Anti-fascist demonstration rally in Athens

Immaginate un ateniese che si reca per un viaggio fuoriporta per un paio di settimane e torna in città il 28 settembre. Il viaggiatore parte prima dell’assassinio di Pavlos Fyssas, il risveglio dei media e del governo alla minaccia neonazista, che hanno portato all’arresto del leader di Alba Dorata, Nikolaos Michaloliakos e alcuni dei suoi parlamentari e sostenitori.

La reazione iniziale del viaggiatore per l’inasprimento sarebbe esultanza mista a sorpresa: il cambiamento di atteggiamento delle autorità dopo l’omicidio di Fyssas è stato drammatico. E tuttavia, le stesse autorità hanno avuto informazioni dettagliate sulle attività criminali del partito per anni. La violenza razzista è sperimentata quotidianamente ed è stata ampiamente raccontata dai media internazionali, nazionali e dalle ONG internazionali e il Commissario europeo per i diritti umani. In effetti, la violenza razzista era  normale per molti. Autorità giuridiche e politiche non erano state disposte ad agire; la legge anti-razzista greca non era mai stata applicata (una versione migliorata è stata recentemente respinta in Parlamento), e agli autori di attacchi razzisti era stata offerta impunità.

Meno di un anno fa, Nikos Dendias, il Ministro dell’ordine pubblico, ha ribadito che non esiste alcun nesso tra la polizia e Alba Dorata e ha minacciato TheGuardian con una querela per diffamazione quando ha riferito che poliziotti torturarono antifascisti. Eppure, sulla scia dell’assassinio di Fyssas, Dendias è stato costretto a lanciare un’inchiesta (su questo link).

Diversi alti ufficiali sono stati licenziati o sospesi. Un giorno dopo l’assassinio, 32 casi legali sono stati depositati contro Alba Dorata compresi incidenti violenti e anche letali.

Il nostro ateniese sarebbe perplesso dalle ovvie domande: Perché le autorità non sono intervenute in precedenza? Perché stanno intervenendo in questo momento? E’ possibile che sia solo perché un greco è stato assassinato?

Alba Dorata avrebbe dovuto essere designata una banda criminale e giuridicamente affrontata molto tempo fa. Questa linea d’azione sarebbe stata automatica in molti paesi europei. Dopo l’omicidio, i politici europei hanno espresso il loro disappunto, molti suggerendo che a meno che la non Grecia fronteggi i neonazisti non possa assumere la presidenza di turno dell’Unione europea nel mese di gennaio.

Ma, forse, il motivo principale della risposta fluttuante del governo è stato il calcolo politico: fino a poco tempo fa politici e commentatori dell’ala destra di  Nuova Democrazia (ND) sostenevano che il partito avrebbe dovuto prendere in considerazione la possibilità di formare un governo di coalizione con i neo-nazisti, se fossero diventati più “moderati “. Il governo ha presentato la sinistra e il movimento antifascista come uno degli “estremi” pro-violenza, anche se hanno resistito al nazismo per tutti questi anni.

Questa “teoria degli opposti estremismi” di ignoranza storica e morale perversa aveva lo scopo di instillare la paura e allontanare la gente dalle organizzazioni di sinistra e dai  movimenti popolari che resistono ad attentati neonazisti, sostenendo le loro vittime. Il governo di coalizione ND / Pasok ora spera che la messa in mostra della struttura criminale di Alba Dorata attirerà i suoi elettori verso la loro casa naturale.

E così, la sensazione è agrodolce: anche se in ritardo, l’arresto pesantemente pubblicizzato della leadership di Alba Dorata sarà un sollievo per molti. Per i  migranti della città, che potranno camminare più facilmente per le strade ateniesi, per gli omosessuali, per quelli di sinistra, per gli antifascisti e per tutti quelli che si sono risentiti dell’ingresso spudorato di Alba Dorata nella vita quotidiana e nella politica del Paese.

Ogni persona dalla pelle scura era costretta a  prendere precauzioni ad Atene. Il male camminava per le strade.

Poco è cambiato a livello istituzionale, comunque. L’applicazione della legge penale per i delinquenti non cambierà il razzismo diffuso, alimentato dal nuovo governo di coalizione Democrazia-Pasok. E’ statoAndreas Loverdos, un membro di spicco del Pasok, al momento, che  paragonò Alba Dorata a un “Hezbollah greca” perché sono “attivi nelle grandi questioni” e “creano fiducia”.

E’ stato Vyron Polydoras, un ex ministro di Nuova Democrazia, a sollecitare una coalizione con loro. Ed è stato il primo ministro Samaras stesso che ha dichiarato nel marzo 2012: “Le nostre città sono state occupate da immigrati clandestini, li riporteremo a casa loro”. Coerente con le sue parole, questo governo ha lanciato l’operazione ironicamente denominata Xenios Zeus [dio dell’ospitalità, n.d.t.], facendo retate contro le persone di pelle scura e detenendo immigrati irregolari nei campi eufemisticamente chiamati “centri di permanenza”.

Lo stesso governo ha abrogato la riforma del 2010 della legge greca sulla cittadinanza, la prima ad offrire agli immigrati di seconda generazione un potenziale diritto alla cittadinanza. Il governo e le autorità  criminalizzano pazienti sieropositivi e tossicodipendenti; perseguitano  anarchici detenuti illegalmente e antifascisti, tagliano stipendi e pensioni;  osservano il tasso di disoccupazione giovanile decollare oltre il 60%; chiudono ospedali e università portate fino al punto di collasso. Questo è il grande paradosso dello smantellamento di Alba Dorata: lo stesso governo che minaccia la democrazia e si abbandona al fascismo si dona credenziali democratiche per il suo presunto contenimento dell’estremismo.

Alba Dorata è sia un partito politico che una banda – e la messa fuori legge dei partiti politici si rivela spesso problematica e inefficace. La legge può vietare, ma non può eliminare, idee fasciste; queste devono essere affrontate politicamente. Per la gente comune, la lotta contro Alba Dorata non si limita al benvenuto dell’arresto teatrale della sua leadership. L’antifascismo è una lotta politica sul tipo di vita che vogliamo vivere. E viene combattuta quotidianamente da cittadini, attivisti, gruppi della società civile e comunità migranti. Si tratta di una battaglia per la democrazia, la solidarietà e la giustizia sociale. Essa non può essere vinta se non viene sconfitta l’ingiustizia sistemica dell’austerità.

di Kostas Douzinas, Hara Kouki e Antonis Vradis

Fonte: theguardian

Traduzione di Atene Calling