In questi ultimi giorni, il dogma della “tolleranza zero” del governo tripartito di Samaras e del ministro degli interni Dendias si sta allargando, cercando di sconfiggere tutti i progetti che si oppongono alle loro politiche fasciste, di rompere ogni forma di lotta contro la miseria e il totalitarismo moderno. Perchè, nel periodo della più generalizzata messa in dubbio della politica e dell’incapacità di uscire dalla crisi, ogni prospettiva di lotta, ogni proposta per una diversa organizzazione sociale dal basso, ogni scelta di confrontarsi con il potere, viene battezzato da quelli “di sopra” come illegale e criminale. C’è un tentativo di ridefinire il nemico interno, in base agli argomenti sulla “violenza degli estremi” e dei “centri di illegalità”, fatto che premia l’azione delle bande fasciste ma anche la fascistizzazione della società.

Le occupazioni e gli spazi autogestiti costituiscono un pericolo per i potenti, perché sono spazi che mettono realmente in dubbio il potere. Ed è per questo che la strategia dello stato consiste nel fare fuori tutti questi spazi, una volta per sempre, con tutte le pratiche di scontro che aiutano nella creazione di rotture nella società e che rendono più ovvie le controversie del sistema stesso.

La doppia invasione di Villa Amalias, l’invasione della Facoltà di Economia e Commercio (ASOEE) e dell’occupazione Patission 61&Skaramagka, gli arresti di chi si trovava negli uffici del partito di DiMar (Sinistra Democratica), l’intervento della polizia antisommossa nella stazione radiofonica Real Fm, i lacrimogeni durante i cortei di solidarietà, dimostrano che l’obiettivo centrale delle politiche repressive è l’insieme delle occupazioni e degli spazi autogestiti che promuovono la resistenza. D’altra parte, è in corso un attacco generalizzato – ideologico e materiale – contro il mondo anarchico-antiautoritario.

Le occupazioni di spazi pubblici (che si tratti di azioni politiche che durano nel tempo, come i centri sociali, o di forme di protesta e di rivendicazione delle lotte sociali e operaie) sono una scelta storica di resistenza del movimento stesso. La loro incriminazione, soprattutto attraverso il vago concetto di “interesse pubblico”, è volta solamente ad incriminare la scelta di resistere. L’obiettivo è di far fuori ogni prospettiva di lotta, ogni proposta di organizzazione sociale diversa e dal basso, ogni scelta di confronto con il potere.

In questi ultimi giorni, girano sempre più notizie intorno ad imminenti sgomberi di altri spazi sociali e di occupazioni, tra cui anche del Centro Sociale VOX. Veniamo a sapere, tra l’altro, che secondo il Direttore di IKA (Istituto di Previdenza Sociale) la Cassa ha una perdita mensile – dovuta all’occupazione – di circa 4000/5000 euro al mese.

Il Centro Sociale VOX è un progetto di intervento sociale, politico e culturale e si trova in uno spazio occupato (di proprietà di IKA) nel centro di Exarchia. Abbiamo occupato questo spazio nei primi mesi del 2012 e il centro è stato aperto nei primi giorni di Aprile dello stesso anno.

Il Centro Sociale VOX è uno spazio di resistenza e di creatività. Nel suo spazio c’è un bar autogestito e il ricavato è devoluto ai militanti arrestati o carcerati, si svolgono attività varie, assemblee, spettacoli teatrali, proiezioni, c’è anche una biblioteca. Tutti i giorni, centinaia di persone, compagni e residenti della zona, con la loro presenza sostengono questo progetto. Con la nostra partecipazione alle lotte sociali e ai processi e alle attività del movimento, con le iniziative antifasciste, facciamo anche noi parte del movimento che mira alla rivoluzione sociale come l’unica uscita dalla crisi del sistema.

Quando VOX è stato occupato era vuoto. L’affittuario (Edizioni Livanis) che c’era prima ha lasciato lo spazio quando IKA non ha accettato una riduzione dell’affitto dai 12.000 ai 9.000euro. Abbiamo poi saputo che l’affitto richiesto sarebbe stato dimezzato. Indipendentemente dal numero preciso, vorremo confrontare questa perdita per IKA con quella dovuta all’ingresso dell’Istituto nel sistema del PSI e al riacquisto delle obbligazioni che stanno progettando, o con le perdite dovute alla non retribuzione delle somme dovute dagli imprenditori.

Il Centro Sociale VOX si trova proprio nel cuore di Exarchia. Pochi giorni prima dell’apertura dello spazio, la polizia con un’operazione mai vista prima, bloccando l’intero quartiere, ha sigillato lo spazio. Per rendere tutto questo possibile, si era creata una zona igienica: per ore intere l’accesso ad Exarchia era vietato, era imposto il divieto di circolazione (entrare/uscire dal quartiere) e c’era un controllo da parte della polizia enorme.

Nonostante tutto ciò, il giorno dopo, con il sostegno di centinaia di compagni ma anche dei residenti, abbiamo rotto i ferri e abbiamo rioccupato lo spazio.

Ci domandiamo, quindi, quali saranno le caratteristiche del prossimo tentativo di sigillare il Centro Sociale Vox. In un quartiere, luogo di incontro delle parti ribelli della gioventù, luogo di incontro di vari progetti rivoluzionari, centro di un molteplice movimento, l’attaco al K*Vox sarà un attacco contro tutti. In una zona così nevralgica, i tentativi di rioccupazione saranno continui. Forse si sta preparando un piccolo colpo di stato nel centro della città? Una zona esclusa e controllata dalla polizia per mesi, per lasciare comunque inutilizzati alcuni metri quadri?

Il ministro Dendias dovrebbe chiedere  ai suoi predecessori. Dovrebbe ricordarsi delle dichiarazioni “di un vulnerabile sistema di polizia”, in combinazione con la provocatoria presenza di ogni forma di “pretore” in Exarchia, che hanno portato all’uccisione di Grigoropoulos e alla rivolta del Dicembre 2008.

Ci impegnamo a rispondere ad ogni attacco. Non abbandoneremo nemmeno un metro di spazio liberato. Le occupazioni continueranno ad esistere, perché sono parte integrante del movimento antagonista. Per rispondere agli attacchi contro le occupazioni, i militanti non creano una difesa introversa, come vorrebbe la messa in atto del dogma dello shock. Al contrario, rendono più larghe e più forti le resistenze.

VOX o sarà un centro sociale occupato o non sarà niente.

originale in greco: athens.indymedia