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Si compiono oggi tre anni dalla morte di tre persone, una delle quali incinta, nella filiale della Marfin Bank, nel centro di Atene. Purtroppo non sono in molti a ricordarsi di quei momenti, visto che anche oggi stiamo tutti a festeggiare la Resurrezione di Gesù con agnelli, kokorètsi [piatto tipico della tradizione pasquale greca, n.d.t.] e foto postate su instangram.

Pochi giorni fa si è aperto il processo contro gli imputati per le azioni criminali che hanno portato alla morte di quelle persone, ma neanche questa notizia è rimasta a lungo tra quelle dell’attualità, visto che l’obiettivo di attaccare chi quel giorno aveva osato manifestare, e non bruciare delle persone, è già stato raggiunto.

Dal primo momento tutti i mezzi di contro-informazione hanno parlato di carenze determinanti dell’edificio dove si trovava la banca, mentre durante il corteo si era saputo che l’ordine dall’amministrazione della banca era stato “chi se ne va prima del previsto perché ha paura di incidenti non rimetta piede al lavoro domani”.

Alla fine, tutti gli impiegati sono tornati al lavoro il giorno dopo, mentre tre di loro non sono più tornati alle loro case e ai propri cari. 

Sono decine i testimoni oculari del momento dell’attacco alla banca, mentre il materiale fotografico dei passanti e delle camere di sorveglianza è stato posto sin dall’inizio a disposizione della polizia. Eppure i responsabili dell’incendio sono ancora liberi.

La morte di quelle persone è stata profanata da tutti i media. La Marfin Bank è diventata la bandiera dei “riformisti” e le persone che non ci sono più si sono trasformate in “vittime dell’illegalità e della violenza che il Memorandum e il governo sono venuti a sopprimere”. 

Attualmente alla sbarra sono le persone che in quei momenti hanno deciso di proteggere gli interessi della banca – la cui amministrazione si è complimentata per la loro iniziativa di salvare gli assegni dei loro clienti dall’incendio – e coloro che hanno approvato il funzionamento di un edificio-trappola.

Nessuno però dimentica che il direttore della banca è un impiegato che eseguiva ordini. Nonostante ciò, anche il suo superiore è libero, insieme ai responsabili dell’incendio.

La polizia brancola ancora nel buio, nonostante la quantità di informazioni e testimoni a disposizione.

Può essere indelicato, specie nel momento in cui ci sono dei morti, fare dei paragoni, però se si osserva cosa ha fatto lo stato per trovare i responsabili dell’incendio alla Marfin Bank e cosa invece sta facendo per trovare i responsabili dell’attacco incendiario al cantiere di Skouries (Salonicco), si capirà quali sono le sue priorità.

Quelle persone non ci sono più, questo non cambia. Le filiali della banca erano rimaste chiuse per lutto, il giorno successivo all’incendio, la gente ha lasciato fiori sul luogo del crimine, i politici hanno parlato della violenza della sinistra e dell’anarchia e tutti sono tornati dopo due giorni al proprio lavoro, cercando tra i curricula vitae altre persone per sostituire i morti.

Le famiglie delle vittime hanno ricevuto varie offerte [come viene riportato sul giornale “Ta Nea”, il padre di una delle vittime ha testimoniato in tribunale di aver ricevuto una chiamata di un’impiegata della banca che gli ha detto che la banca era disposta ad offrirgli 1.600 euro al mese, senza dirgli però che doveva astenersi dal far valere i propri diritti in tribunale, n.d.t.] dalla banca per non portare avanti il caso, mentre tutti quelli che rendevano nota la loro indignazione liberale e preparavano intere campagne elettorali sui morti, oggi caricano su Facebook foto con auguri pasquali e agnelli arrostiti.

P.S 1 Nessun padrone ha il diritto di vita e di morte sui suoi impiegati. Dovevano morire tre persone per ricordarcelo di nuovo.

P.S 2 Ci sono varie teorie complottiste su chi abbia provocato l’incendio. Nessuno, però, mi riuscirà a togliere dalla testa che se si fosse realmente trattato di “teppisti anarchici”, i responsabili si troverebbero già in carcere.

 

di Polifemo

Fonte: parallhografos

Traduzione di Atene Calling