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In quasi tutte le città turche, ci si è svegliati oggi, per il settimo giorno consecutivo, con voci e manifestazioni sulle libertà politiche e sui diritti democratici.

Fino alle prime ore del mattino, in particolare a Istanbul, Ankara, Izmir, Kocaeli, Eskişehir, Kayeseri, Dersim e in molte altre città grandi e piccole, hanno avuto luogo delle manifestazioni di gente di ogni età e genere, di operai e lavoratori.

Ieri ad Ankara le manifestazioni sono continuate per tutto il giorno. Appena è scesa la notte, la polizia ha attaccato i manifestanti con i cannoni d’acqua, le macchine dei vigili e altri mezzi. Una volante è entrata ad alta velocità tra i manifestanti. Quattro manifestanti sono rimasti feriti, di cui uno in condizioni gravi. Gli scontri più pesanti hanno avuto luogo intorno alla casa presidenziale. La polizia ha sparato, ferendo moltissimi manifestanti. Solo in questo punto, oltre 1000 persone sono state fermate e portate dalla polizia in alcune palestre.

Il Comitato dei Lavoratori della Sanità ha dichiarato che in vari luoghi sono stati allestiti degli ambulatori medici provvisori e che la polizia, in diverse occasioni, ha aggredito anche lo stesso personale medico-sanitario. Ma le aggressioni brutali e assassine della repressione non potevano fermare il mare di persone che cercava di arrivare alla piazza centrale di Kizilay. Alla fine, i manifestanti sono riusciti ad unirsi con quelli che si trovavano in piazza Kizilay. Gli scontri sono continuati fino alle prime ore del mattino e ovunque sono state alzate delle barricate. Intorno alla casa presidenziale c’è un fitto schieramento di forze dell’ordine.

Parallelamente, a Istanbul, in piazza Taksim, c’è stata una calma relativa, dato che le forze di polizia si erano ritirate. Nei dintorni, però, ci sono scontri feroci, con centinaia di feriti e moltissimi arresti. Soltanto ad Istanbul, le persone arrestate sono migliaia. Nella zona di Beylikdüzü, 30.000 persone hanno bloccato le strade principali per diverse ore. Manifestazioni simili hanno avuto luogo in tutti i quartieri, con i manifestanti che urlavano in continuazione “Dovunque Taksim, dovunque resistenza!”, “Morte al fascismo, libertà al popolo!”.

Nel frattempo, manifestazioni massicce si sono svolte davanti ai grandi canali televisivi. La gente urlava slogan contro i media pro-governativi, definendoli come “venduti”. In queste manifestazioni gli artisti e gli attori hanno letto un annuncio comune, condannando la posizione filo-governativa dei media. In moltissime manifestazioni la gente ha cacciato via le troupe televisive, tranne il canale Hayat.

Ieri i media erano ancora più contenuti e, mentre in tutta la Turchia c’erano delle manifestazioni, i canali dedicavano pochissimo spazio a questi eventi. Su tutte le manifestazioni c’erano aggiornamenti continui soltanto dal canale Hayat, che faceva collegamenti in diretta.

Mentre si svolgevano le manifestazioni massicce, decine di volanti della polizia venivano incendiate e una caserma di polizia subiva la rabbia dei manifestanti. Sono stati incendiati anche molti autobus dei trasporti pubblici, usati per trasportare le forze di polizia nei punti delle manifestazioni. Scontri feroci si sono registrati in particolar modo nella zona di Beşiktaş. Come in tutta la Turchia, anche in questa zona la polizia effettuava assalti nei palazzi, negli ospedali, negli spazi pubblici, per arrestare la gente.

Nella città di Hatay, 100.000 persone sono rimaste in strada fino alla sera tardi, continuando a manifestare. In questa città, che confina con la Siria, la gente urlava continuamente slogan contro gli interventi turchi in Syria.

Scontri altrettanto feroci si sono registrati a Izmir e Adana. Decine di migliaia di persone si sono scontrate fino all’alba con le forze di polizia, mentre la popolazione che si radunava dietro le barricate aumentava sempre di più.

Il Ministero degli Interni ha annunciato che, soltanto fino a ieri pomeriggio, 89 volanti della polizia sono state incendiate. Non comunica, però, il numero degli arresti e dei feriti. L’Ordine degli Avvocati di Izmir ha annunciato che solo in quella città ci sono migliaia di persone arrestate. Nella stessa direzione vanno anche gli annunci dell’Ordine degli Avvocati di Ankara.

I manifestanti sono scesi in piazza in tutte le città e si sono dati appuntamento per nuove manifestazioni durante la sera.

Erdogan, in un suo annuncio di ieri, ha sottolineato che tutti gli eventi sono stati manipolati e che non si piegherà “per una manciata di teppisti”. Mentre il sindaco di Istanbul ha chiesto scusa alla gente, sottolineando che tutti gli alberi sradicati saranno di nuovo piantati.

Una gran parte dei media cerca di trasformare il carattere delle manifestazioni in slogan ambientalisti. Nella stessa direzione si muove anche il governo. Ma in tutte le manifestazioni i manifestanti chiedono: libertà democratiche e abolizione delle leggi conservatrici. Gli slogan e tutte le rivendicazioni si muovono verso questi obiettivi. Tutte le richieste e gli annunci sono inseriti in questo quadro politico, in cui il governo di Erdogan è additato come responsabile della povertà, della disoccupazione e della repressione.

di Seyit Aldogan – corrispondente del giornale turco Evrensel.

Fonte: narnet

Traduzione di Atene Calling