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Da ilcorsaro.info

Da qualche giorno hanno cominciato a girare on-line una serie di articoli apocalittici sulla Grecia (qui, qui e qui alcuni esempi). I titoli (“La Grecia è collassata. Ma a noi non lo dicono”; “Grecia al collasso, assaltati i supermercati”) fanno rabbrividire, e più rimbalzano per la rete, più diventano terrificanti. 

È da un po’ che al Corsaro ci occupiamo di Grecia, e per quanto possibile con le nostre ben più che scarse risorse, cerchiamo di coprire almeno le notizie più importanti. Possibile che ci fossimo persi la seconda notizia più importante della settimana (la prima, ovviamente, è il Papa dimissionario)? In Grecia scoppia la rivoluzione e non ne sapevamo nulla! Bel sito di informazione di movimento, complimenti. 
Per fortuna per noi, ma probabilmente non per gli sventurati greci, non è andata così. L’apocalisse annunciata negli articoli che stanno facendo il giro del web è una bufala, risultato di un collage di diverse notizie, vere e false, tra loro slegate nel tempo e nei contenuti, ma rese in modo tale da formare una fotografia coerente sulla quale poter annunciare la prossima isteria pubblica. Nella fattispecie, i potenti brutti avrebbero occultato la distopia di Atene coi loro potenti mezzi per impedire che “le notizie vengano usate in campagna elettorale in Italia e diffuse in Spagna dove sta esplodendo la tangentopoli iberica delle banche corrotte […], si corre il rischio di veder la situazione sfuggire al controllo”. 
Primo elemento del collage: vengono assaltati i supermercati (da chi? Perché? Ma soprattutto, dove e quando?). Poi subito dopo ti scrivono che gli agricoltori si “rivoltano”, abbandonando “tonnellate” di prodotti e “regalandoli alla gente, raccontando come stanno le cose” (quali cose?). Secondo elemento: due (e perché non tre?) movimenti anarchici locali che “si sono organizzati e sono passati alle vie di fatto”, basta cortei, è ora di rapinare le banche. E quindi, “nelle ultime cinque settimane le rapine sono aumentate del 600% rispetto a un anno fa”. Un aumento del 600%! Se ad inizio di gennaio c’erano 20 rapine, a fine mese 120. Un bel balzo. 
L’apice è raggiunto quando vengono dipinte le motivazioni dei novelli eroi di Sherwood: “rubano ciò che possono e poi lo dividono con la gente che va a fare la spesa”. Meno male che “la polizia è riuscita ad arrestarne quattro, rei confessi, ma una volta in cella li hanno massacrati di botte […] Lo si è saputo perché c’è stata la confessione del poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con il Photoshop le fotografie dei quattro arrestati, due dei quali ricoverati in ospedale con gravi lesioni”. 
In seguito a ciò, Amnesty International sarebbe “piombata” con i suoi “bravi ispettori svedesi, olandesi e tedeschi”, i quali, da veri nordici inflessibili e incorruttibili, avrebbero redatto un’inchiesta nella quale denunciano ufficialmente “la polizia locale, il ministero degli interni greco e l’intero governo alla commissione diritti e giustizia dell’Unione europea a Bruxelles, chiedendo l’immediato intervento dell’intera comunità continentale per intervenire subito ed evitare che la situazione peggiori.”
Sui supermercati è inutile soffermarsi: non esiste traccia di alcuna notizia di espropri di massa recenti, per quanto a volte sia successo, negli ultimi anni, che gruppi di militanti abbiano dato il via a forme di esproprio collettive non proprio ortodosse. Ma sempre a sfondo politico, mai come ultima difesa dall’apocalisse. 
Per quanto riguarda gli agricoltori, come si fa giustamente notare nell’ottima analisi appena pubblicata su Valigia Blu, si tratta di fatti assai diversi da come sono stati raccontati – in particolare, sono proteste simboliche inscenate da produttori e consumatori per protestare contro tariffe e strategie messe in atto dal governo. Niente regali di frutta in mezzo alla via, gente, ci dispiace. 
È il caso dei rapinatori a farla da padrone in questa piccola follia collettiva. Iniziamo con ordine. I “due” gruppi armati in realtà sono uno, e si chiama “Cospirazione delle Cellule di Fuoco”, di tendenza anarchica e con dichiarati obiettivi politici – per quanto inglobati in una strategia militare. Non è che adesso uno prende, si stufa delle manifestazioni e si dà alle rapine. Dietro c’è qualcuno che si organizza, che studia, che si prepara. Uno ci penserà due volte prima di comprare un Kalashnikov, no? 
Nella fattispecie, i ragazzi di questo gruppo hanno inscenato una rapina a Kozani, nel nord del paese, ma il colpo non è riuscito e molti dei partecipanti sono stati arrestati . Non sono rei confessi, è che li hanno beccati dopo un inseguimento di diverse ore, in un van pieni zeppi di armi e con un ostaggio. Dopo l’arresto li hanno condotti in una caserma tristemente famosa per altri casi di tortura di gruppo , la GADA, gli uffici centrali della polizia dell’Attica. I ragazzi sono rimasti per ore senza possibilità di comunicare, e al momento di uscire mostravano i segni di un pestaggio devastante. Le testimonianze che hanno reso sono scioccanti. La polizia, colta da un certo imbarazzo per i servizi dei giornali, aveva nel frattempo diffuso delle foto degli arrestati malamente ritoccate con Photoshop, pensando così di occultare a sufficienza i segni delle violenze, e già che c’era aveva anche modificato il resoconto degli eventi, così che l’arresto dei rapinatori si era trasformato in una titanica colluttazione tra agenti e anarchici. A seguito di questi fatti, Amnesty ha rilasciato un comunicato in cui denuncia apertamente l’operato di travisamento della polizia, richiedendo un’inchiesta affinché le torture compiute dai poliziotti vengano sistematicamente punite e non più tollerate. 
Non c’è nessun “poliziotto scrivano addetto alla mansione di ritoccare con photoshop”, un mestiere tra l’altro inconsueto. Amnesty non è “piombata” con frotte di ispettori lapponi e finnici, ma ha rilasciato un comunicato in cui denuncia le torture ormai sistematiche della polizia nelle caserme. Non vi è alcuna richiesta alle autorità di “intervenire” (ma poi, intervenire dove? Come?). Basterebbe leggerlo, il comunicato. 
Nessuno qua al Corsaro ha intenzione di sminuire la catastrofe che si sta svolgendo in Grecia. La crisi finanziaria cominciata quattro anni fa si è rapidamente evoluta in crisi umanitaria: servizi sanitari allo sbando, tossicodipendenza alle stelle nella regione ateniese, dissoluzione dei servizi sociali, neonazisti nelle strade e in parlamento, pogrom contro migranti, istruzione pubblica allo scatafascio, disoccupazione e marginalità – questi sono i risultati di anni di memorandum e trojka.
Tuttavia, la realtà non può essere raccontata come fosse una fiction. Dipingere masse che assaltano supermercati mentre eroici rapinatori dividono i loro profitti col popolo dopo aver alleggerito banche non giova né all’informazione indipendente, né a tutte quelle persone che in Grecia e altrove cercano di far passare delle notizie non filtrate da quel paese. Perché sapere cosa accade, veramente, ad Atene è centrale per tutti. Quello che stanno sperimentando i greci, forse, un giorno lo proveremo anche noi. Ed è importante sapere cosa possa succedere, quali possano essere le tattiche di resistenza migliori, contro quali discorsi potremo un giorno dover combattere. Creare uno scenario apocalittico ma inesistente fornisce sicuramente del materiale narrativo più accattivante, in grado di giustificare complotti strabilianti e affascinanti. Ma rende il pericolo più lontano, e i processi da combattere vengono così relegati nell’Iperuranio. Quando invece sono qualcosa di estremamente terreno, contro il quale bisognerà opporre tutta la nostra lucidità.

Di Filippo Ortona