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I mezzi di comunicazione di massa non si sono occupati molto della morte del 37enne Babakàr Ndiaye, venditore ambulante e padre di due figli proveniente dal Senegal, avvenuta alla stazione della metropolitana di Thissìo.
Nonostante le testimonianze dei proprietari greci e stranieri dei negozi vicini, secondo i quali Babakàr Ndiaye veniva inseguito da alcuni agenti della Polizia Municipale, circostanza che ha causato la sua caduta sui binari da un’altezza di sette metri.
Nonostante le accuse delle organizzazioni antirazziste, che si sono subito recate sul luogo dell’omicidio e hanno informato i passanti.
Nonostante le dichiarazioni di “Città Aperta”, che parla di omicidio e riporta testimonianze degli abitanti della zona, che hanno riferito che “agenti della municipale e due moto dell’EL.AS. (Polizia Greca, n.d.t.) stavano dando la caccia ai venditori ambulanti per arrestarli, seminando il panico, con il risultato che la vittima, nel tentativo di scappare, è morta cadendo sui binari”.
Contro tutte queste testimonianze il sindaco Ghiorgos Kaminis  è parso assolutamente certo dell’innocenza dei suoi agenti e ha dichiarato che “la Polizia Municipale non è stata coinvolta in alcun inseguimento, né è sua competenza inseguire o arrestare qualcuno, ma solo confiscare merce illegale”.
La sera dell’omicidio la Polizia di Dendias (ministro degli Interni, n.d.t.) ha schierato orde di MAT (reparti mobili della polizia greca, n.d.t.) per disperdere con manganelli e lacrimogeni centinaia di compatrioti di Babakàr che manifestavano indignati, chiedendo il corpo del morto per onorarlo. Gli uomini dell’EL.AS. hanno eseguito numerosi fermi tra i migranti e la sera stessa hanno esteso la loro ronda razzista fino a Omonia, eseguendo altre decine di fermi, per essere sicuri che il clima di paura si diffondesse nel raggio di centinaia di metri…
Polizia Municipale
Non è la prima volta che la Polizia Municipale del sig. Kaminis compie un “blitz” insieme ai rambo dell’EL.AS. contro i venditori ambulanti stranieri nei quartieri del centro di Atene, seminando il terrore, distruggendo la merce e scatenando una spietata caccia all’uomo. Da via Ermù e Monastiraki fino a Thissìo, alla facoltà di Economia e a quella di Legge, eseguono ogni giorno centinaia di attacchi contro nullatenenti nel nome della “lotta al contrabbando”. Spesso e volentieri dà una mano anche Alba Dorata. Non mancano inoltre accuse di appropriazioni indebite commesse da poliziotti che requisiscono la merce senza registrarla e senza consegnare i documenti di sequestro necessari ai venditori ambulanti.
Siccome non vengono più erogate licenze ai migranti per la vendita in strada e i “mercati multiculturali” annunciati tempo fa da Kaminis non sono sorti da nessuna parte, si ripete ogni volta la solita scena di panico. Nel frattempo i depositi principali di prodotti di contrabbando rimangono intatti e il business di centinaia di milioni di euro continua senza ostacoli.
Al tempo della crisi migliaia di disoccupati e di persone con stipendi da fame cercano di comprare i prodotti più economici mentre i piccoli negozi e le bancarelle chiudono uno dopo l’altro. Nello stesso momento il governo, assieme a Kaminis, Butaris e altri sindaci volenterosi, prende di mira i migranti, ma protegge colossi abusivi come il Mall a Neratziòtissa, responsabili dei lucchetti.
Dovere del movimento di resistenza e della Sinistra è la lotta comune con i venditori ambulanti migranti, perché venga abolita la loro condizione di illegalità attraverso la concessione di permessi di vendita e la creazione di mercati dove possano esporre i loro prodotti. È l’unico modo perché non avvengano altri omicidi razzisti come quello di Babakàr Ndiaye, che ha come istigatori Kaminis e Dendias e come esecutori materiali i rambo della Polizia Municipale e dell’ EL.AS.
di

Originale in greco: kar
Tradotto da atenecalling