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La solidarietà agli insegnanti in mobilitazione riguarda tutti noi!

Di Petros Papakonstantinou

Tutta la società greca segue l’impari, duro scontro tra il governo della troika ND – PASOK – DIMAR [Nea Dimokratìa, Partito Socialista e Sinistra Democratica, n.d.t.] e gli insegnanti “liberi precettati”. È uno scontro che riguarda ogni lavoratore e che obbliga ogni cittadino – specialmente quanti hanno il privilegio di poter fare dichiarazioni pubbliche – a scegliere da che parte stare. Non solo perché il problema dell’Istruzione riguarda tutte le famiglie, ma anche perché ciò che viene messo in gioco, oltre al diritto all’istruzione dei ragazzi e il diritto al lavoro degli insegnanti, è la stessa Democrazia, o forse ciò che ne è rimasto. In queste condizioni il silenzio è complice e la tattica di Ponzio Pilato, del tipo “decidano, ma responsabilmente, gli insegnanti”, è valida solo per le banderuole della politica, schiave delle agenzie dei sondaggi, che non hanno diritto a sognare di diventare leader politici.

È chiaro che lo scontro è stato consapevolmente pianificato dal governo da molto tempo, con l’aiuto dei Gauleiter tedeschi accampati in ogni ministero, che danno qualità alle strategie della guerra psicologica. Hanno puntato la loro artiglieria pesante contro la scuola pubblica, condannando al licenziamento migliaia di insegnanti, alla vigilia degli esami di maturità. Hanno trasformato cinicamente e spudoratamente gli studenti – candidati in “scudi umani” per impedire agli insegnanti di contrapporgli la sola arma difensiva che (si crede) gli è rimasta: il diritto allo sciopero e alle rivendicazioni di massa pacifiche e democratiche.

In questa loro manovra hanno trovato degli zelanti alleati nei grandi gruppi editoriali – giornalistici e nei loro lacchè senza spina dorsale. Dov’era il loro dolore per l’ “agonia dei bambini” quando questi bambini soffrivano il freddo per tutto l’inverno perché senza riscaldamento, svenivano in cortile per malnutrizione, facevano lezione nei container, sotto la neve e sotto il sole, o passavano un intero anno senza fare nemmeno una lezione di fisica a causa della carenza di insegnanti. Quanta sfrontatezza devono avere tutti questi per fare gesti di rimprovero e per far pendere la spada di Damocle delle valutazioni sulle teste di scienziati che hanno speso cinque anni della loro vita nelle aule universitarie, che sono stati per anni supplenti con esigui stipendi, che hanno passato i nuovi esami scelti dall’ ASEP (Consiglio Superiore di Selezione del Personale, il comitato che organizzava e svolgeva gli esami di stato per le assunzioni nel settore pubblico, n.d.t.) e che hanno iniziato a farsi una famiglia tra i quaranta e i quarantacinque anni con uno stipendio ridotto a 850 euro?

La cosa più inquietante è che la coalizione oligarchia – governo – grandi gruppi della Stampa eccita sistematicamente i più reazionari, animaleschi istinti di una folla braccata e stordita dai ripetuti colpi subiti. “Perché non licenziano anche loro, visto che io sono stato licenziato? Perché non lavorano di più, per meno, visto che alla maggior parte delle persone succede così?”. Vogliono portarci tutti nella situazione di abbrutimento descritta da una barzelletta amara: una volta, Dio apparve a una persona vendicativa, e disse: “Ti regalerò ciò che vuoi, ma sappi che il tuo vicino riceverà il doppio di quello che chiederai tu”. E quella persona, grattandosi la testa, ci pensò su e alla fine rispose: “Voglio che…mi togli un occhio!”

È su questa logica abominevole – siccome non posso prendermela con i miei potenti nemici, me la prendo con il mio vicino – è su questa logica, che trasforma le vittime della crisi in polvere umana, che si sostiene il fascismo sociale e politico, in tutte le sue espressioni. Ed hanno una responsabilità enorme quanti hanno coltivato e coltivano la mentalità dell’ “automatismo sociale”, i cui primi inventori sono i funzionari del PASOK, dell’ufficio stampa Reppas e i cui degni continuatori sono gli ipocriti della cosiddetta Sinistra Democratica, che si sono ridotti a svolgere un triste ruolo complementare in uno stato autoritario. Uomini piccoli, senza volontà, che non si fanno alcun problema a partecipare a un governo di cui fa parte, come segretario generale del ministero dell’ordine pubblico (chiedo scusa, volevo dire ministero della protezione del cittadino), un commissario del periodo della giunta, che mandava in prigione gli oppositori della dittatura, come Stelios Nestoras; a un governo che ha precettato “fino a nuovo ordine” tre settori di lavoratori in otto mesi – nel caso degli insegnanti, addirittura prima che i professori prendessero una decisione sullo sciopero.

La cosa tragica in questa vicenda è la paralisi politica, nella migliore delle ipotesi, della sinistra ufficiale e l’atteggiamento traditore delle grandi organizzazioni sindacali. In Spagna, in questi giorni, l’intera comunità didattica, dalla scuola di base alle università, è insorta contro le misure di austerità del governo conservatore di Rajoy. Metà delle scuole non funzionavano perché i loro insegnanti erano in sciopero, l’altra meà perché occupate da studenti e genitori. Tutti i sindacati e tutti i partiti della sinistra, al di là delle loro differenze e dei loro contrasti, si sono trovati nella stessa trincea. Quanta cecità piccolo borghese ci deve essere in questo paese in rovina, se non possiamo metterci d’accordo neanche sulle cose basilari, nel momento in cui l’artiglieria pesante dell’avversario ci bombarda?

Va detto, per onore al merito, che la sinistra radicale e anticapitalista nei luoghi d’istruzione, i sindacati di base di SYRIZA e una parte significativa della base del PAME si sono trovati sin dal primo momento in prima linea, coltivando lo spirito della resistenza e della disobbedienza, che avrebbe potuto trasformarsi in una lotta coordinata e vittoriosa se ci fosse stato il completo appoggio dei grandi partiti della sinistra e delle federazioni sindacali. Abbiamo invece visto dalla dirigenza di SYRIZA una linea disfattista, apologetica e la consueta, polifonia. Ancora peggio ha fatto il KKE [Partito Comunista Greco, n.d.t.], che si è posto come la “sinistra responsabile”, strappando le lodi della stampa borghese e di DIMAR, mentre ha preso sin dall’inizio posizione contro lo sciopero a oltranza. Domenica scorsa, la vergognosa decisione del governo sulle precettazioni non veniva nemmeno riportata sulla prima pagina di “Rizospastis” [giornale del KKE, n.d.t.]. E i sindacalisti del PAME, che non perdono (giustamente) un’occasione per fulminare il sindacalismo governativo hanno votato insieme al KKE un provvedimento che è una vera coltellata alla schiena, visto che impedisce che le forze vengano raccolte nel giorno decisivo in cui si apriranno gli esami.

Nel momento in cui vengono scritte queste righe, si stanno svolgendo le Assemblee Generali degli insegnanti. In ogni caso, la grande frattura che si è creata rimarrà tale – anche ora, con l’inaugurazione del nuovo anno didattico. Un nuovo periodo di scontri sociali è, probabilmente, davanti a noi – in Grecia e in altri paesi della periferia europea. In questa lotta, saremo tutti giudicati. Chi crede di poter sfuggire alla inesorabile “valutazione” effettuata dai lavoratori, si accorgerà presto di essersi sbagliato di grosso.
Martedì 14 maggio 2013

Fonte: iskra.gr

Tradotto da Atene Calling