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Ho 19 anni e sono uno studente universitario senza assicurazione sanitaria. Non mi lamento.

Nella Grecia della loro crisi, avere due lavori, anche se insieme fanno 750 euro al mese, mi rendono un privilegiato. Da questi lavori, tra l’altro, hanno da mangiare mia madre e mia sorella di 12 anni.

Non ho molta scelta.

Essendo senza assicurazione sanitaria, sono anche un evasore fiscale. Sì, sì, proprio quello a cui il governo dà la caccia tutto il giorno. Ho un reddito e non lo dichiaro. (Ministro delle Finanze Yannis Stournaras, mi senti?).

Ma non sono sempre stato un evasore.

Appena un anno fa, ero un ragazzo sorridente, con tanta voglia di vivere e pieno di sogni.

Venivo da una famiglia di “classe media”, come venivamo chiamati, e avevo tutti i motivi di credere che avrei avuto una vita semplice e felice.

Mio padre era un libero professionista, che non era mai in casa. Lavorava tutto il giorno per offrirci il meglio. Ma la vita non era così facile, come loro cercavano di far vedere.

Il costo della vita era sempre molto alto per le persone semplici. Corsi privati, inglese, la paghetta, l’affitto, le spese, i vestiti, le bollette, le tasse. Non era facile riuscire a pagare tutto. Ma mio padre lavorava tutto il giorno e ce la faceva.

All’inizio del 2008, però, sono iniziati i primi problemi. I soldi non bastavano. Mio padre aveva due scelte. O privare suo figlio dei servizi fondamentali per la sua educazione e risparmiare altri soldi dal resto del budget familiare, o lottare da solo, con soldi presi in prestito dalle banche.

Ha scelto di farsi prestare il denaro e di lottare da solo.

Alla fine del 2012 i suoi debiti verso lo stato e le banche si aggiravano intorno ai 145.000 euro. La pressione dalle società di recupero crediti e della TV, attraverso i “giornalisti-terroristi”, era diventata insopportabile.

Un bel pomeriggio, mio padre è uscito in giardino, ha guardato il pavimento e si è sparato con la sua carabina da caccia.

La nostra vita si è capovolta per sempre. Non doveva farlo. Non doveva fare loro questo favore. Doveva fregarsene e lasciarli dire quello che vogliono.

Non sto accreditando la debolezza di mio padre a Samaràs. Mio padre, giudicando dal risultato è stato un debole.

Ma se non stessimo alla continua ricerca della “success story” sarebbe ancora qui con noi.

Se lo stato non desse la caccia ai cittadini semplici, mio padre sarebbe ancora con noi.

Se lo stato mettesse in carcere i politici e gli imprenditori che hanno mangiato miliardi di soldi pubblici, mio padre sarebbe qui con noi.

Soprattutto, se lo stato considerasse i suoi cittadini prima dei suoi usurai, mio padre sarebbe ancora qui.

Se lo stato fosse interessato alla mia generazione, mio padre sarebbe ancora qui e io sarei un giovane pieno di sogni che potrebbe ancora sorridere.

Signor Samaràs, mio padre si è suicidato. Di quale surplus di bilancio state parlando?

La ringrazio per l’ospitalità.

(Lettera inviata a Samaràs)

Fonte: skopelos

Traduzione di Atene Calling