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Cosa ha detto il medico di turno, appena ha visto 20 operai pieni di ferite causate dalle spine dall’aranceto (tra l’altro seriamente infiammate a causa dei pesticidi)? “Ma perché li avete portati qua? Questi sono malati!”.  Forse, intendeva dire sono “questi sono immigrati”.

“I medici resistono alla pressione dello stato e dei cittadini indignati, i quali, visto che non hanno le cure che meritano, si agitano al pensiero di pagare anche per gli stranieri. Questo fatto viene sfruttato da Alba Dorata”. Sono passati cinque anni da quella notte di gennaio quando un gruppo di preti e di cittadini hanno preso per mano i migranti che vivevano impilati in una stalla della zona e li hanno portati all’ospedale di Arta.

La reazione del medico è rimasta impressa nella memoria di tutti. “Medico” secondo i documenti e secondo la laurea, ma che nella prassi ha violato il giuramento di Ippocrate, calpestandolo con i propri piedi. Non è stata però né la prima, né l’ultima volta. Fenomeni di trattamento razzista da parte dei medici ce ne sono parecchi, ma raramente vedono le luci dei riflettori. Come quello dell’africano che pochi giorni prima aveva avuto la sfortuna di incontrare un dentista che… detestava i neri.

L’africano, operaio in un’officina di Atene ovest, aveva fatto visita al dentista del suo quartiere seguendo il consiglio del suo datore di lavoro. Quest’ultimo aveva contattato l’ufficio del dentista-chirurgo informandolo che intendeva coprire tutte le spese del suo impiegato malato. Il dentista “lo ha esaminato di fretta e quando ha visto che si doveva asportare un dente, gli ha detto che non poteva occuparsi del caso e che doveva rivolgersi ad un ospedale pubblico, senza spiegare il motivo”.

Quando il paziente di carnagione scura si  è allontanato, il medico ha confidato al cliente successivo ed ai suoi collaboratori il vero motivo per il quale non aveva voluto fare un’asportazione di routine all’africano: “Mi fa schifo. Chissà che cosa porta!”, ha detto.

“Nella maggior parte dei casi gli incidenti di razzismo non vengono resi noti. Le denunce sono poche, i migranti hanno paura di esporsi e rimangono solo testimonianze private” sottolinea il deputato di Syriza Nikos Michalakis, medico. Insieme al suo collega Giannis Zerdelis e a due altri deputati di Syriza, ha presentato un’interrogazione in parlamento, lo scorso novembre, che riguardava le infrazioni di un medico membro di Alba Dorata a Mytilini.
“Si trattava di un incidente isolato. I medici dell’Ospedale Generale di Mytilini si occupano quotidianamente di decine di migranti. Cerchiamo di trattarli nel modo migliore” dice Stratis Pavlis, segretario dell’associazione dell’Unione di Medici del Sistema Sanitario Pubblico dell’isola.

“All’ospedale pediatrico ci vogliono bene”

Michalakis dice che “lottiamo per i gruppi che difficilmente hanno accesso a cure sanitarie. Ed è per questo che ci vengono accreditati, come a un partito politico, tutti i costi dei migranti. Per quanto mi riguarda, esamino tutti. Non chiedo le generalità, esamino il malato”, sottolinea Michalakis. “In più, queste distinzioni sono pericolose. Un malato di sifilide è fonte di infezione. Deve essere curato immediatamente, non solo per motivi umanitari, ma per evitare epidemie”.

“Ogni volta che ci ammaliamo, andiamo insieme ai nostri figli all’ospedale pediatrico. Là i medici ci vogliono bene e si prendono cura di noi” dice Katerina, dell’accampamento rom di Ano Liosia. Ma, secondo quanto riferisce, lo scorso Natale suo marito “era stato appena operato per problemi di bile e non c’erano letti disponibili all’ospedale”. Ancor prima che fossero passate 24 ore suo marito è stato dimesso. “Venivano i medici e contavano. Contavano e ricontavano. Come se la terra si potesse aprire per ingoiarsi e portarsi via un vecchio malato”.

Suo marito, continua la ragazza, era ancora stordito dai narcotici quando “è venuto un medico per mettergli il termometro e ha detto che sarebbe stato dimesso”. Lo zingaro se ne è andato ed è arrivato il nonno: “Stiamo fermi un attimo ragazzi” ha detto “l’uomo è ancora stordito, dove lo portiamo?”. “Sai cosa mi ha risposto?”. “Voi zingari non avete bisogno. Non vi succede nulla nelle tende”.

“Queste cose le vedo spesso negli ospedali” dice il cardiologo Marouf Al Οbeid, Siriano che vive in Grecia da 25 anni e ha servito nel pronto soccorso e nell’ospedale generale di Patissia. Lui stesso descrive un clima di disprezzo verso i pazienti migranti. “Certe volte il paziente migrante non viene visitato, anche se è regolare e porta con sé tutti i documenti necessari, semplicemente perché è migrante, anche se ha qualche problema serio”.

La nonna e la Thailandia

“Mi è successa la stessa cosa con un greco molto vecchio. C’era una nonna di 90 anni che era arrivata all’ospedale Evagghelismos con un’intossicazione e dovevamo immediatamente metterle un cardiostimolatore provvisorio. Nonostante la sala della cardiologia fosse vuota, non solo ritardavano ad accettarla, ma mi hanno attaccato personalmente!” riporta lui stesso. “Abbiamo creato un’immagine nera per i nostri ospedali. E metto anche me stesso in questo, perché la Grecia è ormai la mia patria” continua lui stesso. Dice che in passato era rimasto senza parole “quando una ragazza dalla Thailandia, che tra l’altro parlava il greco, era venuta con una trombosi e il radiologo rifiutava di fare un triplex. Non voleva occuparsi del caso! Mi trovavo in ospedale e lo imploravo di fare questo triplex! Vi giuro, non potevo proprio crederci. La evitava perché era straniera!”.

Il presidente dell’Associazione di Medici di Atene, Giorgos Patoulis, dice che “non siamo al corrente di cose del genere. Come associazione denunciamo incidenti del genere. Il medico serve l’uomo, non in base alla nazionalità o la lingua”.

“Hanno paura di denunciare. La serietà dell’incidente viene riportata dai racconti” sottolinea l’ex presidente del Consiglio Amministrativo dell’Unione per i diritti degli stranieri e degli immigrati, Ioannis Alavanos. Si dice che qualche tempo fa è arrivato all’ospedale di Evagghelismos un paziente siriano con un infarto insieme ad un greco con un braccio rotto e la precedenza è stata data all’ultimo.

“Stessa etica medica in tempo di guerra come in quella di pace” dice Maria Arvaniti-Sotiropoulou, Presidente della Società Ellenica di Protezione dell’ambiente e contro la minaccia nucleare e biochimica. “Purtroppo Mengele e i medici nazisti non sono l’unico esempio di personaggi che hanno agito in violazione di qualsiasi legge.  Attraverso la nostra società internazionale (IPPNW) (Nobel della pace 1985) prima e durante la guerra civile in Yugoslavia avevamo denunciato parecchi comportamenti razzisti di medici dentro gli ospedali. In Grecia non si erano notate condizioni del genere fino al recente annuncio dell’Unione dei medici militari “Estia” nel quale si parlava dell’obbligo dei medici solo nei confronti dei greci che vivono nei confini del paese. Al contrario, organizzazioni non governative come i “Medici del Mondo” e i “Medici senza frontiere” si occupano della cura di tutti. Oggi, nonostante l’enorme progresso tecnologico, stiamo vivendo una crisi di fiducia nel rapporto medico-paziente, dovuta alla commercializzazione della medicina e alla conversione del medico in organo esecutivo del potere. Fenomeni di partecipazione dei medici alle torture in Iraq avevano costretto l’associazione mondiale dei medici ad annunciare il 9 ottobre 2004 che “i medici militari sono -sempre- prima e soprattutto medici e poi soldati” e che “l’etica medica in tempo di guerra è uguale all’etica medica in tempo di pace”.

I medici oggi resistono alla pressione dello stato e dei cittadini indignati (che siccome non hanno le cure mediche che meritano, si indignano al pensiero di pagare le cure mediche degli stranieri) fatto che viene sfruttato da Alba Dorata. “Credo che in Grecia, che ha insegnato al mondo l’etica medica, il razzismo, in particolar modo tra i medici, alla fine non metterà radici”.

“Unico criterio, il bisogno umano”

“Per quanto riguarda i fenomeni razzisti, Medici senza Frontiere risponde di essere un’organizzazione imparziale che offre aiuto medico a persone indipendentemente da genere, nazionalità, razza, credenza religiosa o politica, con unico criterio il bisogno umano, dovunque esso sussista”.

Questo è uno dei principi fondamentali dell’esistenza dei MsF che viene seguito dal 1971.

Xenofobia nei territori di confine

Ultimamente, è nata una controversia sui medici militari permanenti e i soldati che sono costretti durante la loro leva ad assumersi il ruolo di medico nelle zone di confine.

Questa controversia è nata in seguito ad un annuncio pubblicato dall’ “Estia”, l’unione dei medici veterani, con cui i membri dell’unione prendono posizione su una questione bollente, quella dell’assunzione di personale nelle zone di confine da medici militari delle Forze Armate. Nel testo, che hanno pubblicato sul loro sito, cercano di difendere i medici militari, ma la loro parola ricorda un delirio razzista.

Nel loro annuncio viene riportato che “vogliamo chiarire che siamo interessati ai greci che vivono nelle zone di confine e crediamo sia un nostro dovere sostenere i Greci”. E continuano riportando “il medico militare che si troverà da solo su un’isola, lontano da un’unità militare, per offrire i propri servizi alla popolazione, non è escluso che si troverà faccia a faccia con l’illegale asiatico, africano, con il suo atteggiamento culturalmente strano e probabilmente con i suoi istinti e tutto questo senza alcuna sicurezza e protezione”. Chiudendo riportano che “Kastelorizo ed ogni zona di confine devono essere rafforzate, garantendo l’esistenza della popolazione greca, senza minacce regolari e sproporzionate, come quella dell’invasione di asiatici e africani”.

“Tutti coloro che sono stati in Afghanistan e hanno preso 3 volte un salario normale, adesso hanno un problema con i migranti?” si domandano i membri della Rete di Soldati Liberi Spartakos. Dopo la pressione di questi ultimi, “Estia” ha fatto un nuovo annuncio in cui non revoca quanto già annunciato, ma preannuncia il trasferimento di una delegazione dell’unione sull’isola di Kastelorizo per rimettere a posto la sua fama.

di Alexandra Tzavella

Fonte: enet

Traduzione di Atene Calling