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Se il salario fosse un indice di democrazia, da domenica sera i partiti dell’arco “costituzionale” dei memoranda distano 4 euro e 60 centesimi dai neonazisti.
Gennaio scorso, rispondendo ad una domanda di Alèxis Tsìpras in Parlamento, l’indimenticabile Loukàs Papadìmos [primo ministro del governo tecnico, n.d.t] avvertiva che “il governo non può non esaminare il ruolo del costo del lavoro”. Vi ricordate del ragionamento invincibile: “I disoccupati non hanno un salario minimo, né la tredicesima e la quattordicesima, e dobbiamo preoccuparci anche di questo”. Tra l’altro, come aveva detto lui stesso, “è preferibile avere delle aziende aperte con salari più bassi, che aziende chiuse e più disoccupati”. In ogni caso, non c’era alcun motivo di preoccupazione: dal riesame delle distorsioni [sic!] sarebbero comunque rimasti esclusi quelli con un salario basso, in un periodo dove il salario minimo, almeno sulla carta, si trovava sugli 876,62 (vedi qui).
Quindici mesi dopo il signor Papadìmos è stato ampiamente superato. È assente, ma non se ne è mai andato. Mentre gli inutili salari sono stati aboliti, mentre il salario minimo è stato ridotto ulteriormente e mentre la disoccupazione invece di calare è cresciuta verticalmente, il processo della votazione della multi-legge ha dimostrato ancora una volta con quanta facilità l’orrore possa essere imposto come fosse una dimostrazione di sensibilità. Con una rettifica inaspettata, la ciliegina sulla torta del procedimento-express con cui il “tempio della Democrazia” [il Parlamento greco, n.d.t.] è diventato di nuovo il tirapiedi della maggioranza, il salario minimo garantito è stato abolito. 170 deputati hanno votato a favore, come mezzo per far fronte alla disoccupazione, al funzionamento dei programmi dell’Amministrazione Comunale con salari di 490 euro, facendo sì, tra l’altro, che i guadagni mensili per i lavoratori sotto i 25 anni non superino i 427 euro. Piccolo dettaglio: tra quei 170 dotati di evidente “sensibilità sociale”, sono stati contati orgogliosamente anche i deputati della Sinistra Democratica (DI.MAR). Nonostante si tratti degli stessi che, pochi mesi fa, avevano rifiutato di votare le riforme sul lavoro imposte dal terzo Memorandum..
Ci vuole troppo sforzo per valutare con sobrietà quel che è successo domenica sera – e non ci riferiamo nemmeno alla riduzione delle imposte assicurative, al mantenimento dell’imposta straordinaria sulla casa, alla liberalizzazione delle professioni o all’accelerazione dei licenziamenti nel settore pubblico, grazie a cui ritornano anche le persecuzioni per motivi ideologici. Ci vuole tanta sobrietà, almeno pari al cinismo con cui viene imposto, come strumento per aiutare i disoccupati, il peggioramento della vita dei lavoratori ed il patrocinio statale allo sfruttamento dei padroni, dei proprietari di schiavi.
Ci vuole tanta sobrietà, quanta è la stupidaggine criminale che pretende di considerare la distruzione del salario minimo come uno strumento per abbassare la disoccupazione, per sostenere le aziende, per aumentare il consumo, per promuovere lo sviluppo o rafforzare le entrate. Per essere sincero, credo che non sia nemmeno questo il nodo centrale. La questione principale è di portare avanti la meccanica sociale del Memorandum. In questo modo, magari nelle condizioni salariali dell’Europa dell’Est, si convinceranno finalmente gli investitori a venire in Grecia. Ma con cosa compreranno i prodotti i lavoratori da 427 euro al mese? Rimane il dubbio.
Insisto: ci vuole molto sforzo e altrettanta ferocia per abbellire l’orrore, nonostante l’elegante busto parlamentare che gli ha messo la maggioranza di questo Parlamento. Tanta ferocia quanto dire ad una persona di 25 anni che lavorerà per uno stipendio uguale a quello che, fino ad ora, era il sussidio di disoccupazione. Tanta ferocia quanto far fronte alla disoccupazione creando eserciti di persone che si accontenteranno della sopravvivenza, che faranno di tutto per questa: un programma di lavoro nell’Amministrazione Locale, anche se solo con 400 euro, non è meglio del nulla?
La misura di quanto ha votato domenica sera il Parlamento è stata data da Vassilis Papastergìou, in un suo commento su Facebook: “Nel 2008 lo sciopero dei lavoratori della terra a Manolàda aveva portato all’aumento della paga giornaliera a 23,50 euro al giorno. Allora parlavamo di ‘schiavi moderni’. Oggi il Parlamento ha fissato quella stessa paga a 19,60 euro”. Altri, sulla stessa frequenza d’onda, hanno paragonato il nuovo salario quotidiano ai 15 euro che prevede l’ufficio di collocamento di Alba Dorata “solo per greci”.
É di cattivo auspicio, ma purtroppo si tratta proprio di questo: da domenica sera, i partiti della democrazia liberale distano dai neonazisti 4 euro e 60 centesimi.
di Dimosthènis Papadàtos – Anagnostòpoulos
Traduzione di Atene Calling