Sono rimasto scioccato dopo le elezioni del 1958 che hanno portato l’EDA (Unione Democratica della Sinistra) all’opposizione parlamentare con il 24%. Subito dopo le elezioni sono venuti nel mio ufficio, il colonnello Papadopoulos e il vice-colonnello Balopoulos, anche loro erano preoccupati. Il motivo principale della loro visita era sapere cosa ne pensassi io dell’inaspettato risultato elettorale. Ho risposto che i comunisti non erano uno spazio politico che gioca sulla base delle vere istituzioni democratiche, che erano un partito rivoluzionario, che appena avrebbe preso il potere, lo avrebbe fatto come esso sa, cioè con la rivoluzione, con i massacri, ecc“. 
(Tratto dall’intervista di Antonis Skarmalioràkis, stretto collaboratore di Yorgos Papadopoulos, capo della dittatura, al giornalista Stelios Kouloglou)
A tutti quelli che hanno studiato anche un po’ la storia recente greca, è noto che le elezioni del 1958 sono state il punto in cui il para-statato del dopo guerra civile è diventato più forte e in cui sono stati creati i meccanismi che poi hanno portato alla dittatura del 21 aprile.
Traendo vantaggio dalla profonda crisi del partito dei “liberali” di centro del vecchio Yorgos Papandreou, la sinistra supera il limite del 20% per la prima volta nella sua storia. Il dopo è più o meno noto: elezioni di violenza e di brogli nel 1961, l’uccisione di Grigoris Lamprakis due anni dopo e, anomalia politica, la dittatura del 1967 e il tradimento di Cipro nel 1974.
Diavolo! Tutto questo non ricorda qualcosa? Sicuramente non c’è il fanatismo anti-comunista di allora, ma qui c’è Syriza con le sue “componenti violente”, la minaccia di capovolgimento del sistema e del caos che causerebbe una sua possibile prevalenza politica, insieme al crollo del sistema politico e all’uscita dall’euro, ecc. E proprio nello stesso giorno in cui Tsipras viaggia a Berlino in un tentativo di cambiare quest’immagine, che è stata ingrandita attraverso gli eventi di questi ultimi giorni, due kalashnikov rubano la scena.
Coincidenza? Verremo forse a saperlo quando sarà già troppo tardi per una risposta. Si collegano gli spari alla sede di Nea Dimokratia, con gli ordigni esplosivi a gas di fronte alle case dei giornalisti, o ancor di più con il tentativo vigliacco alla casa del fratello di Simos Kedikoglou (portavoce del governo greco)? Almeno l’attacco alla sede di Nea Dimokratia è più che ovvio che si tratta di un attacco del para-stato, indipendentemente da quale organizzazione-timbro lo rivendicherà.
Questo non vuol dire che Nea Dimokratia muova i fili del para-stato. Come, tra l’altro, non c’era neanche il governo di Karamanlis dietro l’uccisione di Grigoris Lambrakis a opera dei para-statali di Salonicco o del 21 aprile. Ci sono però anche oggi dei segnali che indicano che si stanno creando alcuni meccanismi sotterranei: le mosse degli estremisti di destra dentro la polizia e dentro l’esercito, ormai con una copertura politica da parte di Alba d’Orata, la creazione di un clima di “legge ed ordine”, gli articoli che parlano di colpi di stato che non sono accaduti e l’attività ormai aperta di gruppi para-statali. Come quello che ha attaccato la settimana scorsa il Console Generale turco a Kavala (nord della Grecia), senza che sfiorasse l’orecchio di nessun procuratore.
È certo, però, che questa tecnica di avvelenare il clima politico con le Ville Amalias e con il tentativo di identificare Syriza  con quelle che comunque sono le sue debolezze, con le molotov, con la violenza e con l’attività degli anarchici, dei gruppi estremisti, crea il terreno ideale affinché attacchi come quello alla sede di Nea Dimokratia assumano un peso politico ed abbiano dei risultati politici.
La spudoratezza degli esponenti del governo è tale che, per non rischiare che l’immagine di mostro assetato di sangue appiccicata a Syriza possa migliorare, fanno una pressione incredibile sul capo della chiesa ateniese perché non partecipi al covegno della scuola religiosa su chiesa, sinistra e solidarietà sociale. Questa è la grossa partita che si sta giocando dietro le quinte. Nea Dimokratia ha enormi responsabilità per il clima che si sta creando e nello stesso momento sta giocando con il fuoco.
Lo sbaglio di Karamanlis nel 1958 fu di credere che le attività dei parastatali contribuissero ad affrontare l’EDA (Unione Democratica della Sinistra). Per questo le tollerava. Se avesse trattato l’opposizione parlamentare rispettando le regole del gioco, come succede in tutti gli stati democratici, il partito conservatore non avrebbe pagato in prima persona il costo politico delle attività dei parastatali, come è successo con l’uccisione di Lamprakis, con la sconfitta alle elezioni del 1963 e con la partenza di Karamanlis dal paese. E forse, la cosa più importante, come paese non avremmo pagato molti dei “conti” che stiamo pagando oggi. 
di Stelios Kouloglou
versione originale in greco: tvxs
tradotto da atenecalling