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Di Stelios Kouloglou

Foto: Menelaos Myrillas / FosPhotos

Tra pochi anni, la chiusura di ERT sarà insegnata nelle facoltà di Scienze Politiche, come un tipico esempio di tentato suicidio politico. Un governo che era riuscito a costruire l’ottimismo dei tecnici intorno al famigerato “success story” e a guadagnarsi la soddisfazione dei creditori stranieri alla maniera in cui venivano applicate le loro istruzioni, quasi senza spargimento di sangue, ha buttato tutto all’aria con una mossa sbagliata.

Per il governo, il paesaggio ora è simile a quello dopo un disastroso terremoto: grandi movimenti di solidarietà con il personale di ERT in Grecia, manifestazioni internazionali di sostegno mai viste prima, che ricordano quello che accadeva a Parigi o a Londra negli anni della giunta, scetticismo delle elite economiche nazionali sulla capacità del governo di assicurare la pace sociale, e di Bruxelles e di Berlino sulla capacita del primo ministro scelto di assicurare il pagamento delle quote, e soprattutto un partito in meno che sostiene e partecipa al governo. E che partito! Senza il peso di DIMAR, la coalizione ND – PASOK sembra ripetere l’indimenticabile bipartitismo che ha distrutto il paese. Non c’è dunque alcun consenso politico o sociale.

Se c’è un episodio, tra  rapidissimi sviluppi che si sono verificati ieri, che spiega i motivi del fallimento dell’operazione ERT, questo consiste nelle dichiarazioni in cui Samaràs attaccava DIMAR. Qui non ha importanza il fatto che Fotis Kouvelis abbia cambiato atteggiamento tra la sera di mercoledì e la sera di giovedì: quando non sei uno studente sindacalista alla facoltà di Giurisprudenza, ma un primo ministro che vuol fare delle coalizioni per governare, non riveli a tutti quello che diceva il tuo partner di governo quella o quell’altra volta. Esprimi la tua posizione, magari fai anche due suggerimenti e finisce là.

Anche se normalmente il Mégaro Maximou dovrebbe aprirsi per poter ricomporre il governo, il gruppo di estrema destra intorno a Samaràs ha trovato l’occasione per farla finita con DIMAR [Sinistra Democratica, n.d.t.], al cui solo nome è allergica. Visto che ha attribuito più o meno tutta la colpa della crisi a Kouvelis (DIMAR), quella crisi che lo stesso Mégaro Maximou aveva creato, la parte relativa del discorso concludeva con la battuta storica: “Speriamo anche nel sostegno di DIMAR, anche se ha ragione il signor Venizelos (PASOK) quando dice che c’è chi si assume tutta la responsabilità e chi si fa vedere solo occasionalmente“!

L’estrema destra non sa nulla dei gulag, anche se ne parla spesso. La caratteristica fondamentale dello stalinismo era il fatto che distorceva il significato delle coalizioni, dell’amico e del nemico. In politica chi non è contro di te, è – o può venire – insieme a te. Nello stalinismo e in ogni forma di pensiero autoritario, chi non è con te è contro di te. Questo misto di ritardo dell’estrema destra, di autoritarismo, di arroganza sfrenata ha portato alla crisi di dieci giorni che ha lasciato per strada 2.500 persone che rimangono tuttora non pagate, che ha polarizzato e diviso il paese, che ha paralizzato la sua economia e ha oscurato per l’ennesima volta la sua immagine all’estero.

Meno male che c’è il PASOK e il suo leader con gli scheletri nell’armadio, che alla fine ha dato al signor Samaràs l’occasione di salvare le apparenze, con una forma di riassunzione di 2000 dei licenziati più le orchestre (da quel che sembra gli impiegati della rivista “RadioTileorasi” [rivista con i programmi televisivi della società di ERT, n.d.t] saranno i primi a pagarla). Ovviamente in tutta la ERT è prevalso e prevarrà il caos, ma il problema è più ampio: qual è il futuro che ci riserva un governo che crea e aggiunge nuovi problemi ai tanti già esistenti? Che danno causerà all’economia questa incapacità accumulata di una gestione anche quotidiana? Con quali metodi farà fronte alle reazioni alle nuove dure misure che inevitabilmente dovrà prendere in autunno per coprire i buchi creati dalle misure attuali?

La risposta è stata data dallo stesso Samaràs, poche ore prima di “smascherare” Kouvelis, parlando ai media stranieri a Vienna, dove si era recato per poche ore: “La Grecia si sta riprendendo dopo un periodo difficile, che richiede una stabilità fiscale e un piano di riforme” , ha dichiarato il primo ministro. “Richiede un forte, ampio consenso sociale e politico“! Forse significa che Orwell non è ancora morto.

Fonte: tvxs.gr

Traduzione di Atene Calling