I kalashnikov sono entrati per bene nella scena politica e questa è una bruttissima notizia. L’accelerazione e la pericolosa disputa tra il governo, in particolar modo Nea Dimokratìa, e l’opposizione, ricorda altre epoche. Le analogie storiche sono spesso fuorvianti e il riferimento ad esse nasconde a volte la realtà politica. La memoria, però, è uno strumento vivo che aiuta sicuramente ad un’osservazione dell’attualità più oggettiva.
Il titolo del giornale “Dimokratìa”: “Le componenti di Syriza con le bombolette a gas”, non dista tanto dal “dietro la 17N si nasconde Laliotis” del recente passato. Nel periodo in cui il centrosinistra (allora) e la sinistra (oggi) hanno un consenso più largo, la destra si abitua giocare in difesa adottando un modello ormai passato. Nello stesso modo, equipara le forti reazioni alle intense pratiche repressive, con gli attacchi armati di organizzazioni che decidono di agire in questo modo. In passato c’erano nella “17 Novembre” Andreas (Papandreou), il professore Tsekoùras (amico di Andreas), Periklis Korovesis, Michalis Raptis, Kostas Laliotis ecc, mentre adesso dietro le molotov, le bombolette a gas e per certi versi anche i kalashnikov, si trovano le diverse componenti di Syriza.


Un ruolo particolare nella consolidazione di questo pericoloso scontro politico hanno avuto sempre i grandi blocchi della stampa, che per interessi propri fomentano questi scontri con scenari polizieschi ed informazioni da vari servizi.

Com’è stato provato dalla Storia, è vero che i membri della “17 Novembre” partivano dagli spazi della Sinistra più ampia. Così come è stupido ritenere che non erano di provenienza di sinistra i membri di queste organizzazioni, è ancora più stupido arrivare alla oscena conclusione che queste organizzazioni sono “coltivate” o “collegate” o “coperte” dai partiti della Sinistra, dal Pasok o dagli Ecologisti.

La politica repressiva degli ultimi anni, manipolata attraverso il continuo richiamo alle distruzioni del Dicembre 2008 che era del tutto particolare e assolutamente composta da una specifica gioventù in rivolta in seguito all’uccisione a freddo di un ragazzo, non convince ormai nessuno. Gli scontri violenti nell’era del Memorandum e l’incredibile tragedia della Marfin Bank non possono essere l’alibi per i blitz senza alcun motivo nelle occupazioni o nei centri sociali, o dove dio Zeus illumina ogni volta il ministro Dendias. La strategia della tensione alla quale ha fatto riferimento il portavoce governativo è stata scelta dal governo stesso, il quale considera che con dei colpi mediatici della legge e dell’ordine, potrà fermare le reazioni sociali e potrà soddisfare le sue componenti albadorate. Arresti massivi con accuse per reati che vengono distribuiti come se fossero dei “ceci arrostiti”, non potranno certamente restituire il senso di sicurezza ai cittadini.

D’altra parte, la tattica di bersagliare l’opposizione parlamentare, né allora, né oggi, ha mai limitato le reazioni estreme e naturalmente non ha impedito di far esplodere la calma scena politica, di cui si preoccupa così tanto ogni governo. Le attività delle bande naziste, assolutamente fuori controllo e circondate da una profonda impunità, per le quali qualcuno può pensare che si usi un metodo totalmente diverso, fa infuriare giustamente molta gente. Ma tra questo e che qualcuno consideri come una “soluzione” le bombole di gas e i kalashnikov, la distanza è troppo lunga. La violenza cieca è stata sempre l’arma dell’estrema destra e ricorrere a questa è il regalo migliore per cadere nella trappola che ha messo il governo.

L’articolo è stato pubblicato su “Efimerida Ton Syntakton” (Il giornale dei redattori)