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Il fascismo non ha alcun rapporto con la ricorrenza nazionale della Rivoluzione del 1821.
La Rivoluzione del 1821 ha eliminato ogni forma di fascismo. Che rapporto, dunque, potrà mai esserci tra le battaglie per la libertà nazionale e la lotta di classe del 1821 e gli eredi dei battaglioni di sicurezza che cooperarono con i nazisti e con i collaborazionisti?
Considerando le analogie, i collaborazionisti e i battaglioni di sicurezza all’epoca degli ottomani sarebbero stati i giannizzeri e i sottomessi all’autorità ottomana. Che rapporto c’è dunque tra “il vino immortale del ‘21”, i mercanti d’olio [della borsa nera, n.d.t.] del periodo dell’occupazione e i persecutori del popolo di allora, divenuti oggi oppressori degli stranieri e dei mendicanti?
Che rapporto c’è tra una poesia come l’ “Inno” di Rigas, che esortava Serbi, Bulgari, Greci, Albanesi e gli stessi Turchi a impegnarsi nella stessa eroica lotta rivoluzionaria, e le camicie nere di Alba Dorata che odiano Bulgari e Albanesi così come ogni altro straniero?
Cosa c’entra il fascismo, che predica la sottomissione agli ordini, con la libertà? E i “Tutti in piedi” con lo spirito di Karaiskakis? Sono solamente un’ingiuria.
Qual è il nesso tra il conformismo fascista del Führer e il motto “dubita di tutto” che ha dato vita fino ad oggi a tutte le rivoluzioni? Non esiste alcun nesso!
Tutto ciò è descritto eccellentemente dai fratelli Taviani che in uno dei loro film, tra classicismo italiano e spirito illuminista, mostrano dei soldati classici greci che si alzano da terra armati fino ai denti e iniziano a inseguire i fascisti tra i campi  di grano, uccidendo con la spada le bestie una ad una.
La Rivoluzione del 1821 (la 124sima rivolta andata a buon fine) è una vicenda complessa, che comprende la battaglia per la libertà nazionale e la lotte di classe, che non è riuscita a esplodere e che ha portato a guerre civili, che ha risvegliato il romanticismo europeo, che ha interessato contadini e commercianti, analfabeti e dotti, preti e seguaci di altre religioni, che è stata coronata dalle azioni degli eroi e imbrattata dai traditori. Per capire il 1821 c’è bisogno di molto studio (infinito) e di molto lavoro nelle scuole.
Solo ignoranti e patrioti da osteria riducono tutto questo tesoro alla domanda se sia esistita o meno una “scuola segreta” o se sia giusta o meno la scelta del 25 Marzo come data simbolica della Rivoluzione nazionale.
“Tolle lege”, dicevano i Romani in questi casi, e ti chiarirai le idee.
I fascisti però, e in particolar modo Alba Dorata, si pongono adesso come i restauratori di una “verità” storica di cui si sentono parte: purificano cioè la storia includendovi la loro identità. Ignorando però che non vi è niente di più anti-etico dell’eticizzazione della storia, pensiamo alla relazione che hanno i fascisti con la “verità” che sostengono: affermano che la Rivoluzione del 1821 sia un evento di matrice greco—cristiana. Ma loro cosa c’entrano con il cristianesimo, dato che odiano il prossimo quando non greco? Cosa c’entrano con il passo della Bibbia “Non c’è qui né giudeo, né greco”? Lo sanno i poveretti che per il cristianesimo il patriottismo (ed il nazionalismo) sono un’eresia?
Dunque, se sono cristiani a modo loro, altrettanto fantastico sarà anche il loro rapporto con le lettere greche. A meno che i fascisti siano anche amanti dell’umanesimo, della rivoluzione francese, di Garibaldi, di Bolivar e delle brigate internazionali della guerra civile spagnola, e non lo sappiamo.
La Rivoluzione del 1821 ha radici diverse: le rivolte conseguenti alla caduta di Costantinopoli e le guerre veneto-turche, le favolette delle nonne e l’eredità bizantina, il Rinascimento e le poesie di Goethe, militari e contadini, marinai e pirati, commercianti, mercenari stranieri, Decabristi, Erasmo e Pushkin, i romantici e la rivoluzione francese, i preti che insegnavano le lettere ai bambini, i borghesi greci di Costantinopoli che aprivano scuole da Trieste alla Cappadocia, le opere di Omero e le glorie degli antenati nascoste nei monasteri o stampate ex novo a Venezia o a Lipsia, i kleftes e gli armatoli, la poesia popolare, quella dotta, l’Erotòkritos di Creta e lo Stathis di Cipro, i nuovi martiri e i feriti, da Skilosofos a Kosmas di Aitolia, a Katsantonis, la questione anatolica, le bugie di Papaflessa e l’impiccagione del patriarca, i pellegrini stranieri alla scoperta delle antiche rovine, le carte di Rigas, molti sono i ruscelli che sono all’origine dell’impresa organizzata dai membri della Filiki Eteria, bagnata dal sangue di Diakos e dalle lacrime del valoroso Ibrahim, avvolta nelle fiamme della spada di Kolokotronis contro i diffidenti e sotto il segno dello stendardo delfiglio di Kalogrias.
La rivoluzione del 1821, figlia di quella americana e di quella francese, figlia di Plithona Ghemistos e di Lord Byron, in piedi di fronte alla Santissima Alleanza. Qualche anno dopo il 1821, nel 1848, l’intera Europa si incendiò e cosa sarebbe accaduto se la Grecia non avesse seguito l’esempio? Cosa sarebbe accaduto se la Rivoluzione fosse rimasta inconclusa? E se il nuovo stato greco fosse nato già morente con il trattato di Londra? La Rivoluzione ha lasciato in eredità sempre lo stesso popolo: “Akritas, Klefta e Palikari”, cantavano i partigiani durante l’occupazione, e la gente si è ridestata.
Che rapporto hanno dunque i rivoluzionari con i fascisti che sono l’anti-rivoluzione? Sono quello che in primo luogo ha ammazzato il 1821, sono la vergogna del popolo, i giannizzeri, gli spioni assoldati dai tedeschi, razzisti e corrotti.
Adesso imbrattano l’anniversario con la loro ignoranza, la loro misantropia e i loro discorsi da osteria. E poi? Sono effimeri, la Tracotanza ha sempre la sua Vendetta. Abituati alle canaglie come sono, i greci, con i loro lutti come guida, si riscattano ogni volta; non hanno seminato un seme infruttuoso i poeti, Kalvos e Solomòs, Ritsos e Sikelianòs, Gatsos, Elitis, Kariotakis, Karusos e Seferis – una sola poesia di Kavafis spazza via quaranta fascismi. E tra le spighe non mietute nei campi di grano della Toscana si alzeranno di nuovo, sempre si alzano, le antiche ombre armate fino ai denti e si schiereranno per la battaglia accanto ai sabotatori degli usurai, indirizzando le bestie verso il corretto e il giusto, secondo il buono ed il bello…
Originale in greco: enikos
Traduzione di atenecalling