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Risposta del Consiglio Greco per i Rifugiati in merito alle dichiarazioni della polizia greca riguardanti il sequestro di Bulut Yayla.

Per quanto concerne i comunicati della Polizia Greca, pubblicati sul caso del sequestro di Bulut Yayla, il Consiglio Greco per i Rifugiati (GCR) vorrebbe chiarire i punti seguenti:

Dopo l’incidente del sequestro di Bulut Yayla, la Polizia Greca ha emesso due comunicati contradditori. In particolare, il 2 giugno 2013 la Polizia Greca ha annunciato che:

“Dai servizi della Polizia Greca non risulta la presenza personale di questo cittadino turco nel paese, e non risulta esserci stata alcuna registrazione dei suoi dati Inoltre il suddetto cittadino, non ha mai presentato domanda di asilo politico”.

Tuttavia, il giorno successivo, ovvero il 3 giugno 2013, la Polizia Greca ha dichiarato che:

“Sul cittadino in questione, il Consiglio Greco per i Rifugiati ha espresso il suo interesse, perciò gli è stato fissato in data 21 maggio 2013 un appuntamento alla Questura per gli Stranieri per la presentazione della richiesta di asilo, ma egli non si è mai presentato”.

In altri termini, la Polizia Greca in un primo momento sostiene che non è stata mai registrata la sua presenza nel paese, ma in un secondo momento ammette che il Consiglio Greco per i Rifugiati si era già adoperato per registrane la richiesta. I fatti realmente accaduti sono i seguenti:

Durante la sua permanenza in Grecia e nonostante i ripetuti tentativi, Bulut Yayla non ha mai potuto presentare di persona domanda d’asilo. Com’è noto e come è stato riferito e denunciato nei rapporti di organismi e organizzazioni nazionali e internazionali (tra cui il Commissario per i diritti dell’Uomo, l’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati, la Commissione Nazionale per i Diritti dell’Uomo, l’Ombudsman Greco, Amnesty International ecc.) presentare domanda d’asilo in Grecia è quasi impossibile. Infatti, la pratica diffusa, seguita dalla Direzione di Attica per gli Stranieri, organo competente a ricevere e esaminare le domande d’asilo, è quella di permettere la presentazione di un numero estremamente esiguo di richieste e solo durante le prime ore del Sabato mattina.

Perciò, le organizzazioni, tramite i loro rapporti e le loro denunce, si occupano, tra l’altro, di comunicare alle autorità la volontà dei richiedenti asilo di inoltrare domanda formale, e cercano di assicurarsi che le loro richieste arrivino a destinazione.

Bulut Yayla, dopo i numerosi tentativi senza successo di presentare richiesta d’asilo, si è rivolto al Consiglio Greco per i Rifugiati (GCR) chiedendo il loro supporto per l’inoltro della domanda. Il Consiglio Greco per i Rifugiati ha valutato la fondatezza della sua paura di essere vittima di persecuzione politica da parte delle autorità turche. Senza essere registrato come richiedente asilo politico in Grecia egli rischiava dunque di essere arrestato e espulso in Turchia.

Tra l’altro, il 18 maggio 2013 gli agenti della caserma di Exarchia avevano effettuato un controllo al ristorante, situato nel centro di Atene, dei connazionali di Bulut Yayla, anch’essi rifugiati politici, dove si trovava anche Bulut Yayla, il quale in quell’occasione aveva fornito agli agenti della polizia le sue generalità e aveva loro comunicato che si era già rivolto al Consiglio Greco per i Rifugiati. Durante quel controllo della polizia, l’avvocato aveva comunicato anche per telefono al capo dei poliziotti, addetti al controllo, che Bulut Yayla si trovava in Grecia per chiedere asilo politico e che a tal fine si era già rivolto al Consiglio Greco per i Rifugiati.

Le autorità greche quindi, hanno potuto verificare in questo modo sia “la presenza di Bulut Yayla nel paese” sia la sua volontà di presentare domanda d’asilo.

Il Consiglio Greco per i Rifugiati, lunedì 20 maggio 2013, con un rapporto scritto (e inviato via fax) aveva comunicato alle autorità competenti sia la volontà di Bulut Yayla di presentare domanda d’asilo, sia che egli era vittima di torture, chiedendo l’accettazione della domanda per il giorno successivo, ovvero per il 21 maggio 2013.

Inoltre, anche dopo il suo sequestro, il Consiglio Greco per i Rifugiati si è adoperato mediante numerose telefonate e l’invio di documentazione alle autorità greche, affinché venisse registrata la domanda d’asilo, il pomeriggio di sabato 1 giugno 2013 ci è stato invece comunicato che Bulut Yayla si trovava nelle mani delle autorità turche.

Perciò, è del tutto inesatto affermare che Bulut Yayla non si è recato all’appuntamento fissato per presentare domanda d’asilo, infatti le autorità greche competenti non hanno stabilito come data per la registrazione della sua domanda né il 21 maggio né qualsiasi altra data, e soprattutto non si sono mai adoperate né per agevolarne l’accesso alle autorità competenti e tantomeno per la presentazione formale della domanda di asilo politico.

Fonte: gcr

Traduzione di Atene Calling

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