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Viaggio nel “selvaggio west” dell’Attica, dove greci, pontici e rom, a parte la fame e le condizioni di vita miserabili, devono far fronte anche alle attività illecite delle bande.

La povertà porta ad un aumento della criminalità, che produce paura. In una zona con intensa immigrazione, la paura si trasforma in xenofobia e razzismo. Il terreno più fertile per l’espansione del fascismo e di Alba Dorata.

 “Se alzi la pietra di Aspropyrgos, troverai molti scorpioni”, ci dice la professoressa della seconda Scuola Media di Aspropyrgos, Eugenia Vradì. Il giornale “Ef.Syn” ha deciso di alzare quella pietra. Abbiamo trascorso tre giorni in questo grande comune dell’Attica dell’Ovest. Abbiamo registrato immagini di povertà assoluta e di miseria, ma anche l’attività criminale delle bande, in un luogo che ricorda il Selvaggio West e costituisce un terreno fertile per l’espansione del fascismo e di Alba Dorata. Vi presentiamo le nostre scoperte.

Favelas

Il viaggio inizia da Neòktista, uno dei sobborghi più poveri della zona. Qui vivono soprattutto greci e rom. Un semplice giro nella zona, testimonia la capacità finanziaria dei residenti. Favelas, tuguri e baracche. “Mio figlio si alza la mattina e mi dice ‘papà non c’è latte’. E corro come un pazzo nel quartiere a chiedere del latte”.

Yorgos Alexakis ha 44 anni. Disoccupato. Vive con la moglie e le loro quattro figlie – la quarta ha appena pochi mesi – in un container. Una scatola di prodotti di 12 metri quadri – questa è la loro casa. I primi due anni li hanno passati senza acqua, né elettricità. Nel frattempo sono riusciti a connettere entrambe. Oggi l’elettricità è stata tagliata. Devono alla DEI [ENEL greca, n.d.t.] 2.500 euro – la bolletta arriva per una casa di 65mq (!). “In inverno bolliamo l’acqua per fare la doccia. Per riscaldarci bruciamo la legna. Una delle ragazze ha avuto un gonfiore al polmone a causa del fumo e l’abbiamo portata in ospedale”, ci dice Yorgos.

La sua vita non è stata sempre così. Fino a 3 anni e mezzo fa tutto era diverso. Allora non era disoccupato. Ha lavorato per 17 anni come conduttore-operatore in una società privata di traslochi. Allora non viveva in un container. Aveva un appartamento in affitto a Korydals. Quando lo hanno licenziato non ha più potuto pagare l’affitto. Ha preso la sua famiglia e sono venuti nel sobborgo Neoktista di Aspropyrgos.

Non ha mai preso l’indennità né qualche sussidio di disoccupazione, perché, come denuncia lui stesso, il suo licenziamento è stato presentato come dimissioni, mentre il suo datore di lavoro non gli pagava i contributi. Cerca un lavoro, ma non lo trova. Vive dell’aiuto degli amici e dei vicini di casa. Sono gli unici che si ricordano di lui. “Quando mi sono rivolto al Welfare, mi hanno detto di andare da Annita Pania (presentatrice televisiva trash), che lei magari avrebbe potuto aiutarmi. Dallo stato aspetto un lavoro e che si prenda cura dei miei figli, un vaccino, un po’ di cibo…”, racconta.

Disoccupata da 4 anni

“Dio ci ha dimenticato e le persone ci hanno abbandonato!”, ci dice Froso. Anche lei vive in Neoktista. In una baracca di due camere. Ha sei figli. Suo figlio grande lavorava in un forno, ma lo hanno licenziato. Suo marito faceva qualche lavoretto ogni tanto nell’edilizia. Lei lavorava come spazzino all’ospedale psichiatrico di Dafni. Da quattro anni è disoccupata. “Cerco lavoro…. ma dove lo trovo? Mi sono stufata di sentirmi dire: mi lasci il suo numero di telefono”, ci dice. La bottiglia di plastica con l’olio, sopra il camino, è vuota. L’unica fonte di cibo sono le mense. “Aspettiamo in fila per prendere due-tre piatti per poter dare da mangiare ai nostri figli”, racconta.

Dalla mensa del Comune di Aspropyrgos vengono sostenute 400 famiglie, due volte a settimana, mentre i disoccupati iscritti all’OAED [ufficio per la disoccupazione, n.d.t. ] di Thriassio Pedio ammontano intorno ai 10.000. “Una ragazza laureata vive in una tenda sul monte, mentre altri raccolgono acqua dai serbatoi antincendio”, ci dice Alexàkis.

Molti dei ragazzi che vivono a Neoktista frequentano la seconda Scuola Media di Aspropyrgos. Abbiamo incontrato i loro professori.

“Vengono ragazzi malnutriti. La fame influisce sulle prestazioni scolastiche. Spesso sono assenti, sono nervosi, non ci sono le condizioni in casa per poter studiare, non hanno voglia di seguire i corsi, non hanno nemmeno i soldi per il biglietto dell’autobus per venire a scuola. Con i problemi di sopravvivenza dentro casa, venire a scuola è un’impresa” dice al giornale “Ef.Syn” la direttrice della scuola Aggeliki Giannatou. “Un ragazzo è svenuto dalla fame. Siamo tristi e preoccupati. La lezione passa in secondo piano, perché non può rispondere al problema dei ragazzi”, sottolinea la teologa Eugenia Vradì.

A scuola ci sono 123 ragazzi, di cui 23 figli di migranti e 13 rom. Molti di questi non vengono influenzati solo dalla fame, ma anche dalla coesistenza con genitori che si muovono oltre i limiti della legalità. “Là dove c’è povertà, ci sono anche fenomeni come droghe o prostituzione. È capitato un padre che faceva prostituire la propria figlia e il figlio che veniva a scuola era aggressivo” ci dice la professoressa Urania Stavrakaki e sottolinea che “da una parte vivono la violenza della povertà e dall’altra la violenza domestica. E la violenza fa nascere violenza”.

La seconda Scuola Media è la prima scuola pubblica che applica già dal 2005 un programma speciale di risoluzione pacifica dei conflitti attraverso “l’intermediazione scolastica”. La violenza, però, nasce anche al di fuori delle mura scolastiche. Ogni giorno basta soltanto una scintilla per trasformare una zona muta in una zona di guerra. Rapine in strada che non vengono denunciate per paura, intrusioni con armi da fuoco in negozi mirando alla cassa, macchine che vanno e vengono per controllare cosa succede, affinché sappiano qual è il momento giusto per attaccare le grandi imprese.

Un po’ di tempo fa, avevano minacciato la banca. Tutte le forze della polizia si erano radunate là, così hanno potuto far passare delle droghe o armi da un’altra parte. Si trattava di una diversione dice al giornale “Ef.Syn” un residente di Aspropyrgos e racconta un altro incidente durante il quale “un mafioso correva con una Porsche decappottabile. Si schianta contro un recinto. Arriva della gente e lui, anche se stordito, tira fuori l’arma. Arriva la polizia e trova il baule dell’auto pieno di cocaina. Dopo una settimana era già fuori”.

Un imprenditore che ha una piccola fabbrica racconta un incidente nel quale la polizia insegue un tizio, che “per scappare entra nella fabbrica. Gli agenti della polizia cominciano a sparare. Noi inizialmente rimaniamo fermi. Facciamo finta di non vedere e continuiamo il nostro lavoro. Un’altra volta vedo un camionista che si ferma a prendere un caffè. Un’altra macchina si accosta, uno salta sul camion e prende i cellulari e i portafogli. Guardo il camionista che mi fa segno di tacere”.

Campi avversari

“Davanti alla scuola i pontici avevano steso a terra un rom. Gli avevano aperto le gambe e gli davano dei calci con forza”. Nikos ha solo 14 anni. Studente. Anche se è così giovane, la sua anima è piena di odio. “Odio gli zingari. Anche se soffrono non intendo avere pietà, perché cresceranno e diventeranno cattivi. Gli zingari sono inferiori, subordinati. Crescono per cominciare a rubare e per avere un reddito in modo illegale. È nella loro natura” dice al giornale “Ef.Syn”. “Ci sono ragazzi che hanno paura di andare in bagno. Io vivo con la speranza di prendere mio figlio e andare via” dice sua madre. Nella scuola di Nikos ormai è molto intensa la presenza di Alba Dorata. Un suo compagno di scuola, ci dice, ha sul braccio un simbolo dell’organizzazione neonazista. Lui racconta che si sente più sicuro da quando sta insieme agli albadorati.

“Chiami uno di loro e dici ‘ho un problema’. I residenti non chiamano la polizia. Chiamano Alba Dorata” ci dice un residente di Aspropyrgo, che dichiara che alle prossime elezioni voterà per Alba Dorata. “Li sosterrò, anche se so già che in futuro me ne pentirò. Il deluso non ha giudizio”, conclude.

Nelle ultime elezioni il partito neonazista ha ottenuto il 17% dei voti ad Aspropyrgos. È un segreto comune che per essere eletto qui devono sostenerti le famiglie dei Pontici. Famiglie numerose votano massicciamente e la linea viene data dal nonno. Queste famiglie si muovono ormai verso Alba Dorata.

Si tratta di una reazione a catena. La povertà porta ad un aumento della criminalità. La criminalità provoca paura. In una zona con intensa immigrazione, la paura si trasforma in xenofobia e razzismo. Aspropyrgos era in passato un granaio e una zona di lattughe. È diventata zona industriale dopo gli anni ’60. Parallelamente ha ricevuto grandi ondate di migrazioni nazionali e straniere (albanesi, pontici dalla Russia, rom, pakistani) arrivati per il lavoro nei campi e nelle industrie. Poi è arrivata la crisi e i lavori sono diminuiti.

“Sono passati ad Alba Dorata”

“L’industria portava soldi nella zona. Gli affitti che pagavano le industrie erano alti. Per un verso, i migranti sono stati sfruttati per la manodopera nei campi, per un altro sono stati rifiutati dalla popolazione locale. Quando chiedono i soldi che sono loro dovuti da 2-3 mesi, chiamano la polizia e li denunciano perché non hanno i documenti in regola” riferisce un imprenditore della zona e aggiunge che “adesso con la crisi, molti di loro si rivolgono ad Alba Dorata e ad ogni mostro che promette di tutto.”.

Torniamo alla seconda Scuola Media. Uno studente turco nato qui è venuto a salutare. Vedrà i professori, i compagni di classe, le persone amate per l’ultima volta. Suo padre faceva il benzinaio ad Aspropyrgos. Ha chiuso per la crisi. Adesso emigrano per la seconda volta. In Germania. “La vita è ingiusta. Quando devi emigrare è ingiusta. Alcune volte non dipende da noi fare quello che vogliamo” scrive nella sua lettera di addio.

di Yannis Baskàkis

Fonte: efsyn

Traduzione di Atene Calling