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Il circolo di solidarietà di Koukaki-Plaka è nato di recente. Per il momento raccoglie beni alimentari davanti ai supermercati e li distribuisce a 26 famiglie del quartiere. Proprio perché questo progetto è così giovane, mi ha incuriosito. Perché sempre più persone e sempre di più si domandano nella loro cerchia “che facciamo?”, poi alzano le spalle, muovono la testa e affondano un po’ più profondamente nel proprio divano e nella loro depressione. A Koukaki, quindi, stanno facendo qualcosa di importante. “Il nostro quartiere è una miniatura della Grecia” ci dice Triantafyllos.

“Le persone sono diventate malinconiche, non reagiscono. Qualcuno è responabile per questa miseria e dovrà essere punito. Tutti noi dobbiamo rivendicare quel che ci spetta. Questo è l’obiettivo principale del nostro circolo. Di sostenerci a vicenda, di reggere e di capovolgergli”. “I nostri quartieri aspettano qualcosa. Qualcuno che gli dia una visione? Qualcuno che gli dia la speranza? Forse nemmeno loro sanno cosa aspettano” aggiunge Olga. “Dobbiamo però uscire da questa fase di attesa e reagire. Nessuno non ci darà nè la visione, nè la speranza. Dobbiamo scoprirla da soli”.

Negozi chiusi

“La crisi ha cambiato l’aspetto e la geografia umana del quartiere” dice Korina. “Più di metà dei negozi hanno chiuso, le strade si sono svuotate. La notte non gira nessuno, si chiudono in casa dalle 21! Molti vicini se ne sono andati, soprattutto i migranti che lavoravano nell’edilizia. D’altra parte, vedo che quando proponi alla gente qualcosa per cui vale la pena, la risposta è positiva. Nel quartiere ci sono tre caffè autogestiti: Pagkaki, Krikos e Sygkrouomena. I negozi si riempiono quotidianamente perché la gente apprezza il loro tentativo”.

Così abbiamo cominciato a distribuire i “pacchi dell’amore”, a Natale e Pasqua. Quanto più profonda si faceva la crisi, tanto più forte diventava il problema, tanti più bambini mangiavano la polenta. Abbiamo iniziato a collaborare con il fornaio del quartiere, che regala  tutti i giorni una ciambellina di pane, e con il proprietario del chiosco di dolciumi, che regala una bottiglia di latte ogni due giorni. E due volte al mese abbiamo un pacco che può coprire i bisogni della famiglia per un pranzo al giorno”.

Non so come vi suona che alcuni nostri concittadini mangiano quasi solo pasta, legumi e riso e carne o pollo una volta al mese. Quando eravamo bambini mia nonna metteva l’olio sulla bocca della bottiglia con il dito e ci diceva che il più grande peccato era quello di buttare via il cibo.

Ci sembrava ridicolo, una fissazione della nonna. Noi la prendevamo in giro per “la sindrome dell’Occupazione”. E invece sono arrivati giorni in cui molte mamme mettono l’olio nello stesso modo. “Ed è una cosa strana! Le persone povere sono le più generose!” mi dice Panayota. “Nei supermercati in cui andiamo osserviamo la gente: quanto più pieno è il carrello della spesa, tanto meno cose danno per solidarietà. I pensionati e i giovani sotto i 35 anni offrono molte cose in più”.

È caratteristico l’incidente che ci racconta Olga: “Qualche giorno fa una signora con i capelli bagnati entra in fretta nel supermercato. Riempie tre buste di beni alimentari, viene e ce le dà. Vi ho visti dal mio balcone e sono scesa come stavo per fare la spesa e dare qualcosa in solidarietà” ci dice e ci lascia storditi: “Sabato prossimo non avrò più soldi e volevo fare in tempo”. La stessa cosa succede anche con altri concittadini che sono molto stressati, eppure ti dicono “sto a posto per questa settimana, dai qualcosa al mio vicino che si trova in una condizione peggiore della mia”.

Chiuderò con un epilogo un po’ paradossale, che però era la richiesta di tutto il Circolo e che non potevo negare. Questo servizio è dedicato a Sofia Fragkouli una sindacalista molto attiva, militante durante gli anni della dittatura che a quasi 80 anni è diventata la cassiera e l’anima del Circolo di Koukaki-Plaka. Fino all’ultima sera della sua vita ha preparato i pacchi con i beni alimentari di solidarietà.

Circolo di solidarietà di Koukaki-Plaka, Veikou 28, tel:+30-210-92.10.660, Lunedì-Venerdì 19:00-22:00

di Dina Daskalopoulou, Fotografie: Nikos Anagnostopoulos

Fonte: efsyn

Traduzione di Atene Calling