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Quattro i tentativi di suicidio registrati nei primi giorni tra gli 800 migranti in sciopero della fame per denunciare l’insensatezza, l’abusività e l’illegalità della loro detenzione
Ieri [9.4.2013, n.t.d]sono stati almeno due i tentativi di suicidio avvenuti nel centro di detenzione per migranti di Amygdaleza, nel terzo giorno di sciopero della fame intrapreso da più di 800 detenuti, migranti e rifugiati, che protestano da sabato contro il prolungamento abusivo, insensato e illegale del loro periodo di detenzione. 
Ha bevuto lo shampoo 
Secondo le informazioni del giornale “Ef.Syn”, un detenuto ieri ha tentato di impiccarsi ed un altro, dopo aver bevuto una bottiglia di shampoo, è stato portato in ospedale, dove è stato sottoposto a una lavanda gastrica. Domenica hanno tentato il suicidio altri due detenuti, uno ingerendo anche lui dello shampoo e l’altro tagliandosi le vene con un vetro rotto. 
Quest’ultimo è stato incontrato ad Amygdaleza dalla deputata di Syriza Vassilikì Katrivanou e dalla sua collaboratrice del Gruppo Parlamentare Eleni Spathanà. ” È al limite delle forze. È detenuto in ostaggio da sette mesi e mezzo” ci hanno detto. Si tratta di un trentenne pakistano laureato in Scienze Economiche che parla perfettamente l’inglese, detenuto da settembre nonostante avesse chiesto di tornare volontariamente al proprio paese. 
Alcuni detenuti che hanno cominciato lo sciopero della fame già da giorni ieri sono svenuti e sono stati trasferiti all’ambulatorio del centro. Secondo alcune informazioni, anche altre persone detenute in altri centri di detenzione e nelle caserme di polizia sono in sciopero della fame. 
Più passa il tempo, più i detenuti di “Xenios Zeus” cominciano a rendersi conto dell’incubo kafkaniano di cui sono protagonisti: una detenzione che può arrivare fino a diciotto mesi solo per un’infrazione di carattere amministrativo, contro ogni buon senso. Sono detenuti in attesa dell’attuazione del provvedimento di espulsione, ma molti di loro in base alle convenzioni internazionali non possono essere espulsi ed altri, anche se vorrebbero, non vengono allontanati per problemi burocratici ed economici dello stato greco. 
Le condizioni di detenzione che vengono descritte in un’interrogazione parlamentare presentata venerdì da quindici deputati di Syriza ai ministri dell’Ordine Pubblico e della Sanità superano il limite della disumanità: i detenuti non hanno sapone da più di due mesi, non possono avere alcun contatto con i loro parenti e i loro avvocati, portano gli stessi vestiti con cui erano stati arrestati e non sono stati informati sulla durata e i motivi della loro detenzione. “Subiscono una tortura di durata indeterminata, che viola palesemente la legislazione internazionale, comunitaria e nazionale” sottolineano i deputati firmatari. 

 

Fino alla libertà 
“Non ho fatto niente, non ho ucciso nessuno, non ho rubato. Mi trovo qui solo per i documenti”. “Voglio uscire”. “Non fermiamo lo sciopero della fame fino a quando non veniamo liberati”. “Vogliamo il vostro aiuto”. Parole di ansia, disperazione e determinazione pronunciate dai detenuti in sciopero della fame di Amygdaleza in una conversazione al telefono con il KEERFA [Movimento Uniti contro il razzismo e la minaccia fascista, n.d.t], che è stata pubblicata proprio ieri. 

“Si tratta di campi di concentramento di tipo nazista e questo è stato verificato anche con i pogrom contro i tossicodipendenti, contro chiunque viene considerato un rifiuto dalle politiche razziste. Vogliamo l’asilo per i rifugiati e la regolarizzazione dei migranti. Invitiamo i sindacati, i partiti della sinistra, i sindacati del settore della sanità, l’Associazione dei medici ospedalieri di Atene e del Pireo, l’Associazione nazionale del personale ospedaliero, gli ordini degli avvocati, le organizzazioni internazionali a sostenere questa mobilitazione”, riporta nel suo annuncio il KEERFA. 
di Dimìtris Aggelìdis 
Fonte: efsyn.gr
Traduzione di Atene Calling


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