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7-10-2013

Di Ghiannis Baskakis – Foto: Marios Valassòpoulos

Il giornale “Ef.Syn” è entrato nel palazzo di Omonia dove gli albadorati segnano le porte degli appartamenti dei migranti con le croci celtiche dei nazisti e del Ku Klux Klan. Di sera aggrediscono e picchiano senza pietà gli abitanti, sotto la guida di una candidata deputata dell’organizzazione.

Non importa quanto Alba Dorata cerchi di ripudiare il nazismo per sottrarsi alle pesanti accuse, sono i suoi metodi e i simboli che usa a tradirla. Il giornale “Ef.Syn” è andato al nido del serpente. E’ entrato nel palazzo dove vive una candidata deputata dell’organizzazione e pubblica le terribili immagini che ha visto.

Via Veranzerou, accanto a piazza Omonia. Oltrepassiamo la soglia. Saliamo le scale. Arrivando al primo appartamento le immagini fanno venire la pelle d’oca. Sulla porta di legno vediamo la “Croce Celtica”. Il simbolo del “Terrore Bianco”, dell’ideologia della supremazia della razza bianca. Ricorda quello utilizzato dal Ku Klux Klan negli Stati Uniti. E’ lo stesso simbolo che oggi è diventato il simbolo dei nazisti di tutto il mondo.

Nell’appartamento abitano dei migranti. Presto ci rendiamo conto che non è l’unica porta segnata. Visitiamo anche gli altri piani e vediamo lo stesso segno. Ci vengono in mente i nazisti in Germania, che nell’aprile del 1933 hanno effettuato la loro prima azione contro i cittadini ebrei del loro paese. Incidevano la “Stella di Davide” nera e gialla su migliaia di porte e di finestre di negozi, uffici e case che appartenevano a ebrei. E poi li hanno attaccati ferocemente. I neonazisti greci incidono la croce celtica con lo stesso obiettivo: per dire ai battaglioni d’assalto dove attaccare.

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L’aggressione ad Abdul

Una di queste porte reca ancora i segni dell’irruzione. Dimostra che i suoi inquilini sono stati attaccati di recente. Incontriamo Abdul, afghano, ad un altro piano. Il simbolo nazista c’è anche sulla sua porta. Sabato 7 settembre, alle 10 di sera, è stato aggredito da tre persone. “Stavo per aprire la porta, quando due uomini muscolosi mi hanno preso per il collo dicendomi che erano della polizia e che dovevo aprire e dargli i miei documenti e i miei soldi. Poi è apparsa Dimopoulou” ci spiega.

Georgia Dimopoulou si era candidata con Alba Dorata ad Atene. Per puro caso, abita al quinto piano del palazzo. “Lei stava alla porta perché io non scappassi. Hanno cominciato a picchiarmi sulla parte posteriore della testa e mi hanno detto: quello che ti dice questa signora tu lo farai. Lei è il capo del palazzo” aggiunge Abdul. “Ero stordito dalle botte. Mi hanno detto: “Te ne devi andare via da qui. Altrimenti ti taglio la testa”. Ho avuto paura che mi avrebbero ucciso e ho cominciato a piangere. Ho avuto paura anche per la vita dei miei figli che per fortuna non erano in casa”.

Abdul abita qui da quattro anni insieme ai suoi due figli. Sua moglie ha ottenuto l’asilo politico in Svezia, dove si è trasferita insieme ai suoi altri quattro figli. Li aspetta là per ritrovarli dopo tanto tempo. Quell’attacco degli albadorati è durato quindici minuti. Dopo aver rovistato la casa per trovare dei soldi, se ne sono andati con una minaccia: “se vai dalla polizia ti mando all’ospedale. In polizia tutti sono amici miei. Non potrai farmi nulla” gli hanno detto. Due giorni dopo – il pomeriggio del 9 settembre – la scena si è ripetuta. “Fumavo davanti al portone del palazzo quando è arrivata la Dimopoulou e poi due fascisti. Volevano picchiarmi e io sono corso in casa e mi sono chiuso dentro. Gridavano: “se non te ne vai, una sera veniamo in dieci e uccidiamo i tuoi figli” ci dice Abdul.

La signora con la mazza

Primavera 2009. L’occupazione di migranti senzatetto della vecchia Corte d’Appello in via Sokratous e di un palazzo in via Veranzerou dove abitavano dei somali furono l’occasione per la diffusione dell’attività estremista di destra di gruppi che si presentavano come “cittadini indignati”. Georgia Dimopoulou allora era in prima linea contro i migranti. “Dava la caccia ai somali con una mazza. Stava sempre con la mazza e dirigeva i gorilla, dicendo che era un’agente dei servizi segreti” dice un residente della zona. L’ultima volta che ci siamo occupati di Dimopoulou, fu al processo di Konstantinos Moutzouris e Savvas Michail. Era una degli albadorati che hanno redatto la relativa maxi-denuncia. Oggi mantiene il suo ruolo di leader nelle attività di Alba Dorata di Omonia, mentre quelli che la conoscono la descrivono come una donna dinamica ed isterica.

Tra i residenti – Greci e migranti – regnano la paura e il terrore, ancora oggi. I battaglioni d’assalto effettuano delle “ronde” quotidiane, minacciano i migranti, cacciano i clienti dai negozi e pretendono che se ne vadano dalla Grecia. Spesso attaccano: “hanno distrutto tutto, i vetri, il registratore di cassa, hanno saccheggiato il negozio e mi hanno picchiato con dei pugni sul volto. L’unica cosa che voglio è lavorare e dormire tranquillo” ci dice uno dei negozianti del Bangladesh.

Pseudobulli

Simili aggressioni di Alba Dorata non vengono denunciate alla polizia, e quando succede cadono nel vuoto. “Purtroppo molti li hanno votati, perché ingenuamente hanno creduto che…avrebbero picchiato i deputati e i responsabili della nostra triste situazione. Grosso sbaglio. Gli pseudobulli di Alba Dorata non si mettono contro i forti. Picchiano migranti indifesi, persone che affiggono manifesti per strada e alla fine hanno ucciso Pavlos Fyssas. Vergogna!”, ci dice Nikos Boukiàs, proprietario di un immobile nella zona.

Fonte: efsyn.gr

Traduzione di AteneCalling.org