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Intervista con Foti Benlisoy

Fotis Benlisoy partecipa all’Azione Anticapitalista, una rete di attivisti che opera nell’ambito dei movimenti sociali turchi. In passato era membro dell’ODP, del partito Libertà Solidarietà. In questi ultimi giorni partecipa attivamente alle manifestazioni che, con epicentro piazza Taksim, stanno sconvolgendo la Turchia.

1. Potresti darci un’immagine generale degli ultimi eventi a Istanbul?

Come è ormai noto, la lotta contro la trasformazione di un parco nella zona Taksim in un centro commerciale e la violenza con la quale la polizia ha risposto al tentativo degli attivisti di non permettere l’abbattimento degli alberi in questi ultimi due giorni, ha portato a una rivolta. La rivolta si è espansa quasi in tutta Istanbul e in molte altre città, specialmente Ankara e Izmir.Fino ad ora ci sono state parecchie grandi manifestazioni in più di 40 città. La polizia è stata costretta a evacuare da piazza Taksim, che ormai da due giorni si trova sotto il controllo dei manifestanti. Oltre che nelle piazze centrali in molti quartieri di Istanbul, ma anche in altre città, la gente scende in strada, manifestando la propria rabbia, suonando pendole ed organizzando mini cortei. L’espansione delle mobilitazione e la militanza della gente sono inaudite. Una tale esplosione sociale è senza precedenti nella storia della Turchia.

2. Di solito le rivolte sono imprevedibili. C’era già la sensazione, prima della rivolta, che la società fosse un calderone che bolliva e aspettasse un pretesto per esplodere?

Già, come anche tutte le precedenti, anche questa rivolta è stata improvvisa, imprevedibile. Nessuno si aspettava una reazione così dinamica, dal basso. C’era ovviamente un’effervescenza. Una reazione contro la sempre più autoritaria direzione politica del governo, contro la violenza della polizia che è arrivata al suo picco il 1 Maggio di quest’anno, ma anche con il successivo divieto di qualsiasi attività politica nel centro della città, cioè a Taksim.Lo stile arrogante di Erdogan dava sempre più fastidio. Misure conservatrici-reazionarie che riguardavano la quotidianità, imposte dal governo (come ad esempio la legge sul controllo e il divieto parziale del consumo di alcol nei luoghi pubblici, nonché i disegni di legge che colpivano le donne), avevano provocato rabbia. C’è stato ovviamente un’effervescenza sotterranea che cercava la scusa adatta per esprimersi.

3. Quali sono secondo te le cause più profonde della rivolta?

Credo che sia presto per parlare in questo momento con sicurezza di uno sviluppo così imprevedibile. E’ un discorso che si farà nel futuro prossimo.L’unica cosa certa però è che c’era un senso di debolezza, di sottomissione, di povertà, di umiliazione che alla fine è esploso. La rivolta è soprattutto l’insurrezione della gioventù. Ci sono molte caratteristiche comuni con l’insurrezione di Atene nel dicembre 2008. Non è controllata da una sinistra organizzata e mobilita una parte più ampia della gioventù rispetto a quello che avrebbe potuto mobilitare la sinistra. Non c’è una leadership.Devo confessare che il comitato della piazza è semplicemente simbolico, effettua degli appelli tutti i giorni in orari stabiliti per le manifestazioni. In particolare, nei grandi centri, prevale la spontaneità ed un generalizzato umore “anti-autoritario”. Si tratta cioè di una rivolta di una o anche di due generazioni che sono cresciute con i governi di Erdogan e la loro reazione ad ogni forma di potere si esprime attraverso il loro dissenso nei confronti di Erdogan.

4. In Grecia le note cerchie di media e nazionalisti cercano di interpretare gli eventi come una forma di scontro tra l’esercito e gli  islamisti. Il tuo parere qual è? Quanto importante è la presenza del Partito Popolare Repubblicano nelle mobilitazioni (n.d.r Il partito repubblicano simpatizza con l’esercito)?

Questa è anche la versione di Erdogan. Cerca di convincerci che queste manifestazioni sono il risultato di un tentativo dei kemalisti di provocare un colpo di stato. Simile era la motivazione di Morsi in Egitto contro i manifestanti che esprimevano il loro dissenso nei confronti del governo della Fratellanza, dicendo che si tratta di residui del regime di Mumbarak.La rivolta però, come qualsiasi rivolta, mobilita una popolazione eterogenea. Dentro la rivolta si scontrano in modo equivoco varie correnti politiche. Ci sono i kemalisti, i nazionalisti, gli islamisti che si trovano fuori dal partito di Erdogan, la sinistra, i kurdi. C’è un immenso miscuglio che esprime in massa la sua opposizione alla repressione della polizia. La presenza però di gruppi di nazionalisti e di kemalisti, non deve fare lasciare il movimento alla sinistra. Proprio il contrario: la rivolta e le esperienze di tutti i giorni accumulate da persone che in passato non avevano alcuna attività politica, è un fattore determinante per un cambio di coscienza. Basterebbe un esempio credo, per trasmettere la liquidità della situazione, per quanto riguarda la coscienza politica.L’altro ieri ho visto un piccolo gruppo di giovani che facevano il saluto dell’organizzazione fascista “Lupi Grigi” e urlavano il solito slogan della sinistra “tutti uniti contro il fascismo”! Se la sinistra riesce ad agire in modo dinamico, può riuscire a toccare la gente con la quale in passato non aveva alcun contatto. Ci vuole cioè una battaglia ideologico-politica all’interno del movimento. Solo così possiamo dare l’esempio e impedire ai kemalisti di prendere il sopravvento nel movimento. La base del Partito Popolare Repubblicano partecipa in massa al movimento ma, almeno fino a questo momento, non sta dando la connotazione principale.

5. Come valuti lo sviluppo delle cose?

E’ difficile una valutazione del genere per tutti noi. La sinistra non ha esperienze in merito e le relative reazioni che potrebbero aiutarla in condizioni come queste. Stiamo vivendo una cosa completamente nuova. L’unica cosa che so è che il movimento va avanti e cerca di organizzarsi meglio. Che è uscito ormai da Taksim e ha toccato quasi tutto il paese, ed è una cosa positiva. Adesso quel che dobbiamo fare è organizzare, in particolare in Istanbul, la piazza ed il parco come centro di tutta la resistenza. Ovviamente è una grande opportunità per la sinistra radicale per camminare fianco a fianco con una grande parte della gente con la quale neanche nei suoi sogni era entrata in contatto. L’unica cosa certa è che andiamo avanti…

 Intervista di Yannis Almpanis, 3.6.2013

Fonte: rednotebook

Traduzione di Atene Calling