Essere disadattati, ecco la nostra grande virtù. Non stare comodi, ma essere impazienti, duri, pieni di ansia e fede, volere l’impossibile – come gli innamorati. Sapere che quello che loro chiamano ‘giustizia’ è l’ingiustizia organizzata; e quello che definiscono morale è un facile, ignobile accordo tra vigliacchi.” – Nikos Kazantzàkis

Apopigàdi, Chania (Isola di Creta): la polizia picchia e arresta gli abitanti che resistono alla trasformazione della loro montagna in un parco eolico della multinazionale EDF. Rifiutano la distruzione dell’incredibile ambiente naturale e la privatizzazione delle loro acque. Non vogliono accettare che la loro terra, che ha nutrito le innumerevoli generazioni, venga saccheggiata. Osano (!) sognare un futuro migliore per i loro figli, ed osano lottare per esso. Si sono resi conto che far diventare Creta la “pila elettrica” d’Europa implica un terribile pericolo per le loro vite, e lottano per impedirlo.

Skouriès, penisola Calcidica: manganellate, lacrimogeni dentro alle vetture dei residenti, arresti. Perché certi abitanti del luogo, evidentemente disadattati, rifiutano di cedere senza combattere l’ambiente naturale della loro terra all’imprenditore e proprietario di televisioni Bòbolas. Non vogliono accettare che il loro bosco venga abbattuto affinché qualche grammo d’oro finisca nelle tasche dei privati.

Keratèa: stesso scenario. Lotte contro l’intero comune affinché  non venisse costruita la discarica illegale in un sito archeologico, progetto scellerato a maggior profitto dello stesso proprietario del canale televisivo di cui sopra. E’ lui che semina paura e raccoglie fascismo, dall’alto del suo canale televisivo ‘MEGA’.

Gli esempi sono innumerevoli. Medesime conseguenze per lotte diverse, ma sempre in difesa della giustizia sociale e della terra: repressione, calunnie, arresti. Nel frattempo, tutti quegli spazi politici che sostenevano e partecipavano queste lotte vengono attaccati. Non è un caso.

L’occupazione di Villa Amalias nel centro di Atene da 23 anni costituisce uno spazio politico e culturale aperto, oltre ad essere un collettivo abitativo. Il palazzo era abbandonato dal 1973 ed in condizioni pessime. Dal ’90, quando è stato occupato, vive e si conserva grazie al contributo economico e al lavoro personale degli occupanti. La Villa è stata un punto di riferimento importante per le lotte sociali di questi ultimi vent’anni, specialmente per quanto riguarda il movimento antifascista nella zona di Agios Panteleimonas, una delle più difficili da questo punto di vista, e per le assemblee popolari di piazza Viktoria. Nei suoi spazi hanno vissuto gruppi di teatro e compagnie di danza; si sono visti concerti e organizzato eventi per i bambini, corsi di lingue straniere, proiezioni di film, biblioteche e tantissime altre attività, tra cui un laboratorio di stampa no-profit per la pubblicazione di libri, poster, annunci e quant’altro.
Giovedì 20 dicembre, la polizia ha irrotto nella Villa col pretesto di una “denuncia anonima per consumo e spaccio di droghe”. Nonostante ciò, gli occupanti e residenti vengono arrestati ed incriminati per “fabbricazione di esplosivi”! Il cosiddetto “arsenale” dell’occupazione, rinvenuto dalla polizia, consiste in qualche bottiglia vuota di birra, un coltello, un martello e la stampante.

Pochi giorni dopo la polizia esegue un blitz alla Facoltà di Economia e Commercio (ASOEE) di Atene. Con la scusa di voler cacciare via i venditori ambulanti, ruba l’attrezzatura della stazione radiofonica “98 FM” che trasmetteva dalla facoltà, distruggendo gli spazi dei vari gruppi politici e presentandoli come gruppi criminali.
L’elenco potrebbe continuare a lungo. Sono molte le occupazioni e gli spazi del movimento antagonista che sono stati sgomberati o incendiati, attaccati o vandalizzati. Questo attacco organizzato del governo non è che un altro atto dello spartito ben orchestrato contro ogni voce libera. Le grida che vorrebbero cancellare sono quelle che difendono l’ovvio, che lottano a favore della vita, dell’ambiente, della dignità. Eppure, esse vengono battezzate “centri di illegalità”. Da un certo punto di vista, effettivamente, lo sono. Perché, molto semplicemente, non riconoscono le leggi di un governo autoritario che fa dello sfruttamento la propria regola aurea. Non riconoscono gli autoritarismi e le leggi imposte da un manipolo di profittatori, ma solo le regole che vengono adottate da loro stessi attraverso le assemblee, al lume dei più elementari principi di libertà, uguaglianza, solidarietà e autogestione della vita. Questo, di per se, è un motivo più che sufficiente per attaccarli. 

Il governo, sostanzialmente, sta vietando ogni protesta: in testa alle liste di licenziamento degli impiegati pubblici vi saranno coloro che sono (o che verranno) accusati di atti illegali a carattere politico, indipendentemente dall’andamento di ogni processo, al di là di ogni criterio di colpevolezza od innocenza. Tutti i cittadini saranno criminali, sentenza o meno; tutto il paese è un covo di “illegalità”. 

Di fronte ad uno stato in via di fascistizzazione non abbiamo bisogno di perplessità, e nemmeno di attendismi. Costruiamo strutture di solidarietà e di sostentamento all’aperto, alla luce del sole, nei quartieri delle città, nei posti di lavoro. Senza aspettarci più nulla da nessun governo e dai suoi contributi sociali. Ci auto-educhiamo, scambiamo beni e servizi senza intermediari, tasse e profitti; occupiamo e sosteniamo per il nostro spazio vitale; creiamo luoghi culturali e politici fondandoli sulla cultura dell’autodeterminazione. Cresciamo molte e diverse Ville Amalias.

Per la libertà, la dignità, la solidarietà

Occupazione Rosa Nera  – Chania, Creta

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