diktyo
La Rete per il Sostegno Sociale dei Rifugiati e dei Migranti è un’organizzazione creata con un’iniziativa presa dalla Rete per i Diritti Politici e Sociali (Diktyo) all’inizio degli anni ’90, quando i migranti hanno cominciato ad arrivare in Grecia, soprattutto dall’Albania e, dal 2000 in poi, anche dalle zone in conflitto, come i paesi del Medio Oriente e dell’Africa.
Ho incontrato Nasim Lomani, dell’Afghanistan, negli uffici del Diktyo, in una bella zona pedonale di Exàrchia. Durante la nostra conversazione, nella camera affianco, usata dallo “Steki Metanastòn” [il ritrovo dei migranti, n.d.t.] si sentivano le voci del quotidiano corso di greco. Il signor Lomanì è arrivato in Grecia circa otto anni fa e, oltre al suo interesse per l’immigrazione, è entrato a far parte del Diktyo vedendolo come un normale modo di integrazione sociale.
Là, nel cuore di Exàrchia, ho parlato con lui dei diritti dei migranti, degli attacchi a sfondo razziale e del fascismo, che lui stesso propone di distaccare dall’immigrazione, perché si tratta di un pericolo che riguarda più “parti” della società.
All’inizio, chiedo al signor Lomanì di dirmi alcune cose sulle attività del Diktyo: “Ci occupiamo dell’immigrazione in vari modi: di quanto sta succedendo lungo i confini e nei centri di detenzione per migranti, fino alla regolarizzazione, all’asilo e alla protezione dei gruppi vulnerabili, come sono i minori e le famiglie, in materia di casa, protezione e cure mediche. Nel nostro spazio abbiamo attività reali, come ad esempio lo Stèki Metanastòn che è uno spazio di coesistenza tra greci e migranti, che in un periodo di crisi economica offre corsi di lingua greca, inglese, tedesco e spagnolo, connessione internet gratuita e corsi di computer. Raccogliamo anche dei computer rotti, li ripariamo e li diamo ai migranti che ne hanno bisogno. In più c’è una cucina collettiva, dove cuciniamo e mangiamo tutti insieme, offrendo uno o due euro o anche niente, se qualcuno non ha proprio soldi”.
Chiedo se uno degli obiettivi principali del Diktyo sia quello di informare i migranti che arrivano in Grecia circa i loro diritti. “Credo che i migranti conoscano i loro diritti ed è per questo che la maggior parte di loro non vogliono rimanere qui, perché la Grecia non offre neanche il minimo. Ragazzi che sono nati qui, sono cresciuti qui, frequentano la scuola qui, parlano solo il greco e la Grecia è l’unico paese che hanno conosciuto, si trovano senza documenti. La maggior parte di loro vuole andarsene, andare in un altro posto, dove avranno dei diritti sostanziali rispetto ai documenti, ma anche al lavoro. Quindi noi li informiamo non tanto sui loro diritti, ovviamente anche su questo, ma piuttosto su come autotutelarsi.
“Oggi, nessuno ti può garantire, ad esempio, che Alba Dorata non entri in casa tua per rompere tutto, come fanno nei negozi dei migranti. In più, nel 50% dei casi registrati dall’ufficio dell’Acnur greco, l’attore di queste aggressioni è la stessa polizia. In queste condizioni conoscere i propri diritti potrebbe sembrare inutile. È più utile sapere come proteggerti, avere delle informazioni sulle ore e sulle zone che sono più pericolose.“Quanto più difficile diventa la situazione per la società, tanto più lo diventa anche per il Diktyo. Dal punto di vista economico ce la facciamo, pur non avendo alcun finanziamento – e ovviamente non facciamo parte di alcun partito – ci sono, però, solo spese di mantenimento. La difficoltà più grande è di carattere sociale: per anni abbiamo lottato per diritti di ‘lusso’, cioè rivendicando ancora di più. Oggi, però, dobbiamo lottare per quanto era stato già conquistato, per far sì che non si perda. Ci sono situazioni davvero molto difficili: i diritti dei detenuti, le torture, ma anche i pericoli di fronte ad ogni cosa diversa”.
Chiedo al signore Lomanì perché pensa che oggi ci sia un aumento del fenomeno della violenza a sfondo razziale. “C’è un po’ di tutto. L’aumento della violenza della società arriva come una conseguenza della crisi economica. Da un lato, le persone perdono il proprio lavoro, la propria casa, le loro famiglie e, dall’altro, l’estrema destra si basa proprio su tutti questi problemi aizzando la società contro le minoranze, come i migranti, i rom e gli omosessuali. Per quanto riguarda l’immigrazione, poi, la Grecia, com’è già noto, è una zona di transito, tra le più importanti in Europa. La gestione dei flussi migratori da parte della Grecia è ai limiti del rispetto dei diritti umani. L’Europa e la Grecia non fanno niente e adottano soltanto una politica repressiva, per dare il messaggio ai migranti che ‘siete arrivati nel paese sbagliato’, che ‘qui non vi troverete affatto bene’, vittimizzandoli. Il numero delle vittime di Alba Dorata e di altre bande di estrema destra e neonaziste è cresciuto molto, ormai non c’è il minimo quadro istituzionale di protezione in cui le vittime possano cercare protezione. Ci sono delle persone che sono state ripetutamente vittime di tali attacchi, ma non hanno potuto rivolgersi alla polizia, perché sarebbero state arrestate loro stesse, invece degli autori della violenza. Così si crea una situazione di insicurezza.
Prendete come esempio i rifugiati siriani, che arrivano in Grecia. Si tratta di famiglie, i cui maschi, in molti casi, sono morti durante la guerra o sono in prigione. Quindi, qui in Grecia arrivano famiglie con bambini, che sono costrette a dormire per strada, che vengono aggredite o che sono detenute nei centri di detenzione o nelle caserme di polizia, mentre normalmente dovrebbero essere pienamente protetti, in base al diritto internazionale”.
Il signore Lomanì mi spiega il punto morto della legislazione europea in materia di immigrazione e delle bande che se ne approfittano. “C’è il Regolamento di Dublino, che costringe il migrante a rimanere nel primo paese in cui arriva, e la Grecia è uno di questi. Qui, però, vengono ingabbiati non solo per colpa di tali accordi, ma anche per la mancanza di politiche e procedure nazionali in materia di migranti e di rifugiati. Non c’è un meccanismo di riconoscimento delle persone, ma nemmeno una discussione tra la Grecia e l’Unione Europea rispetto al perché la Grecia debba essere costretta ad accogliere tutti i migranti che arrivano e perché non possano essere distribuiti giustamente tra tutti i paesi. I pochi centri di accoglienza che c’erano sono stati chiusi per carenza di fondi, come il centro di Làvrio, quello di Salonicco, ecc. Non c’è una protezione minima, nemmeno per i bambini o per le persone disabili. Ed è così che è stato creato l’inferno della Questura per gli stranieri, in corso Pètru Ràlli, dove accettano ogni settimana poche domande di asilo politico che in realtà vengono vendute da alcune bande, tra cui anche di migranti stessi. In più, le persone che avevano un permesso di soggiorno da anni, lo stanno perdendo, perché esso è direttamente connesso con il lavoro, il numero di bolli e i contratti. Con la crisi economica, i primi a perdere il proprio lavoro e a non poter pagare tutti questi bolli sono i migranti. Così, in realtà, l’unica cosa che funziona alla perfezione è la procedura della loro clandestinizzazione.D’altra parte, c’è l’ascesa di Alba Dorata e del fascismo, che la società, lo stato e i media hanno erroneamente collegato all’immigrazione. Il fascismo ed il neonazismo non riguardano direttamente l’immigrazione, ma essa viene usata come il gradino per fare il passo in avanti. Gli attacchi nel centro di Atene sono diminuiti, ma sono aumentati quelli nella periferia del paese, si sono espansi ai rom, agli omosessuali, agli studenti delle scuole, ai lavoratori. Serve una risposta massiccia da parte della società, che disconnetta l’immigrazione dal movimento fascista, che dovrà essere affrontato come un pericolo che minaccia qualsiasi cosa, insieme al regime e ai principi stessi della società, conquistati da essa stessa.
Magari adesso la vittima più grande sono i migranti, ma se si continua così, i migranti se ne andranno. E allora nessuno potrà più parlare di “immigrazione clandestina”, dei lavori rubati dai migranti, ecc., dovranno trovare altri bersagli, altre vittime. E quali saranno? Una parte della società stessa. Saranno i disoccupati? Gli studenti universitari? Le donne? Gli omosessuali? Chiunque sia diverso in questa società? È un pericolo che ad un certo punto busserà alla porta di ognuno di noi. Se riuscissimo a “rompere” questa situazione, vedremmo che i fascisti sono meno di quanto pensiamo. Non sono tanti, ma la cosa brutta è che sono entrati nella gioventù, nelle facoltà, una cosa molto pericolosa, non solo adesso, ma per gli anni che verranno”.

Il membro del Diktyo ci sollecita tutti a sostenere la solidarietà sociale: “In un periodo di crisi è molto difficile avere delle soluzioni per gli obblighi economici, ma quel che bisogna fare è non chiudere gli occhi di fronte a quello che sta accadendo. Si devono creare delle soluzioni di sopravvivenza alternative, in cui non conti che una banca chiuda e in cui le persone possano coesistere insieme. Sono felice che siano state create delle strutture sociali autonome, come gli alimentari sociali, gli ambulatori sociali, le cucine collettive (come la nostra), nelle quali uno può mangiare con un paio di euro, mentre nel ristorante più economico ti servono almeno 15 euro. Le banche e il problema finanziario non dipendono dalla gente, sono decisioni che vengono prese nei grandi centri europei, ma la vita delle persone non deve essere connessa con tutto questo, possiamo sopravvivere anche senza di loro”.
Così me ne sono andato, lasciando indietro le voci dei migranti che continuavano a ripetere le parole imparate dalla loro insegnante, con il Calendario del Diktyo in mano. Anche voi potete averlo per sostenere le loro attività (qua potete vedere come). 
di Yorgos Kòkouvas
Fonte: in2life
Traduzione di Atene Calling