ImageProxy

Bulut Yayla, sequestrato la sera di giovedì scorso, non è stato né il primo, né l’unico. Secondo Kosar Hasan e Erkan, membro del Comitato di Solidarietà con i detenuti politici, sono sei i turchi  sequestrati in questo modo da Febbraio.

“Qui, in questa casa, viveva Bulut Yayla. Era venuto ad Atene da 2 mesi e mezzo e aveva chiesto l’asilo politico. Giovedì lo abbiamo perso e all’improvviso è squillato il telefono. Non era il primo. Sei turchi sono stati sequestrati in questo modo da Febbraio” denuncia Erkan, membro del Comitato di Solidarietà con i Detenuti Politici in Turchia e Kurdistan, ad Atene. Mentre piazza Taksim stava per esplodere, la comunità turca di Atene viveva un dramma parallelo. Riguarda l’arresto, con il metodo della sparizione forzata, del sequestro, di un cittadino turco di origini kurde che, secondo le denunce, è sparito giovedì sera.

A Exarchia

“Bulut Yayla lavorava ogni sera alla “Griglia”, quando finiva andava via a piedi e veniva alla sede del comitato, a Exarchia. Viveva qua, dormiva qua. Giovedì sera non è venuto. Non abbiamo più sentito la sua voce da allora. Vi diremo cosa ci ha detto il suo avvocato” dice Erkan e continua. “Ci ha chiamato il suo avvocato dalla Turchia e ci ha detto che è stato informato dall’Unità Antiterrorismo che può incontrare il ragazzo”. Là, secondo Kosar Hasan, un altro membro del Comitato, ha saputo cos’era successo.

“Mentre usciva dal ristorante, vicino a piazza Kaniggos, cinque persone lo hanno aggredito, gli hanno chiuso gli occhi, lo hanno messo su una macchina. Tutti parlavano greco. Poco dopo, è stato preso da un altro gruppo che parlava greco e turco. Ha riferito di aver viaggiato per 9-10 ore.

Così ha calcolato lui. Gli hanno messo una busta nera sulla testa e lo hanno consegnato al terzo gruppo, che parlava turco e inglese. Ha detto che loro lo hanno portato nei campi e gli hanno fatto attraversare illegalmente i confini. Ha detto di aver toccato il recinto. Si trovava ormai ad Edirne”. Secondo i suoi compatrioti, il giovane kurdo era uno studente militante di Archeologia, faceva parte della Federazione dei Giovani ed è già stato torturato in passato per le sue ideologie.

La scomparsa del giovane è stata dichiarata alla caserma della polizia di Exarchia, mentre la polizia greca non ha completato le indagini. Dalla polizia è stato reso noto che si stanno esaminando tutte le denunce, mentre il Consiglio Greco per i Rifugiati ha già presentato ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

“Prima di Bulut, ci sono stata io. Ascoltatemi, non ho molto tempo”. Yilmas Gunul chiama dal carcere di Korydallos. “Sono stata incarcerata nello stesso modo, il 21 marzo. Vivevo in Grecia da 15 anni, ero in regola, il mio indirizzo era noto alle autorità” dice. “Due mesi e mezzo fa, mentre mi dirigevo alla sede del Comitato, a Exarchia, 3 persone ignote mi hanno chiuso la strada e mi hanno messa su una macchina. C’era un mandato di cattura europeo contro di me per un caso per cui ero stata processata e rimessa in libertà”, denuncia lei stessa.

“La hanno portata alla Direzione Centrale della Polizia dell’Attica (GADA) ed è da là che ci ha chiamato” dicono i suoi compatrioti. “Lo stesso giorno mi hanno trasferita a Salonicco, senza vedere il GIP, sono stata in isolamento nel carcere di Diavatà per 24 ore. Poi sono stata trasferita al carcere di Korydallos. Ed è da qui che vi parlo oggi, senza sapere quando uscirò e perché mi trovo qui”.

Syriza parla di un sequestro e di una espulsione inauditi, di tipo mafioso, rispetto al caso del 24enne rifugiato politico Bulut Yala, riferendosi a specifici testimoni che hanno denunciato che gli autori erano poliziotti, nonostante non indossassero la divisa, e che la macchina con cui è stato portato via, come è stato confermato più tardi, appartiene alla Polizia.

“E’ ormai ovvio che il governo di Samaras si è piegato alle richieste non democratiche di Erdogan e del nocciolo più duro dello stato turco, con degli scambi ignoti” sottolinea nel suo annuncio Syriza.

Fonte: imprecor

Traduzione di Atene Calling