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È noto che nell’ambiente del primo ministro ci sono alcuni esponenti della destra “dura” e, secondo le loro stesse definizioni, nazionalista. Due o tre di loro rivestono anche dei ruoli fondamentali.

In tutto questo periodo, mentre la formazione nazista di Alba Dorata “trebbiava” in parlamento e nella società commettendo indisturbata i suoi reati, loro flirtavano con essa, pensando soltanto a come mettere continuamente sotto pressione la sinistra. Facevano finta di non vedere i reati ripetuti e provocatori di Alba Dorata, facendo invece attenzione ai reati da far pesare alla sinistra.

Succede spesso che la realtà rovini i progetti. Che li capovolga. Così è successo anche stavolta. I sondaggi realizzati nei primi giorni di settembre hanno causato il panico. Tanto che Skai ha interrotto la sua collaborazione con una delle più valide società di sondaggi, la Public Issue, perché quest’ultima aveva espresso la dura – per Nea Dimokratia – realtà. Indicava che Syriza era avanti di un punto sul partito di governo e che Alba Dorata era salita al 13%. C’erano anche altri sondaggi, di società diverse, tenuti “nascosti”, che indicavano dati perfino “peggiori”: Nea Dimokratia in calo, Syriza decisamente sopra di essa, Alba Dorata in ascesa, ormai oltre il 13% (“rubando” gli elettori del partito di governo). Il gioco non era facile da capovolgere. La potenza di Alba Dorata, perciò, doveva essere fermata e la tolleranza doveva finire.

Gli europei lanciavano avvertimenti già da tempo. In quest’ultimo periodo, esigevano dal governo misure efficaci per affrontare i nazisti. L’immagine che le figure a noi note [i nazisti, n.d.t.] potessero entrare nell’europarlamento faceva paura. Quando è stato assassinato Pavlos Fyssas, da Maximou hanno capito quello che rifiutavano di capire: che la situazione era arrivata agli estremi, quelli veri, e che il bicchiere era ormai traboccato. Dall’Europa hanno preteso subito delle misure. Hanno minacciato di umiliare il governo annullando la presidenza greca. Rappresentanti ufficiali hanno detto che non era possibile che la Grecia assumesse la presidenza dell’Europa, mentre nelle strade i fascisti uccidevano indisturbati.

Ed è così, più o meno, che Maximou ha deciso di fare ciò che era ormai ovvio. Serviva solo la volontà politica (che non c’era). Dopo, tutto ha preso la sua strada, difficile perché lunga.

L’ala dura, di estrema destra, non era pronta per questo sviluppo prodotto dalla realtà, ma era arrivato il momento di fare tutto questo. Il fastidio di certe persone, che sognavano di perseguitare la sinistra e invece si sono trovati a decapitare “i fratelli nazionalisti” di Alba Dorata, è ovvio. Ed è per questo che sono iniziate le intimidazioni e le minacce verso la sinistra, del tipo “arriverà anche il vostro turno”. Solo che nel primo caso parliamo di persecuzione di reati, mentre nel secondo di minacce di persecuzione di idee. C’è ovviamente un altro obiettivo di queste minacce: raccogliere gli elettori di Alba Dorata intorno a loro.

Nea Dimokratia è solita ad accusare i suoi avversari per i loro rapporti con il terrorismo. Negli anni ’80-’90 accusava anche il Pasok di coprire i terroristi. Ma non andava oltre, minacciando soltanto che li avrebbe messi in carcere, senza arrivare a dire che li avrebbe dichiarati illegali, cioè fuori dall’arco costituzionale. Questo succedeva durante la dittatura.

Permetteranno i cittadini democratici del paese che succeda anche oggi? L’obiettivo per il momento è l’intimidazione.

Ma l’intimidazione non deve passare.

di Vassiliki Siouti

Fonte: thepressproject

Traduzione di Atene Calling