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La fotografia che lo ritrae mentre ruota su sé stesso, con indosso la tradizionale gonna dei dervisci e la maschera antigas – “scudo” contro i lacrimogeni e la pesante atmosfera degli ultimi giorni in piazza Taksim ad Istanbul – sta facendo il giro del mondo.

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Ziya Azazi non è semplicemente un manifestante che ha utilizzato la danza dei sufi come forma di protesta contro la politica del primo ministro turco Erdogan, ma è un coreografo e danzatore militante, un derviscio rotante moderno, che usa la sua arte per inviare il proprio messaggio di solidarietà e sostegno a tutti coloro che sono scesi in strada, a Istanbul e nelle altre città turche, e per invitare gli altri a fare la stessa cosa.

L’APE- MPE (Agenzia di informazioni ateniese – macedone) ha parlato al telefono con Ziya Azizi e ha cercato di svelare il…derviscio dietro la maschera.

Nato ad Antakya (Antiochia), in Turchia, di origini turco-siriane, Ziya Azazi vive dal 1994 a Vienna, e ha ottenuto la cittadinanza austriaca. Eppure, da quel che sembra, parte della sua anima rimarrà sempre nel suo paese natale visto che, appena ha appreso della situazione, ha preso il primo volo per la Turchia. “Sabato, mentre seguivo le notizie sugli eventi che accadevano a Istanbul, quella folla grandiosa, ho preso la decisione di venire qui. Ho alzato subito il telefono e ho prenotato un biglietto per il primo volo disponibile” ci spiega.

I manifestanti di piazza Taksim, dove si trova da domenica Zyia Azazi e il piccolo gruppo che lo ha accompagnato – tra cui anche una sua collaboratrice che riprende la sua danza, lo guardano sbalorditi girare su sé stesso senza che nulla lo possa far desistere, con lo sguardo rivolto al cielo, come vuole la danza estatica dei Mevlevì. “I manifestanti provengono da diversi contesti – politici o religiosi – e da vari gruppi sociali e tutti insieme formano il mosaico multiculturale della società turca” spiega, sottolineando che per coesistere in armonia è necessario “vivere ognuno al fianco dell’altro” e che non dobbiamo dimenticare che tutti apparteniamo alla stessa terra, da cui tutti proveniamo e nella quale tutti finiremo. Per quanto riguarda la maschera antigas che porta sul suo viso, per cui è stato soprannominato “il derviscio con la maschera”, spiega: “all’inizio danzavo senza, ma l’atmosfera è diventata asfissiante per i lacrimogeni dei poliziotti e, visto che niente avrebbe potuto fermarmi, l’ho indossata”.

Ziya Azazi si prepara a tornare in Austria – oggi è il suo ultimo giorno a Istanbul – ma non parte con le “mani vuote”. Nei suoi bagagli porterà un ricco materiale fotografico e videoregistrato, con il quale preparerà un videoclip su quanto ha vissuto in piazza Taksim e nei quartieri adiacenti, per poter trasmettere ancora più lontano il messaggio: “Sen De Gel” (Vieni anche tu).

Per questo motivo Ziya Azazi, con l’aiuto prezioso dei suoi collaboratori, ha creato una pagina su Facebook, chiamata proprio così (www.facebook.com/sakince.sendegel), invitando tutti ad unire la propria voce a quella dei manifestanti turchi. Dalla fine degli anni ’90 il coreografo e danzatore di origini turco-siriane si è esibito in varie parti del mondo e ha lasciato la propria “impronta” artistica  nella danza dei sufi moderna.

Fonte: turkishgreeknews.org

Traduzione di Atene Calling