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La prima pagina del giornale “Proto Thema” [che riportava una foto di Pavlos Fyssas subito dopo l’omicidio, n.d.t.] era pronta già da anni.

I vecchi colonialisti avevano l’abitudine di appendere le teste delle loro prede nel salotto di casa.

I collaborazionisti dei tedeschi andavano in giro da un paese all’altro con le teste dei partigiani greci.

Themos Anastasiàdis ha “appeso” il cadavere di Pavlos Fyssas sulla prima pagina di “Proto Thema”.

Lo aspettava da tempo quel giorno.

Da quando metteva articoli artefatti, presentando gli assassini della banda di Michaloliàkos [leader di Alba Dorata, n.d.t.] come i bravi ragazzi che aiutino le nonne a prelevare i soldi dal bancomat.

Da quando usava tutto il peso della sua trasmissione per dare un aspetto umano a Keàdas [il soprannome del deputato di Alba Dorata Giòrgos Germenìs, leader di un gruppo black metal, n.d.t.].

E ancora prima. Quando faceva finta di fare analisi dalle pagine del giornale “Vima”, e veniva applaudito dai cortigiani dell’editore Lampràkis.

O quando sputava gli stupidi aneddoti razzisti dall’ultima pagina del giornale “Eleutherotypia”. Allora, il suo direttore non lo cacciava.

Vendeva giornali sui cadaveri degli albanesi che morivano a causa degli attacchi a sfondo razziale e degli incidenti sul lavoro, nei cantieri dei giochi olimpici. Sulla prima pagina c’era scritto “Athinaze” (diretto ad Atene?) e sull’ultima “Buco Nero”.

Ogni tanto, qualche “piccolo bastardo” antifascista gli lanciava uno yogurt. Ma sapeva che prima o poi si sarebbe vendicato. Che avrebbe messo il cadavere di uno di quelli che lo umiliavano ad ogni passo. I piccoli eroi anonimi che sputavano sulla sua civiltà. Che odiavano tutti quelli che sono andati alle sue trasmissioni.

Thèmos Anastasiàdis, ovviamente, non è un greco così diverso dagli altri. È il volto di una Grecia che esiste realmente. Quella che ha votato Alba Dorata. Della Grecia che non si è mai identificata con Promiteo, ma con lo Stato e la Violenza, che hanno legato il corpo del Titano nel Caucaso. Della Grecia che ha fatto nascere Efialte, Kotzamànis [estremista che guidava la moto che investì il deputato Grigoris Lamprakis nel 1963, n.d.t.], Tsolàkoglou [primo ministro collaborazionista nel periodo dell’Occupazione Tedesca 1941-1942, n.d.t.],  ma anche Bàbalis [torturatore della dittatura dei colonnelli, n.d.t.]. È la farsa di una storia che si ripete.

Il suo giornale, però, non è un giornale qualsiasi.  Già da anni, ogni settimana, tesseva la tela del life-style del nazismo greco, sempre con l’abbonamento settimanale dei suoi lettori. con pochi euro potevi assicurarti che il delirio nazista sarebbe continuato anche la settimana successiva. E oltre 100.000 concittadini nostri lo facevano ogni settimana. L’hanno pagato caro questo assassino e se lo meritano.

E il titolo dà loro ragione. Non dimenticano il fascismo. Non lo hanno mai dimenticato. È stato sempre dentro di loro.

Solo che dobbiamo ricordarci che le foto che fanno la storia sono tante. Ci sono le foto dei cadaveri di Pavlos Fyssa e di Aris Velouchiòtis [il leader di ELAS, n.d.t.] e quella di Che Guevara. C’è però anche la foto di Mussolini appeso a testa in giù a Milano.

Aris Chatzistefanou

Fonte: info-war

Traduzione di Atene Calling

La richiesta di rispetto (ignorata) della famiglia di Pavlos

Secondo informazioni sicure, nell’edizione di Domenica 22 Settembre 2013 del giornale “Proto Thema” stanno per essere pubblicate le foto di nostro figlio assassinato, scattate da un fotografo ignoto subito dopo l’attacco mortale che Pavlos ha subito martedì 17 settembre 2013. Visto che la pubblicazione di queste foto costituisce un’evidente e volgare violazione della memoria del deceduto, visto che come famiglia chiediamo che tutti rispettino il nostro lutto pesantissimo e che ci lascino finalmente vivere nel silenzio e con dignità la perdita di Pavlos, vi invitiamo a realizzare tutto ciò che il vostro dovere giornalistico vi prescrive per la difesa della memoria di Pavlos Fyssas e per garantire la calma dei suoi vicini, che tra l’atro si vedono nei relativi articoli.

La giustizia, nella quale abbiamo piena fiducia, ha la prima e l’ultima parola.

Keratsini 21.9.2013

La famiglia tramite i suoi legali

Andreas Tzelis, Giorgos Maragkòs, Konstantìnos Bikas

Fonte: efsyn

Traduzione di Atene Calling