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Lo “scontro” tra il giornalista Tràgkas ed “Ellinofrènia” è un’occasione eccezionale per parlare di un tema che penso non sia mai stato discusso a dovere. Quale tema? Il ruolo dei media nella promozione del fascismo. Il titolo potrebbe essere anche “il ruolo dei media nella promozione, la difesa, la copertura e la tolleranza del fascismo”. Non di Alba Dorata. DEL FASCISMO.
Ed è proprio necessario discutere di tale tema, perché il fascismo non è ancora diventato un’altra ideologia, un’altra mozione, non è ancora un altro partito. É noto a tutti  che c’è un’agenda nascosta, ci sono altri fini,  altri piani dietro il rassicurante amor di patria e la “purezza greca”. Non è la prima volta che l’umanità affronta il mostro.
Questo i giornalisti esperti lo sanno. Come lo sanno anche i dirigenti dei canali televisivi e i rappresentanti della classe dirigente del paese. Nonostante ciò, nel nome dell’audience commettono un crimine contro la società. Perché non mostrano le azioni assassine dei fascisti agli occhi dei telespettatori, ma il volto puro ed umano del fascista, senza però mostrare anche il suo volto odioso. Perché c’è anche questo. Soprattutto questo.
Qualche tempo fa e in occasione della distribuzione di beni alimentari da parte di Alba Dorata ai residenti greci della zona di Aghios Panteleìmonas, un canale televisivo di “life style” ha colto l’occasione per fare un servizio su un deputato del partito, presentandolo come un bravo ragazzo, che vive con i suoi e quando era piccolo voleva imparare a ballare. Alcuni giorni dopo abbiamo visto un video con immagini dal matrimonio di un altro deputato, con canti e balli.
Ricordiamo l’articolo di un giornale domenicale che presentava il bravo fascista che accompagna la vecchina al bancomat a prelevare i soldi per proteggerla dai ladri. Poi, però, si è scoperto che quel bravo fascista era parente della vecchina e che era stata tutta una recita per fini propagandistici…
Chiunque faccia zapping tra i programmi notturni dei canali secondari trova  ospiti fascisti che presentano le loro idee, senza ovviamente che alcun giornalista faccia loro qualche domanda per esempio sugli omicidi  dei migranti  o su altre azioni violente. E se lo chiede, si accontenta poi di una risposta dell’intervistato del tipo: “noi non facciamo cose del genere”.
Questi sono solo alcuni esempi del trattamento rilassante riservato ai rappresentanti di idee fasciste, invitati o ospiti nei canali TV. A parte tutto il resto, non vengono nemmeno seguite le regole fondamentali della deontologia giornalistica..
Qualcuno dirà anche che i canali hanno sempre funzionato così. Con uno stile leggero, avevano tutti un unico criterio: l’audience. Questo succedeva allora. Oggi, però, c’è la violenza: è il fattore che cambia il contesto. É quell’elemento che non può essere trascurato da nessuno.
Non mi illudo che questi media in particolare riveleranno mai il ruolo di un partito fascista. Succederà proprio il contrario, come già sta iniziando a succedere. I media, che servono il sistema esistente per la sua conservazione, tengono nella bambagia i cani da guardia del sistema esistente. Adesso, ma anche nel momento cruciale in futuro, l’ideologia e la pratica fascista saranno chiamate ad imporre l’ordine per poter mantenere certi interessi e situazioni. Spero e credo che il popolo lavoratore e militante reagirà, perché solo noi possiamo essere l’eccezione della storia…
Fino a quel momento, il lavoro sporco sarà fatto dai cani da guardia in televisione…
di Thìmios Kalamoùkis
[10-04-2013]
Traduzione di Atene Calling