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Molta preoccupazione è stata provocata ai quattro obiettori di coscienza, che hanno voluto svolgere il servizio militare alternativo, dalla composizione della commissione che li ha esaminati. Erano infatti assenti i due professori di sociologia, la cui presenza è invece prevista dalla legge.
di Dimìtris Aggelìdis
Lunedì, quattro obiettori di coscienza che hanno chiesto di svolgere il servizio militare alternativo e si sono recati al Pentagono per le domande orali che servono a controllare se si tratti di obiettori (è questa la scusa che giustifica l’esistenza stessa della commissione), si sono trovati di fronte a pratiche che ricordano più il controllo ideologico svolto dai regimi militari, che i metodi di uno stato di diritto.
I quattro cittadini, membri dell’Associazione degli Obiettori di Coscienza, si sono resi conto – a sorpresa – che dai cinque membri della commissione mancavano i due professori di scienze sociologiche. In questo modo, gli esami sono stati svolti da due militari e da un personale dell’Avvocatura dello Stato.
Superiorità militare
“Quali speranze può avere un antimilitarista quando la sua coscienza viene interrogata ed esaminata da due militaristi? La loro superiorità numerica (due voti contro uno) di fronte al presidente della commissione (personale dell’Avvocatura dello stato) prova che il diritto all’obiezione di coscienza non esiste”, sostiene l’Associazione.
Inoltre, a partire dalla composizione della commissione, le domande sono state ancora più vaghe, fuorvianti, ostili ed esagerate del solito. Dato che la commissione ha respinto in passato numerosi interessati senza alcuna giustificazione della sua decisione, tranne qualche fase stereotipata, è legittima qualsiasi preoccupazione.
Tra l’altro, l’intera procedura a cui vengono sottoposti gli obiettori di coscienza che vogliono svolgere un servizio alternativo è disegnata in modo da scoraggiare gli interessati, anziché agevolarli, nello svolgimento di un diritto costituzionalmente riconosciuto. A parte il periodo elevato della leva alternativa (15 mesi), gli interessati vengono sottoposti ad ulteriori ritardi e fatiche, fino all’eventuale accoglimento della loro domanda. Quest’anno, ad esempio, nonostante alcuni interessati avessero presentato domanda ad agosto, la commissione si è riunita solo lunedì scorso. In più, chi vive nella periferia deve pagare autonomamente un viaggio obbligatorio per la capitale, visto che gli esami vengono svolti solo ad Atene, tra l’altro proprio dentro il Pentagono, uno spazio che non può in nessuno modo essere considerato neutro.
Se teniamo in mente anche la recente tattica di trascinare continuamente gli obiettori di coscienza di fronte ai tribunali militari, mentre vengono già processati per lo stesso “continuo” crimine della renitenza, sembra che, per quanto riguarda il diritto all’obiezione di coscienza, la Grecia stia tornando indietro, verso altre epoche. Questo risulta anche dall’annuncio severo dell’Associazione: “La retromarcia continua e la cenere negli occhi degli europei per il presunto rispetto del diritto all’obiezione di coscienza contro la leva obbligatoria, costituiscono una vergogna per l’Elledistàn europeo [modo dispregiativo per parlare della Grecia, n.d.t.] e un’offesa all’Unione Europea recentemente premiata con il Premio Nobel per la Pace. […] Invitiamo tutti coloro che sono d’accordo che la coscienza (tanto più quella di un antimilitarista) non debba essere esaminata, interrogata, né processata, di chiedere l’abolizione di questa Commissione di Inquisizione e il libero esercizio del diritto ad una leva alternativa o servizio sociale senza “imparziali interrogazioni da militari!”.
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Domande o presa in giro!
Queste sono alcune domande alle quali devono rispondere i candidati alla leva alternativa, perché sia esaminata la sincerità della loro coscienza. Confusione, elementi fuorvianti, estorsione sentimentale, inquisizione assoluta sulle loro idee politiche e sociali, ma anche indagine sulle vicende familiari e personali:
– Partecipate alle manifestazioni? In quale partito ti riconoscete?
– Cosa avete da dire sulla rivolta di Dicembre 2008?
– Qual è la vostra opinione sulla patria?
– Se tutti si comportassero come voi, nel 1821 la Grecia non si sarebbe liberata..
– La leva militare è obbligatoria secondo la Costituzione. Non siete d’accordo con la Costituzione?
– Come spiegate l’esistenza di eserciti in un’organizzazione pacifica come sono le Nazioni Unite?
– Cosa fareste nel caso in cui la Grecia proclamasse parzialmente l’EEZ (Exclusive Economic Zone) nel mar Egeo?
– A parte l’offerta sociale della leva alternativa, potete offrire anche all’esercito, consigliando da più grande, ad esempio, i soldati di non tremare di fronte ai loro superiori. Perché non lo fate?
– Qual è l’opinione della sua famiglia sulla sua scelta di non fare la leva militare?
– Ha un fratello?
– Suo fratello ha fatto il servizio militare nell’esercito greco?
– Se suo fratello venisse chiamato a combattere in caso di guerra, come vi sentireste se lui combattesse e voi rimarreste seduti sicuri indietro?
– Quando appare la violenza nell’età infantile?
– Se un ragazzo non obbedisce alle regole, come intervenite?
– Parlateci un po’ delle persone che frequentate e del loro atteggiamento verso la vita.

Fonte: efsyn

Traduzione di Atene Calling