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La ONG “Pro Asyl” in un suo rapporto denuncia il governo greco, la Guardia Costiera e la polizia di confine per i respingimenti illegali e coatti di rifugiati in Turchia. Nel mirino anche le operazioni “Poseidon” dell’Agenzia Frontex.

Le accuse sono molto gravi e arrivano fino alla tortura e alla responsabilità per la morte di rifugiati, di cui vengono accusati il governo greco, la polizia di frontiera e la Guardia Costiera, se è vero quello che Pro Asyl documenta nel rapporto dettagliato sui respingimenti di rifugiati dal mar Egeo e dalla regione di Evros, verso la Turchia.

Nel contempo, l’organizzazione mette al centro del mirino l’operazione “Poseidon” di FRONTEX, chiedendo al Difensore Civico Europeo di indagare sul possibile coinvolgimento diretto o indiretto delle unità di Frontex nei respingimenti illegali e di applicare il Regolamento che prevede l’interruzione delle operazioni sul confine greco-turco.

Brutali violazioni dei diritti

“La scoperta più importante della nostra ricerca, è che i respingimenti illegali dai confini marittimi e terrestri della Grecia avvengono in modo sistematico. La Grecia è stata già accusata per simili violazioni brutali dei diritti umani. La brutalità e l’estensione delle violazioni documentate nel rapporto, però, sono agghiaccianti. Ufficiali delle Forze Speciali con i volti coperti vengono accusati di maltrattamento dai rifugiati durante il loro arresto, di detenzione arbitraria sul territorio greco, senza che i rifugiati vengano registrati dalle autorità e dei conseguenti respingimenti in Turchia, in violazione delle leggi internazionali” sostiene il rapporto, titolato eloquentemente “Respinti: violazioni sistematiche dei diritti umani dei rifugiati nel mar Egeo e nei confini terrestri con la Turchia”.

Il rapporto si è basato su interviste dettagliate con 90 rifugiati che sono stati vittime almeno una volta di respingimenti illegali verso la Turchia. La maggior parte di questi sono siriani e afghani. Tra di loro, ce ne sono molti che appartengono a gruppi vulnerabili: 12 donne (tra cui tre in cinta), un uomo malato di cancro metastatico, 12 famiglie, 5 minori non accompagnati e 3 anziani.

“La nostra barca è stata perforata e l’hanno legata con una corda. Ci hanno trainato nelle acque turche e ci hanno buttato uno per uno nella nostra barca. Uno di noi è caduto in mare e siamo stati noi a raccoglierlo dall’acqua. Ci buttavano come se fossimo dei sacchi di spazzatura. Poi, hanno tagliato la corda. Sulla barca non c’era né motore, né remi” riferisce un siriano vittima di un respingimento dall’isola di Farmakonisi, l’8 di agosto, insieme ad altri 45 siriani, tra cui donne, ragazzi e bambini.

Gli attori dei respingimenti nel mar Egeo vengono descritti come ufficiali in divise blu o nere, che portano delle armi e hanno i loro volti coperti. Nella regione di Evros, gli attori hanno le divise blu o verdi e ogni tanto vengono accompagnati da persone in borghese.

Tutti coloro che hanno partecipato al rapporto, denunciano di non essere stati ufficialmente registrati dalle autorità greche, di non aver ricevuto l’opportunità di chiedere protezione internazionale o di mettere alla prova in via legale il loro allontanamento. A tutti sono stati sottratti oggetti personali, telefoni cellulari e soldi. A molti sono stati tolti anche i documenti di identificazione, rendendo impossibile chiedere protezione internazionale o proseguire con le procedure per il ricongiungimento familiare.

Molti sono stati detenuti arbitrariamente per molte ore, senza accesso al mondo esterno, senza acqua o cibo. La maggior parte sostengono che la loro vita è stata messa in pericolo e denunciano maltrattamenti da parte degli agenti. In un caso di respingimento da Farmakonisi [isola militare, n.d.t] il maltrattamento subito da 9 siriani è così serio che costituisce tortura, secondo l’Organizzazione Non Governativa.

Alcuni denunciano che hanno chiamato il 112 [numero di emergenza europeo, n.d.t] o hanno lanciato l’allarme dalle loro barche, ma quando sono stati avvicinati dagli agenti della Guardia Costiera, sono stati respingi.

“Sapevo che il viaggio sarebbe stato pericoloso. Non sapevo, però, che saremmo annegati”, dice un afghano 16enne. Il rapporto documenta oltre 100 morti di persone che hanno tentato di attraversare i confini greco-turchi nel mar Egeo da Agosto 2012.

La fine di Frontex?

Non è la prima volta che la Grecia viene denunciata per la pratica dei respingimenti. La questione è già stata sollevata dallo Special Rapporter delle Nazioni Unite Francois Crepeau, dalla sezione greca dell’ACNUR e da Amnesty International, che in un suo rapporto nel luglio 2013 denunciava l’applicazione sistematica delle operazioni di respingimenti.

Basandosi su questo rapporto, la Commissaria Europea Cecilia Malmstrom aveva espresso la sua seria preoccupazione per le denunce, lasciando aperta l’ipotesi dell’interruzione delle operazioni di FRONTEX sui confini greco-turchi.

Le autorità greche, però, si dice non al corrente di queste operazioni. Rispondendo ad una questione parlamentare, il ministro dell’Ordine Pubblico [degli interni, n.d.t] Nikos Dendias dichiarava che non ci sono state denunce da parte degli agenti della Polizia Greca o da Frontex sui respingimenti e che le interdizioni all’ingresso nel Paese avvengono con mezzi tecnologici, che avvertono le autorità turche di arrestare chi tenta di entrare.

Il rapporto, però, non lascia spazio a malintesi. “Il 1 Gennaio 2013 la Grecia prenderà la presidenza dell’Unione Europea. Pro Asyl chiama le autorità greche a combinare le loro richieste giustificate di maggiore solidarietà da parte dell’Unione Europea nella questione dell’accoglienza dei rifugiati, con un impegno per il rispetto dei rifugiati e dei diritti umani”.

Di Dimitris Aggelidis

Fonte: efsyn

Traduzione di Atene Calling.org

 

Leggi QUI l’intero rapporto in inglese

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