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Il caso comincia a ricordare una conferenza stampa, dove chi dà la parola annuncia anche il prossimo: “Papageorgopoulos (ex sindaco di Salonicco, n.d.t) e che si prepari Tsochatzopoulos (ex ministro del governo Pasok, in carcere n.d.t)”. E poi Psomiadis (ex perfetto di Salonicco, n.d.t) e tutti gli altri “Gianni”… la lista è lunga. La condanna all’ergastolo dell’ex ministro-sindaco, pronunciata ieri, ha un valore simbolico: è la prima volta dopo la metapolitefsi (periodo successivo alla dittatuta, n.d.t.) che un uomo politico potente finisce in carcere con una condanna così pesante, nonostante la sua assoluzione da parte del primo ministro. Affrontando la possibilità di crollare per intero, il sistema politico comincia, come Saturno, a divorare i propri figli.
Non è casuale che le sentenze pesanti siano partite da Salonicco: storicamente, la città applica in una forma estrema la politica decisa ad Atene. Nei decenni prima della metapolitefsi era il para-stato che agiva irrefrenabilmente nella “co-capitale” (è un titolo onorario che sta per “Symvasilevousa”, città co-regnante dell’impero Romano orientale insieme ad Istanbul, n.d.t) per finire con l’assassinio di Grigoris Lamprakis nel 1963. Gradualmente, dopo il 1974 è stato creato il para-stato della cleptocrazia (governo del furto, n.d.t.), funzionando però con la stessa arroganza di quello pre-dittatoriale: la cosa più impressionante nel caso Papageorgopoulos e compagnia è l’insopportabile leggerezza con la quale derubavano le Casse del Comune, senza nemmeno cercare di nascondersi. Quel sentimento di impunità, la certezza che nessuno avrebbe potuto toccarli. Nelle immagini di ieri dell’ex sindaco incatenato, uno può notare la sorpresa e la perplessità del generale capo della Polizia di Salonicco, mentre veniva arrestato da Sartzetakis nell’estate del 1963.

Come in passato l’impunità veniva assicurata con la dichiarazione di fede agli ideali anticomunisti, all’ambiente post-dittatoriale e conservatore della città, l’immunità veniva garantita con le dichiarazioni di fede a Karamanlis (1907-1998) e alle idee di Nea Dimokratia. Facevi una statua a Karamanlis sul lungomare, ti occupavi della campagna elettorale del partito al Nord della Grecia, come faceva Panayotis Psomiadis (ex prefetto, n.d.t) alle recenti elezioni, e avevi il sostegno del primo ministro. È estremamente interessante ciò che ha da dire l’attuale primo ministro, che si è impegnato nello stroncare la corruzione, sulle sue dichiarazioni del 2011, con le quali elogiava, assolvendolo in anticipo, il suo compagno di battaglia condannato all’ergastolo.

Ovviamente, il modo brutale con cui era stata governata Salonicco negli ultimi decenni dai due uomini più potenti della città, il prefetto e il sindaco, è stato applicato in tutta la Grecia, indipendentemente da quale tra i due partiti di potere fosse al governo: dal comune più piccolo fino al ministero della difesa, la stessa arrogante sicurezza di sé. Il modo in cui il signor Papakonstantinou (ex ministro delle Finanze, governo Pasok, n.d.t) si è occupato della Lista Lagarde è esemplificativo.
Il para-stato pre-dittatoriale non è mai stato mai punito per i suoi crimini: era rimasto per qualche mese in carcere, per farla franca grazie all’anomalia politica che era cominciata nel 1965 e per prendere il potere con la dittatura del 21 aprile.
Ormai da stato e non da para-stato, esattamente come è stato al timone del paese il parastato della plutocrazia del dopo-giunta. Speriamo che questa volta, oltre ai necessari ma fantasmagorici processi che si stanno preparando a piacere dell’audience televisivo, la storia riservi al paese una sorte migliore.

di Stelios Kouloglou

Originale in greco: tvxs
Tradotto da atenecalling