Turchia-prigione
Atene, 13 Aprile 2013 (IPS) – Zeki Gorbuz, un richiedente asilo turco in Grecia, che era stato arrestato il 12 febbraio, rimane tuttora in detenzione a causa di un mandato di cattura internazionale che le autorità turche hanno trasmesso alla Grecia solo un giorno prima della sua intervista per l’asilo politico. I media turchi hanno riportato l’arresto quasi subito, descrivendo Gorbuz come un militante della sinistra radicale, capo regionale del partito Marxista Leninista Comunista (MLCP), che il governo turco considera un’organizzazione terroristica.
Lo stesso giorno che Gorbuz è stato arrestato, anche Bulent Aytunc Comert, arrivato in Grecia come richiedente asilo nel 2002, è stato fermato. Nonostante il fatto che la sua domanda di asilo politico sia stata accolta già dal 2003 non è mai stata firmata dal ministero.

Marchiato dalle autorità turche come membro del DHKP-C (Partito/Fronte Rivoluzionario di Liberazione del Popolo), Comert è un fuggitivo. Era stato incarcerato nelle famose unità di isolamento, note anche come “Cellule Bianche”, per un’accusa prefabbricata di assassinio. 

“Membri di numerose organizzazioni della società civile e di gruppi di studenti [in Turchia] sono stati incarcerati, spesso in base a prove inconsistenti e alla legge anti-terrorismo, che può essere utilizzata per imputare come terrorista quasi qualsiasi forma di dissenso”. 

Gorbuz e Comert, come tanti altri dissidenti politici turchi e kurdi, sono venuti in Grecia per sfuggire alle persecuzioni. Oggi, si ritrovano bloccati nella terra di nessuno, sospesi tra il sistema greco di controllo delle migrazioni e di disciplina dell’asilo, altamente burocratizzato, ed un governo estremamente ostile in Turchia. 

Mentre diversi attivisti per i diritti umani avvertono dei gravi effetti che produrrà il piano della Grecia di estradare persone che necessitano protezione internazionale (grazie ad accuse criminali che, forse, sono state fabbricate dalle autorità turche), iniziano ad emergere informazioni circa un accordo segreto sulle riammissioni dei richiedenti asilo dalla Grecia alla Turchia. 

Secondo i riferimenti dei media turchi, l’incontro del 4 febbraio tra il capo della polizia turca, Mehment Kiliclar, e il capo della polizia greca, Nikolaos Papagiannopoulos, si è concluso con la promessa dell’ufficiale greco di smantellare in Grecia i kurdi e le “cellule di terrorismo turco” dei radicali di sinistra.

 

Un mese dopo, il 4 marzo, il Primo Ministro greco Antonis Samaràs ha visitatola Turchia in un incontro di alto livello con la sua controparte Recep Tayyip Erdogan a Istanbul. Qui i due capi di stato hanno firmato 25 accordi di cooperazione che coprono aree come la salute, il turismo e la lotta contro l’immigrazione illegale.

 

In quello stesso giorno, l'”Ankara Strategic Institution” segnalava che (pointed out) l’investimento privato turco in Grecia è stato usato come uno strumento di pressione per promuovere l’accordo sull’estradizione. Sono seguiti altri rapporti (More reports) che si riferiscono alla preparazione delle estradizioni. Ma il governo greco non ha ancora risposto a nessuno di questi. 

Oltre a Gorbuz e Comert, altri tre richiedenti asilo sono stati arrestati da Febbraio. Tra questi Meric Serkan il 14 Febbraio, Fadik Adauman il 26 Febbraio e Huseyin Cakil il 6 Marzo. Tutti questi arresti sono voluti dalle autorità turche per “attività terroristiche”. Secondo il Consiglio Greco per i Rifugiati tutte e cinque queste persone sono state vittime di torture durante la loro detenzione in Turchia.

 

Il gruppo di attivisti “Movimento perla Libertà e i Diritti Democratici” (KEDDE), che ha messo in luce l’accordo tra le autorità turche e quelle greche, sostiene che non ci sarà alcuna garanzia per la sicurezza dei dissidenti turchi se saranno costretti a tornare.

 

“Le persone che vengono arrestate sotto la legge anti-terrorismo turca sono sottoposte ad una detenzione lunga, con un limite indeterminato, non hanno accesso nemmeno alle loro cartelle fino al momento del loro processo (che può tenersi anche due anni dopo)”, secondo una dichiarazione del gruppo (statement).

 

“Potrebbe anche significare che saranno sottoposti alla giurisdizione e alla decisione di corti speciali, per le cui operazioni la Turchia è già stata condannata molte volte dalla Corte Europea per i Diritti Umani di Strasburgo, perché questi tribunali fanno uso di ‘prove’ e di confessioni ottenute attraverso l’uso di torture”.

 

Il caso di Cakil è stato processato nella città greca di Salonicco e, visto che la sua richiesta di asilo è stata informalmente accettata e che pende l’approvazione del ministero, la richiesta di estradizione è stata respinta. 

Gorbuz e Comert, fermati a Patrasso a circa215 km ad ovest di Atene, sono stati risparmiati dall’estradizione, ma adesso dovranno affrontarela Corte di Appello.

 

Dato che la maggior parte dei casi penderanno per mesi o anche per anni prima di arrivare in tribunale, lasciando anche da parte la decisione, questa “risposta veloce delle autorità greche è indicativa degli interessi politici (sia greci che turchi) presenti dietro a questi casi” ha dichiarato all’agenzia IPS l’avvocato Dimìtris Sarafianòs, membro dell’Associazione Europea degli Avvocati perla Democraziae i Diritti Umani Globali.

 

Lo stesso avvocato ritiene “strano” che il pubblico ministero del tribunale di secondo grado abbia appellato la decisione perché in “contraddizione assoluta con il fatto che il P.M. del tribunale di Primo Grado aveva sottolineato che le accuse erano gravemente infondate, chiedendo la continuazione della detenzione di uno dei rifugiati (Gorbuz)”.

 

“Viste le voci persistenti circa un accordo segreto tra i due primi ministri, Samaràs ed Erdogan, che riguarda l’estradizione di richiedenti asilo in Turchia, è ovvio che il governo greco è pronto a violarela Convenzione di Ginevra” dice l’avvocato. 

Secondo Sarafianos, che aveva partecipato ad una missione d’inchiesta (fact-finding mission) dell’ ELDH in Turchia, oltre 10.000 cittadini di origini kurde sono attualmente imputati, così come anche numerosi sindacalisti turchi del settore privato e pubblico, professori e studenti (students) universitari, nonché avvocati difensori dei diritti umani.

 

L’accordo di estradizione che si sta portando avanti insieme alle autorità greche, che sembrano esserne parte, e il pacchetto di questa continua ondata di detenzioni e di arresti di dissidenti politici, nonché di persone sospettate di essere membri del DHKP-C (etichettata come organizzazione terroristica dalla Turchia, gli Stati Uniti e l’Unione Europea) e di membri dell’Associazione Contemporanea di Avvocati turchi (CHD).

 

All’inizio di quest’anno, Erdogan si era affrettato a collegare il DHKP-C con una bomba esplosa (bombing) all’ambasciata degli Stati Uniti di Ankara.

 

Il professor Kerem Oktem, esperto di politica turca contemporanea e ricercatore presso il Centro di Studi Europei all’Università di Oxford, ha detto all’IPS che nonostante la detenzione “avesse causato un grande grido di protesta molte tra le persone arrestate sono personalmente connesse con il DHKP-C, che si è assunto la responsabilità per la bomba alla sede del Partito perla Giustizia e per lo Sviluppo e al ministero della giustizia ad Ankara, l’11 di marzo”. 

Anche se Okterm riconosce che “membri di varie organizzazioni della società civile e di gruppi di studenti sono stati incarcertati, spesso con prove inconsistenti e sulla base della legge antiterrorista (anti-terrorism law) che può essere usata per accusare quasi ogni forma di dissenso come terrorismo”, crede che sarebbe ingiusto caratterizzare la repressione come diretta esclusivamente contro voci civili dissidenti. 

Spesso l’obiettivo è quello di individuare “gruppi ed individui che mantengono dei rapporti con dei veri gruppi di terroristi”, ha detto.
di Apostolis Fotiadis
Fonte: ips
Traduzione di Atene Calling
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Greece Becomes Outpost in Turkey’s “Anti-Terror” Campaign

 
ATHENS, Apr 13 2013 (IPS) – Zeki Gorbuz, a Turkish asylum seeker in Greece, who was arrested on Feb. 12, remains detained today due to an international warrant that was transmitted by Turkish authorities to Greece just one day before his asylum interview. Turkish media were quick to report the arrest, describing Gorbuz as a radical leftist and regional leader of the Marxist Leninist Communist Party (MLCP), which has been designated as a terrorist organisation by the Turkish government.
On the same day that Gorbuz was detained, Bulent Aytunc Comert, who arrived in Greece as an asylum seeker in 2002, was also arrested. His request for asylum was approved in 2003 but was never cleared by the ministry of police.
Branded by Turkish authorities as a member of the Revolutionary People’s Liberation Party-Front (DHKP-C), Comert is a fugitive. He was imprisoned in the notorious solitary confinement units known as the “White Cells” on what he says was a fabricated murder charge.
Having come here to escape persecution, Gorbuz and Comert, like many other Turkish political dissidents and Turkish Kurds, are now stuck in no-man’s land, suspended between the highly bureaucratic Greek immigration and asylum system, and an extremely hostile government in Turkey.
Indications of a secret deal to return asylum seekers in Greece to Turkey are surfacing, while human rights activists warn of the grave impacts of Greece’s plan to extradite persons in need of international protection against criminal charges that might be fabricated by Turkish authorities.
According to Turkish media reports, a Feb. 4 meeting between Turkish Chief of Police Mehmet Kiliclar and Greek Police Chief Nikolaos Papagiannopoulos ended with the Greek official’s promise to dismantle Kurdish as well as radical leftist “Turkish terrorist cells” here.
A month later, on Mar. 4, Greek Prime Minister Antonis Samaras visited Turkey for a high profile meeting with his counterpart Recep Tayyip Erdogan in Istanbul, where the two heads of state signed 25 cooperation deals covering areas such as health, tourism and fighting illegal migration.
 
That same day, the Ankara Strategic Institution pointed out that private Turkish investment in Greece has been used as a pressure tool in order to promote the deal on extradition. More reports followed referring to preparations for extraditions but the Greek government is yet to responded to any of them.
Besides Gorbuz and Comert, three more asylum seekers have been arrested since February, including Meric Serkan on Feb. 14, Fadik Adauman on Feb. 26 and Huseyin Cakil on Apr. 6. All are wanted by Turkish authorities for “terrorist activity” and, according to the Greek Council for Refugees, all five have been victims of torture during their detention in Turkey.
The activist group Movement for Freedom and Democratic Rights (KEDDE), which has been a whistleblower on the deal between Turkish and Greek authorities, says there is no guarantee of Turkish dissidents’ safety if they are forced to return.
“People arrested under the Turkish anti-terror law are subject to a long detention with an indefinite time limit and with no access to their case file until the beginning of the trial (which could be situated two years later),” according to a statement on the group’s website.
“It might also mean they become subject to the jurisdiction and judgment of special courts, for the operation of which Turkey has been several times condemned by the European Court of Human Rights in Strasbourg, since these courts make use…as means of ‘proof’ confessions extorted through torture.”
Cakil’s case was tried in the Greek city of Thessaloniki and, given that his asylum claim has been informally accepted and is pending ministry clearance, the move to extradite him was denied.
Gorbuz and Comert who were apprehended in Patras, about 215 kilometres west of Athens, were also spared extradition but they will now have to face a court of second instance.
Given that most cases here take months or even years just to reach court, let alone a decision, this “rapid response by Greek authorities…is indicative of political interests (both Greek and Turkish) behind the cases,” lawyer Dimitris Sarafianos, member of the European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights (ELDH), told IPS.
He believes it “strange” that the prosecutor of the court of second instance appealed the decision in “absolute contradiction with the fact that the prosecutor of the hearing had pointed out that the charges were heavily unfounded, requesting for the continuation of the detention of one refugee (Gorbuz).”
“Given the persistent rumours referring to a secret agreement between the two Prime Ministers, Samaras and Erdogan, concerning matters of extradition of asylum seekers to Turkey, it is clear that the Greek government is prompt to violate the Geneva Convention,” the lawyer said.
According to Sarafianos, who participated in an ELDH fact-finding mission to Turkey, over 10,000 citizens of Kurdish origin are currently faced with charges, as are scores of Turkish unionist in the private and public sectors, professors, students and lawyers defending human rights.
The extradition deal currently being worked out the with Greek authorities appears to be part and parcel of this ongoing wave of detentions and arrests of political dissidents as well as suspected members of the DHKP-C – branded a terrorist organisation by Turkey, the United States and the European Union — and members of Turkey’s Contemporary Lawyers Association (CHD).
Earlier this year, Erdogan rushed to connect the DHKP-C with the Feb. 1 bombing of the U.S embassy in Ankara.
Dr. Kerem Oktem, expert on contemporary Turkish politics and research fellow at the European Studies Centre at the University of Oxford, told IPS that although the detentions “caused a great outcry…many of the arrested people are intimately related to the DHKP-C, which took responsibility for the bombing of the Justice and Development Party (AKP) headquarters and the Justice Ministry in Ankara on Mar. 11.”
Although Oktem acknowledges that “members of several civil society organisations and student groups have been put into prison, often on flimsy evidence and based on the anti-terrorism law that can be used to charge pretty much any form of dissent as terrorism”, he believes it would be incorrect to characterise the crackdown as being directed solely against dissenting civil voices.
Often it is aimed at apprehending “groups and individuals that maintain relations with real terrorist groups”, he said.
Published on: ips