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Le continue rivolte e i tumulti nei centri di detenzione per migranti hanno attirato l’attenzione sulla questione della detenzione prolungata dei migranti su cui incombe un procedimento di espulsione.
Cinquemila persone arrestate nell’ambito dell’operazione chiamata eufemisticamente  “Zeus Xenios” sono detenute dall’agosto 2012 – da oltre nove mesi – nei nuovi centri di detenzione come le caserme abbandonate e le centrali di polizia costruite appositamente (Amygdaleza, Corinto ecc) ma anche nelle celle sotterranee delle caserme di polizia di tutto il paese (Drapetsona, Ellinikò, Aspròpyrgos ecc). Aspettano la loro espulsione, la cui esecuzione è però estremamente incerta, soprattutto per la mancanza di collaborazione da parte delle autorità diplomatiche dei loro paesi d’origine. Le condizioni di detenzione sono state fortemente criticate dagli organi internazionali, mentre è di conforto il fatto che dei giudici greci hanno recentemente deliberato che è inaccettabile che i detenuti non abbiano lo spazio neanche per dormire per terra.
Fino al 2009 il periodo di detenzione non poteva superare i tre mesi. Nell’estate 2009 però quando Dèndias [oggi ministro degli interni, n.d.t.] era al ministero della Giustizia il periodo è stato aumentato a sei mesi, con possibilità di ulteriore estensione per altri 12 mesi.
È vero che il prolungamento della detenzione per chi è in attesa di essere espulso è permesso dalla Direttiva europea 2008/115: questa direttiva però prevede frequenti procedure di riesame (trimestrali, in base alla L3907/2011 che l’ha recepita) dei motivi di detenzione, in base alla giurisprudenza delle corti europee, poiché questa può essere giustificata solo se è in atto la procedura di espulsione, la quale è realizzabile e possibile in un arco di tempo determinato.
I tribunali greci però rifiutano di eseguire quasi ogni controllo, nonostante la recente sentenza della Corte Amministrativa Suprema sull’incompatibilità della detenzione con il rispetto  della dignità dell’essere umano, creando così dubbi sul rispetto della dignità dei migranti da parte degli enti pubblici ufficiali.
Dallo scorso agosto, con Dendias ministro dell’Ordine Pubblico  e con l’incoraggiamento di Alba Dorata che sogna soluzioni definitive in materia di migranti, nei centri di detenzione si sta facendo un esperimento.
La detenzione, da mezzo per eseguire una decisione di espulsione, viene ormai usata come tortura, per costringere chi è in attesa di espulsione a contribuire egli stesso alla sua espulsione e per spaventare gli altri e spingerli ad abbandonare la Grecia. E’ per questo che vengono creati nuovi centri di detenzione, per contenere tutti coloro che vengono presi in tutta la Grecia nei pogrom della polizia; la creazione di centri del genere inoltre viene presentata anche come un investimento sullo sviluppo per le società locali che soffrono per la crisi.
Nei migranti hanno trovato i capri espiatori  cui far pesare i mali della nostra mala sorte, dimenticandoci però di chi ha contribuito allo sviluppo economico (in parte anche una bolla) del decennio 1990-2000. Abbiamo dimenticato che queste persone sono la parte più dinamica delle loro società, quella che cerca di progredire socialmente, e noi la chiudiamo in carcere costringendola a tornare indietro.
È un fatto che il continuo ingresso di migranti nel paese crei piccole crisi umanitarie e sfide da affrontare. Dobbiamo però domandarci se lo sviluppo attraverso la creazione annunciata di nuovi centri di detenzione e nuove carceri è quello che vogliamo per affrontare quelle sfide o se al contrario dobbiamo rivolgerci ad infrastrutture di integrazione e di ospitalità.
La “maledizione” della migrazione che ricevono i paesi del sud europeo ed in particolar modo la Grecia è parte del problema generale dell’Unione Europea, la creazione di uno sviluppo iniquo e la distribuzione di ruoli diversi tra gli stati membri. Noi dobbiamo riflettere se il ruolo che ci spetta sia quello del guardiano.
di Vassìlis Papadòpoulos (avvocato, membro del Gruppo degli Avvocati per i Diritti dei Rifugiati e dei Migranti http://omadadikigorwn.blogspot.gr/)
Foto: tvxs
Fonte: avgi.gr
Traduzione di Atene Calling