come un crimine!
Si tratta dei 28 rifugiati che solo una settimana fa hanno perso la loro vita nelle acque vicine all’isola di Lesvos, quasi già dimenticati dentro questa pioggia di informazioni. Con una morte clandestina, quanto il loro tentativo di vivere!

Anche da morti li hanno chiamati clandestini! Gli offensori della vita umana, subito dopo aver espresso la loro tristezza, hanno dichiarato la necessità di controllo migliore delle frontiere marittime. Di una più efficace deterrenza. Per mandarli a morire altrove!
E va bene, noi lo sappiamo ormai, queste persone del potere sono conscientemente complici del crimine che produce il dolore globale, le guerra, la fame, i rifugiati.
Però, in questi giorni, nella crisi tra l’altro, insieme alla nostra umanità abbiamo perso anche la nostra generosità?
Crediamo che la maggior parte di noi sia diversa dai rifugiati? In questi giorni, i politici ed i giornalisti del potere, cercheranno di venderci delle fughe festive. In questi tempi in cui gli stati, nel nome della santità delle frontiere, mandano persone da altri paesi, messi peggio del nostro, nel fondo del mar Egeo. In questi giorni, distruggono la cosa più bella che siamo riusciti a costruire con le nostre precedenti lotte collettive.
In questi giorni, allora, dobbiamo pensare quanto ci accomuna con la vita del rifugiato, del migrante, del disoccupato, del senzatetto, del licenziato, dell’anziano senza i suoi medicinali. Proviamo tutti lo stesso freddo, la stessa disperazione, la stessa rabbia. E alcuni di noi anche la stessa fame. Dobbiamo quindi capire chi è il vero nemico e come faremo a meno di lui. Dobbiamo dare la risposta dovuta. Ma la cosa più immediata è quella di costruire la solidarietà di cui abbiamo tanto bisogno. Di spendere la nostra lacrima e la nostra promessa ancora più necessaria per la speranza: la gente che a Mytilini sostiene i greci emarginati, i rifugiati ed i migranti, ci indica la cultura di cui abbiamo bisogno!

Comitato di Solidarietà con i Rifugiati di Chios, “Làthra”