Niente di meno che la nostra posizione non negoziabile per gli spazi di conflitto che supportiamo e che ci supportano. Niente altro che quello che diciamo e quello che facciamo da molti anni negli spazi occupati, auto-organizzati, negli scioperi e nelle strade.
Per questa ragione, le autorità che hanno schierato le guardie armate fuori da Villa Amalias non potranno mai lasciarci delusi, rompere il nostro morale, farci fermare, farci arrendere.
Oggi, 9 gennaio, noi compagni abbiamo rioccupato l’edificio di Villa Amalias sotto il naso delle forze di repressione che lo stavano controllando. Un edificio collegato alla storia del movimento sovversivo negli ultimi 22 anni, ma anche agli ideali che esso significa per noi.
Dal primo momento è stato srotolato uno striscione e montata l’amplificazione per leggere ad alta voce i testi. Allo stesso tempo, centinaia di persone si sono radunate intorno allo squat in solidarietà. Due ore dopo, e senza la presenza di alcun legale, le forze dell’EKAM (le unità anti-terrorismo della polizia), spalleggiate da tutti i tipi di unità di polizia e da un elicottero, hanno assaltato lo squat e ci hanno arrestati.
Poco dopo, i compagni hanno occupato la sede centrale del partito di governo DIMAR (Sinistra Democratica), sottolineando il completo allineamento di questo partito con le scelte di Samaras (primo ministro) e Dendias (ministro dell’interno). Dopo l’intervento della polizia, tutti i 40 compagni sono stati arrestati. 
Lo stato, nel tentativo di fermare le azioni di solidarietà che sono avvenute, sceglie di attaccare un altro spazio sociale, lo squat di Patision 61 e Skaramanga, arrestando altri 8 compagni. 
Noi abbiamo rioccupato Villa Amalias sorvegliata dalla polizia, sapendo che sarebbe stata attaccata e, ovviamente, che saremmo stati arrestati. Lo rifaremo di nuovo, tutte le volte che ce ne sarà bisogno, per questo e per altri spazi sociali di resistenza dal basso che potrebbero finire sotto attacco. Lo diciamo ancora una volta, instancabilmente: né le loro armi, né le loro calunnie possono spaventarci. 
Con la rioccupazione di oggi abbiamo mostrato come tutto l’attacco dello stato, che oggi punta gli squat, gli spazi auto-organizzati e le strutture del movimento anarchico/anti-autoritario, così come le lotte di sociali e di classe, non è senza alternativa. Cuore, determinazione per le lotte e desiderio per un mondo di uguaglianza e libertà stanno provando di essere più forti dei loro eserciti. 
Non riusciranno mai a colpirci, perché non è importante quante forze di repressione reclutano: non possono soffocare la resistenza, la dignità e la solidarietà.
Non riusciranno mai a colpirci, perché non siamo centinaia, siamo migliaia. Siamo parte del mondo che lotta contro la barbarie del capitalismo, contro il terrorismo di stato e contro la svolta fascista. Siamo parte dei lavoratori greci e dei lavoratori migranti, dei disoccupati, degli studenti, di quelli che stanno resistendo nei quartieri, delle persone in lotta perseguitate e arrestate, che non piegano la testa.
La nostra arma è la solidarietà, che sentiamo in maniera molto forte oggi.
Nel tempo dei memoranda, l’impoverimento della società, imposto e sempre in aumento, è il futuro dettato dallo stato e dal capitalismo; in questo tempo, mentre la violenza del sistema si intensifica e lo stato di eccezione permanente installa il totalitarismo, la rivoluzione sociale è l’unica strada che abbiamo davanti. 
Se non cambiamo noi le cose, nessuno lo farà. Tutto continua…
Contro l’uragano della repressione, opponiamo la tempesta della solidarietà.
Tutti nelle strade, dove si determina tutto quanto.
Giù le mani da Villa Amalias, Skaramanga, gli spazi auto-organizzati di ASOEE, Xanadu, occupazione Delta, da tutti gli squat, spazi auto-organizzato e lotte sociali.
I 93 arrestati di Villa Amalias.
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“We will do it again, as many times as it takes”: statement by the 93 arrested from inside the police HQ

Nothing less than our non-negotiable position for social spaces that we support and they support us in return. Nothing other than what we say and what we do all these years in squats, in self-organised spaces, in demonstrations, at strikes and in the streets. 

For this reason, the authorities that placed armed guards outside Villa Amalias could never cause us to be disappointed, to break our morale, to make us stop, to give up.

Today, January 9th, us comrades re-occupied the building of Villa Amalias under the nose of the repressive forces that were guarding it. A building linked with the history of the subversive movement for the past 22 years, but also with the ideals that it signifies for us.

From the first moment a banner was unwrapped and a PA system was set up in order to read out texts. At the same time, hundreds of people in solidarity gathered around the squat. Two hours later, and without the presence of an attorney, forces of EKAM [police’s anti-terrorist unit – the SWAT equivalent — trans.], backed by all sorts of police units plus a helicopter, raided the squat, arresting us.

Soon thereafter, comrades occupied the HQ of the governmental party Democratic Left (DIMAR), highlighting the complete alignment of this party with the choices of [PM]Samaras and [Minister of Public Order] Dendias. After a police intervention, all 40 comrades were detained.

The state, in its attempt to halt the solidarity actions that unfolded, chose to raid yet another social space, the squat of Patision 61 and Skaramanga, arresting yet more 8 comrades of ours.
We re-occupied the guarded Villa Amalias knowing that we will be attacked and obviously that we would be arrested. We will do it again, as many times as it takes, for this and for any other social space of resistance of those from below that might come under attack. We say it once again, tirelessly: neither their weapons, nor their slandering can scare us. 

With today’s reoccupation we showed how the full-scale attack of the state, which today targets squats, self-organised spaces and the structures of the anarchist/anti-authoritarian movement, as well as social-class struggles, is not without an alternative. Heart, will for struggle and the desire for a world of equality and freedom are proving to be stronger than their armies.

They shall never manage to beat us, because no matter how many forces of repression they enlist, they cannot choke resistance, dignity and solidarity.

They shall never manage to beat us, because we are not one hundred, we are thousands. We are part of the world that struggles against capitalist barbarity, state terrorism and the fascist turn. Part of local and migrant workers, unemployed, students, those resisting in the neighbourhoods, persecuted and arrested people in struggle, who do not bow their heads. Along with them, we raise a fist of resistance just like at the moment of our arrest.

Our own weapon is solidarity, which we felt very strongly today. Our strength is collective resistance.

At the time of the memoranda, enforced and ever-increasing impoverishment of society are the future dictated by the state and capitalism; at this time, when the violence of the system is intensified and the state of permanent exception installs totalitarianism, social revolution is the only way forward. Amidst this condition we are consciously standing firm, motioning self-organisation, resistance and solidarity – and attempting to take that extra step forward… to organise social and class counter-attack. At the time when the dominant condition reads “we are going to lose everything”, we struggle for its inversion: “let’s win everything”!

If we don’t change things, no-one will. Everything continues…

Against the hurricane of repression, let’s pit the storm of solidarity!

Everyone to the streets, where everything is determined

Hands off Villa Amalias, Skaramanga squat, the self-organised haunt of ASOEE, the Xanadu haunt, Delta occupation, all squats, self-organised spaces and social struggles

The 93 arrested of Villa Amalias