Perché difendere le occupazioni?
Di Efi Yannakopoulou
Coi primi giorni del 2013, non è rimasto più nessuno in Grecia all’oscuro delle questioni di “Villa Amalias” e dei mille modi per copiare files da un CD ad una chiavetta USB. Nonostante ciò, la chiarezza non ha fatto parte dei propositi del nuovo anno: Olga Tremi (giornalista greca di ‘Media Channel’, n.d.r.) non ha rivelato con la dovuta certezza i segreti della copia elettronica di Christine Lagarde (che si scoprono in ogni caso giorno dopo giorno); e d’altro canto, Yannis Pretenteris (giornalista, ‘Mega Channel’, n.d.r.) si domanda come sia mai possibile che degli “antiautoritari” occupino delle vere e proprie ville.
Sulle “Ville” è necessario spendere qualche parola. L’altro ieri ne è nata una nuova, la Villa “Maria Kallas”. Nota fino a poco tempo fa come “occupazione Skaramagka“, aveva luogo in uno dei palazzi storici di Atene (!), come ha voluto definirlo un reporter di Mega Channel. Dal 1937 fino al 1945 vi visse la grande cantante lirica da cui prende il nome la nuova occupazione. Da questo punto di vista, le dichiarazioni del ministro degli Interni Dendìas per cui tale iniziativa costituirebbe “un’offesa alla memoria della Callas” suonano come uno scherzo di cattivo gusto: un governo che da anni (volutamente) trascura ogni interesse per il patrimonio architettonico, culturale e storico del paese si riscopre in un moto di ipocrisia  talmente interessato a questi “tesori” da avviare imponenti piani di sgombero. Sgomberi indirizzati verso chi ha salvato questi edifici dalla rovina e dal degrado.

Se le implicazioni non fossero così serie, molti episodi potrebbero assumere la dimensione assurda dello scherzo. Ad esempio, il fatto che qualche bottiglia vuota di birra e un paio di aste rinvenute a Villa Amalias abbiano occupato molto più spazio nel dialogo pubblico delle scoperta, effettuata quasi 4 mesi fa, di un nascondiglio con armi, walkie/talkies ed esplosivi a Gytheio, nel Peloponneso meridionale. Tale arsenale è stato attribuito ad un’organizzazione di estrema destra. Nonostante ciò, quasi tutti ignorano che gli occupanti di Villa Amalias non sono stati carcerati: possedere delle maschere antiasfissiogene, delle aste ed un po’ di gasolio da riscaldamento per la stufa, dista molto da costituire una prova in grado di collegarli con gli incendi di palazzi e i vandalismi verificatisi durante le manifestazioni. Ma è ovvio: dipingere queste persone come destinate ad un futuro “dietro le sbarre”, anche se palesemente falso, fa comodo al discorso mediatico che vuole la Villa come un vero e proprio centro di illegalità.
Perché il governo ha deciso di attaccare un’occupazione come villa Amalias proprio adesso? Perché ne ha fatto l’argomento centrale della sua retorica, quando per 23 anni consecutivi i governi di Pasok e Nea Dimokratia hanno tollerato silenziosamente l’esistenza di questo spazio? Il richiamo alla legalità e il conclamato tentativo di “ripulire” le città intrapreso dal governo di Samaras è una risposta necessaria, ma non sufficiente. Resta ancora un “perché”: perchè adesso? Perchè proprio le occupazioni? Sono dunque le occupazioni la materializzazione dell’illegalità e l’ostacolo al tanto desiderato sviluppo?
Bisogna operare uno svelamento, cercare delle cause pregresse che spieghino le ragioni più nascoste di tali operazioni. Ci accingiamo a farlo in quattro mosse.
 
1. Nea Dimokratia, all’indomani delle elezioni di giugno, si cimenta in una lotta scatenata per riconquistare i suoi elettori di estrema destra, che nel frattempo si erano mossi verso il neonazismo di Alba d’Oro. Iniziano in questo momento e con questo spirito le misure istituzionali volte a cacciare migranti, a torturare attivisti e non nella Direzione Centrale della Polizia dell’Attica (GADA),  ad attaccare occupazioni e spazi autogestiti. D’altronde, è noto a tutti che la vittoriosa Nea Dimokratia di Antonis Samaras, con consulenti come Failos Kranidiotis, ministri come Nikos Dendias ed innesti politici come quelli di Voridis-Georgiadis (transfugo dal LAOS, partito di estrema destra, n.d.r.) è la più estrema, radicale e xenofoba Nea Dimokratia degli ultimi decenni.
2. L’attacco alle occupazioni e la loro sovra-esposizione mediatica (sino a farle divenire un problema nazionale) permette al governo di condurre il discorso politico sui falsi temi dei “due estremi” e del contrasto tra “legalità” e “illegalità”. In questo modo, si attira l’opposizione parlamentare in un territorio a lei difficile, esponendola alle critiche dei suoi elettori (potenziali o reali) più conservatori; per non parlare di quella fetta dell’opinione pubblica che, spesso non schierata, è tuttavia influenzata dai grandi giornali e dalle televisioni nazionali, i quali non hanno tardato a rincorrere la scia lanciata dalle finte polemiche  sugli spazi autogestiti. In questo modo, più che alle occupazioni, la violenza e l’illegalità vengono attribuite all’opposizione parlamentare in un’operazione da macchina del fango.

3. Il richiamo alla sicurezza e le operazioni in stile Hollywood della polizia per sgomberare le occupazioni, oscurano e disorientano il dibattito nel paese. Viene distolta l’attenzione da altri argomenti importanti, dalla lista segreta di Christine Lagarde (direttrice del FMI, n.d.r.) fino alla tassazione classista verso i redditi più bassi, dai tagli agli stipendi sino al crollo delle strutture sanitarie.


4. Il governo attacca sistematicamente le occupazioni, aprendo una guerra potenziale con ogni spazio autogestito. Questo non vale solo per quelle direttamente collegate al mondo anarchico, come Villa Amalias e l’occupazione di Skaramagkas, ma anche per quelle iniziative come il Mercato Comunale di Kypseli o il teatro Empros, che in nessun modo possono essere collegate con atti di violenza e di illegalità, a parte – ovviamente – il fatto stesso dell’occupazione. In questi casi soprattutto si tratta di iniziative volte alla rivalutazione di palazzi abbandonati e aree degradate attraverso attività sociali e culturali, in collaborazione col quartiere, la cui unica colpa è non cedere alle lusinghe del profitto e non subire le leggi del mercato. Di occupazioni consimili ne esistono, già da molti decenni, in molte città europee, più o meno tollerate, più o meno integrate col passare degli anni. E non sono né più aperte, né più cosmopolite delle nostre, al contrario di quanto vuole la vulgata da paesano convinto che tutto ciò che succede altrove sia migliore rispetto a quello che avviene nel suo villaggio.

Quelli che vedono in questi avvenimenti delle mere sfide da politicanti sosterranno che la Sinistra dovrà evitare di cadere nella trappola, dovrà mostrarsi responsabile, dovrà tenere le distanze dalla “illegalità”. Ma la sostanza è un’altra, e auspica una strategia diversa. La polizia che irrompe nelle occupazioni è la stessa che picchia senza motivo i manifestanti e i turisti; che tortura migranti e non nelle sue caserme; che tollera e protegge gli attacchi assassini di Alba d’Oro. Il governo che aggredisce gli spazi autogestiti è lo stesso che taglia gli stipendi e le pensioni e che condanna la società alla miseria. Così come la classe media si trova in questi anni schiacciata verso il basso sino a condividere interessi ed aspirazioni con la parte più povera della società, anche il cittadino “medio” (quello che fino a ieri non conosceva l’esistenza di Villa Amalias né aveva alcun potenziale collegamento con questo tipo di organizzazioni) si trova davanti ad un attacco che proviene dallo stesso governo che cerca di vendergli sicurezza aprendo la guerra alle occupazioni e ai migranti. In questo senso, la difesa delle occupazioni è la difesa di una società libera; e la resistenza che si oppone a tali operazioni è la resistenza al tentativo di rendere più conservativa la società e la vita politica, all’aumento della repressione e dell’autoritarismo, ad un tentativo che tanto a livello di retorica quanto a livello di pratica, cerca di far tornare la Grecia agli anni ’60 e demonizzando la metapolitefsi (la transizione dalla dittatura al sistema democratico, n.d.r.).
Queste istanze autoritarie e violente, bugiarde e affabulatorie, non solo occultano la realtà deprimente del paese, ma rivelano la memoria corta, selettiva ed ipocrita di chi dimentica che Dimitris Papaioannou (famoso coreografo greco, n.d.r.) dava i suoi primi spettacoli in un’occupazione di artisti; che Melina Merkouri (nota attrice e cantante greca, n.d.r.) visitava gli spazi autogestiti per offrire una legittimazione istituzionale.
La guerra dichiarata dal governo tripartito all’illegalità sarà efficiente e veritiera quando si adopereranno per arrestare i neonazisti di Alba d’Oro che accoltellano i migranti, o quando risolveranno il mistero di stato dell’incendio della Marfin Bank (banca incendiata ai primi di maggio 2010 durante una manifestazione, nella quale morirono tre impiegati. Ancora oggi le dinamiche dell’incendio sono tutt’altro che chiare. Vedi: http://blog.occupiedlondon.org/2010/05/05/an-employee-of-marfin-bank-speaks-on-tonights-tragic-deaths-in-athens/. N.d.r.) piuttosto che utilizzare il tragico destino delle vittime dell’incendio per attaccare i suoi avversari politici.