Lo sciopero della fame dei migranti e dei rifugiati detenuti ha riportato in prima linea la “dimenticata” ma continua vergogna dei campi di concentramento. Nei campi di concentramento e nelle celle delle caserme di polizia, si sta spezzando ogni significato di dignità umana, ogni significato di civiltà. Tra l’altro, sono fatti significativi: che ad Amygdaleza i detenuti non abbiano avuto nemmeno un sapone per 2 mesi e mezzo, fatto che ha provocato un’epidemia di scabbia; che nella caserma di polizia di Drapetsona i detenuti impilati non sono potuti uscire nel cortile per mesi. I due tentati suicidi avvenuti nei giorni scorsi testimoniano il limite cui ha portato l’operazione “Zeus Xenios” e la ferocia del governo.
Le condizioni di detenzione, però, non sono l’unico aspetto vergognoso dei campi di concentramento. I campi assorbono in modo istituzionale la logica della condizione di eccezione, cioè quella logica su cui si basa il fascismo. I migranti e i rifugiati detenuti non sono sottoposti alla procedura penale (nota: si tratta di detenzione amministrativa), vengono incarcerati senza aver commesso alcun reato, la cui punizione corrisponderebbe a questa detenzione e, soprattutto, la durata della loro detenzione è indeterminata. In poche parole queste persone sono alla mercé dei desideri statali.
Ed è per questo che la lotta dei migranti e rifugiati detenuti deve diventare una questione che tocca ogni cittadino che si oppone alla fascistizzazione.
I campi di concentramento devono chiudere adesso!
Atene 9/4/13
Diktio
(Rete per il sostegno sociale dei rifugiati e dei migranti)
Fonte: diktio
Traduzione di Atene Calling
Segui Atene Calling su facebook e twitter
Guarda anche: