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NESSUN RIFUGIATO NELLE MANI DEI SUOI PERSECUTORI
Denunciamo l’attacco generalizzato lanciato dalle autorità greche contro i rifugiati politici turchi e kurdi che si trovano nel paese, con arresti, persecuzioni e arresti, fermi e (inutili) operazioni spettacolari, volto a creare un clima di paura e di dubbio nei confronti delle loro strutture e delle loro organizzazioni.
È più che ovvio che il governo greco sta realizzando un piano speciale di repressione e applica accordi di cooperazione con la Turchia con l’obiettivo di reprimere ogni forma di dubbio e di appiattire ogni memoria di resistenza, ma anche di indebolire la solidarietà riservata dalla società ai militanti.
Nel frattempo, da febbraio, in Grecia viene nascosto ciò che è già di dominio pubblico in Turchia, dove gli articoli dei giornali non esitano a riferirsi ad accordi segreti, a preannunciare arresti e a pubblicare nomi ed informazioni che convincono ormai che generalità dalle cartelle dei richiedenti asilo in Grecia sono stati dati alle autorità turche, nonostante il fatto che ciò sia contrario alle Convenzioni internazionali e agli obblighi del paese e in un’assoluta sottomissione allo spirito di tradimento e di scambio che viviamo nell’era dei Memoranda.
Questo risulta anche dalla provocatoria velocità con cui la Turchia si è lamentata della decisione della Corte d’Appello di Patrasso, per il rigetto delle accuse sostenute e per il rifiuto delle richieste di estradizione dei due rifugiati verso un paese, la Turchia, in cui lo stato “profondo” continua a controllare tutti meccanismi istituzionali, a distanza di molti anni dalla caduta della dittatura, dove esistono ancora Tribunali Speciali, torture e processi per motivi ideologici, dove studenti universitari, sindacalisti, avvocati ed intellettuali affrontano delle persecuzioni vendicative e migliaia di persone si trovano nelle carceri in base a sentenze ripetutamente messe in dubbio da organismi internazionali.
E mentre oggi si fa apertamente pressione sull’autorità giudiziaria per cambiare le sue decisioni, il Ministero continua a tenere in ostaggio decine di rifugiati, rifiutando di completare la procedura di asilo politico che meritano, prolungando per loro lo stato di incertezza, in alcuni casi per più di dieci anni.

L’asilo politico è un diritto, non è una concessione.
Dimostriamo la nostra solidarietà ai militanti perseguitati.
Venerdì mattina tutti di fronte alla Corte Suprema (Areios Pagos), dove sarà discussa l’ennesima richiesta della Turchia di estradare i due militanti.

Nessun rifugiato politico deve essere estradato in Turchia.

La campagna di intimidazione non passerà.
Fonte: diktyo
Traduzione di Atene Calling


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