andetokounbo

“Oggi, il sogno di una vita è diventato realtà, ormai siamo anche ufficialmente cittadini greci. Proprio come ci siamo sentiti per tutti questi anni, essendo nati e cresciuti qua, avendo frequentato la scuola greca, avendo vissuto tutta la vita nella nostra patria, la Grecia. Ringraziamo lo Stato greco e tutti coloro che hanno contribuito a rendere questo sogno realtà. Sarebbe un onore per noi, se qualche giorno venissimo chiamati a rappresentare la nazionale greca di pallacanestro”.

Questa è stata la dichiarazione dei fratelli Adetokunbo, quando, a maggio di quest’anno, hanno ottenuto la cittadinanza greca. Sono nati e cresciuti qua, hanno frequentato la scuola e sentono la Grecia come la loro patria. Pochi giorni fa, Giannis Adetokunbo ha ottenuto il biglietto per il suo sogno, visto che è stato scelto nella posizione 15 nei Draft dell’NBA dai Milwaukee Bucks.

Il momento dell’annuncio è stato veramente drammatico per ogni greco razzista. Un greco di origini nigeriane alzava la bandiera greca per festeggiare insieme a suo fratello, che nello stesso momento si faceva il segno della croce. Sono seguiti alcuni dettagli sulla vita della loro famiglia in Grecia, sui loro genitori, che hanno lavorato sodo per 24 anni e sui ragazzi che vendevano oggetti ai semafori.

Suo padre ha detto di essere orgoglioso soprattutto di una cosa. Che nonostante il fatto che i suoi figli abbiano lavorato duro, non hanno perso nemmeno un giorno della scuola greca. Avrebbe potuto scegliere tante altre cose da dire, ma ha scelto questo: “Non sono stati assenti da scuola nemmeno un giorno e di questa cosa io sono orgoglioso”.

Ed è qua che comincia la (nostra) ipocrisia.

Forse i razzisti di Atene e della periferia hanno dovuto assumere dei calmanti, quando hanno visto l’immagine dell’annuncio dei Draft. Ma cosa succede con il resto di noi? Con i “sani e dignitosi” che sostengono di non essere razzisti?

Adetokunbo venditore di CD ai semafori e Adetokunbo multimilionario e star di NBA sono la stessa persona. Ma anche quelli che guardano con disdegno i venditori ambulanti ai semafori e quelli che adesso si gonfiano come tacchini per l’orgoglio del successo del nostro compatriota sono le stesse persone.

Il razzismo assume espressioni diverse, una di queste è l’odio verso il povero. Questo odio in Grecia prevale da molti anni. Il povero viene affrontato come una vergogna e viene considerato carnefice invece che vittima.

La frase da brividi “fuori gli stranieri”, in realtà vuol dire “fuori gli stranieri poveri”. Anche se non lo diciamo, molte volte lo confermiamo con il nostro comportamento.

Il capò dei semafori, si trasforma in un orgoglioso adulatore, avendo di fronte l’Adetokunbo con i CD e l’Adetokunbo dell’NBA.

Cosa succede, però, con gli altri figli dei migranti? Con quelli che, nonostante il fatto che siano nati qua, che frequentino la scuola qua, non otterranno all’improvviso soldi e successo e resteranno invisibili nella loro lotta per la cittadinanza?

Quanti ostacoli frapporremo tutti i giorni e quanto renderemo la loro vita difficile, vista la nostra innata tendenza a prendercela con il più debole, cercando capri espiatori con l’alibi della crisi economica?

La storia di Adetokunbo sembra uscita dalle favole. La realtà che riserviamo agli altri ragazzi, invece, è molto più dura. Tanto dura che la dimenticheremo in pochi giorni e ce la ricorderemo solo quando un altro Adetokunbo riuscirà a fare una cosa simile in un futuro Draft.

P.S.: Cosa sarebbe successo se qualche battaglione d’assalto per la pulizia della razza greca avesse beccato anni fa Adetokunbo a qualche semaforo? Gli avrebbero insegnato a modo loro come odiare quella patria che oggi ama così tanto o lo avrebbero ferito come migrante illegale?

Di Manos Chorianopoulos

Fonte: news247

Traduzione di Atene Calling