L’introduzione a cura di AteneCalling.org e DINAMOpress

Anche a partire dalla puntuale genealogia di Alba Dorata tracciata da Dimitri, ci sembra utile sottolineare l’ambivalenza del fenomeno nazista rispetto a due elementi: la continuità storica di un substrato nazionalista nella cultura e nella società greca; gli elementi di novità che hanno trasformato un fenomeno residuale in un partito che ha ottenuto il 7%, è entrato in Parlamento ed esercita una forte pressione nelle strade e su tutto l’arco delle forze politiche.

Rispetto al tema della continuità, ci sembra importante sottolineare come possa aver contribuito all’ascesa elettorale di Alba Dorata la permanenza nella cultura greca e nelle istituzioni – come l’istruzione pubblica o la polizia – di quel substrato nazionalista, conservatore e legato alla morale religiosa, che è stato “ufficialmente rappresentato” nella storia greca dal regime dei colonnelli o dalla dittatura di Metaxàs, e poi da partiti di destra come EPEN, LAOS  e in parte Nea Dimokratia. Un sostrato che ha condizionato, ad esempio, le posizioni assunte dai vari governi greci nei confronti della Macedonia e il rapporto conflittuale – addirittura la guerra – con la Turchia, o l’atteggiamento razzista di molti greci nei confronti di albanesi e turchi, sotto i governi post-dittatoriali formati dai partiti di centro-destra e centro-sinistra. 

Inoltre, l’autore spiega in modo puntuale come anche i media greci si siano resi protagonisti di una campagna di completa disinformazione, sia rispetto alle reali attività svolte da Alba Dorata e dai suoi membri, sia riguardo al tema dell’immigrazione. Come ci spiega Dimitri, in un periodo estremanete delicato per la popolazione greca, infatti, i giornali hanno iniziato a parlare quasi esclusivamente di crimini attuati da stranieri,con il risultato di esasperare gli animi dei greci, già duramente provati dagli effetti della crisi. Questa produzione di allarme sociale ha permesso agli albadorati di trovare una sorta di legittimità per le loro scorribande, con il risultato che ad Atene è iniziata una caccia forsennata allo straniero che ha portato a numerose aggressioni e assassinii. L’informazione è un mezzo estremamente potente, che se usato ad arte può plasmare la mentalità degli individui. E ciò non è sfuggito nemmeno agli albadorati che, infatti, si sono subito ingegnati a inventarsi una serie di aneddoti per attirare le simpatia dell’opinione pubblica. Uno degli episodi più noti, ci racconta Dimitri nel suo libro, è quello dell’anziana signora che si rivolge ai militanti neonazisti per farsi accompagnare a ritirare la pensione, timorosa che un migrante possa aggredirla e rubarle tutto. 

La notizia è rimbalzata di giornale in giornale, di televisione in televisione, fino a che non 

si è scoperto che l’anziana signora altri non era che la madre di Alekos Plomaritis, candidato di Alba Dorata alle elezioni locali del 2010 e alle politiche del 2012, tristemente famoso per aver dichiarato di voler bruciare i migranti per “farne sapone per lavare le macchine”. Quest’episodio è esplicativo di come i principali mezzi di informazione abbiano dato un contributo decisivo al processo di legittimazione del partito nazista, anche deviando l’attenzione pubblica dalle problematiche economiche e sociali alle questioni di ordine pubblico, strumentalmente associate ai fenomeni migratori. 

Un altro tipo di continuità storica, oltre a quella dei discorsi nazionalisti, è quella, speculare e parallela, che riguarda la continuità di rapporti tra stato e parastato fascista. Anche in questo caso, la fine della dittatura non ha segnato particolari discontinuità, rendendo i rapporti tra alcuni settori delle forze dell’ordine e specifiche porzioni di gruppi armati appartenenti al panorama dell’estrema destra continuativi e intensi. Questo viene descritto molto bene nel libro, ponendo  particolare attenzione alle vicissitudini specifiche dei leader di Alba Dorata, che si sono contraddistinti nel corso della storia recente per una particolare propensione ad intrattenere rapporti con forze dell’ordine e servizi segreti, barattando spesso favori personali con i nomi e la libertà di altri camerati del loro stesso gruppo o di gruppi affini. Michaloliakos, infatti, è stato membro  del partito nazionalista EPEN (Unione Politica Nazionale) creata dall’ex colonnello Papadopoulos mentre era già in carcere negli anni ‘80.

Nonostante questi elementi di continuità relativamente ai discorsi nazionalisti e ai rapporti tra stato e parastato, è necessario sottolineare quali elementi hanno introdotto delle innovazioni capaci di trasformare un gruppo confinato nella marginalità sociale e politica in un attore di rilievo nel parlamento e, per un certo periodo, nelle strade della Grecia. Alcuni elementi vengono fuori molto chiaramente dal libro.

Primo: la funzione di Alba Dorata nelle strade, contro i militanti della sinistra e del mondo anarchico. Questo ruolo, svolto con relativa continuità nella metapolitefsi (il periodo successivo alla dittatura) da diversi gruppi nazionalisti, si intensifica dopo la rivolta del 2008, seguita all’omicidio di Alexis Grigoropoulos da parte della polizia. Per tentare di arginare e contrastare potenziali nuove rivolte di tale ampiezza e radicalità, viene garantita ampia tolleranza agli attacchi contro i militanti antifascisti, e poi contro i migranti, realizzati dagli albadorati. Questa tolleranza e connivenza permette ai neonazisti di stabilire il loro fortino in uno spazio pubblico: il quartiere Agios Panteleimonas, nel centro di Atene.

La funzione di contrasto militare e violento alle attività dei movimenti continua a intensificarsi con le proteste di massa contro le politiche di austerità. La repressione di alcuni cortei, gli attacchi contro diverse occupazioni, perfino alcuni sgomberi, vengono eseguiti congiuntamente da agenti di polizia, molto spesso simpatizzanti del partito, e membri del partito neonazista. In cambio, le forze dell’ordine tollerano e rendono possibili i raid e le scorribande degli albadorati, anche aprendo loro il campo rispetto all’intervento in alcune zone di Atene presidiate da strutture della resistenza sociale. È il caso, per esempio, delle occupazioni di Villa Amalias e Skaramagka, attaccate ripetutamente dai neonazisti e poi sgomberate definitavamente dai MAT (la celere), anche per tutelare la penetrazione degli albadorati in zone urbane della capitale greca ad alta percentuale di popolazione migrante.

In questo contesto, l’imposizione di feroci misure di austerità e la rapida delegittimazione dei partiti politici e delle istituzioni producono da un lato “un rigurgito nazionalista” contro l’Europa dei tecnici e dei mercati finanziari. Dall’altro, gli stessi partiti tentanto di rilegittimarsi presso la popolazione adottando discorsi e agende politiche fortemente razzisti: dal Pasok a Nea-Demokratìa e ancora più a destra, la costruzione e la rappresentazione dei migranti come nemico pubblico servono a spostare l’attenzione dai temi economici e sociali a quelli securitari, e a trasferire le responsabilità della classe politica e dirigente sugli “stranieri”, sui “clandestini”, sugli “irregolari”. Infatti Alba Dorata, non ha un discorso organico sull’Europa e sull’austerity: le loro proposte, ci spiega Dimitri, sono superficiali, populistiche e inapplicabili. Come ad esempio, quando hanno affermato di voler “incassare dall’Europa quanto più possibile e stimolare la produzione nazionale per poi uscire dall’Europa quando potranno sostenersi da soli”. Il vuoto di posizioni politiche su Europa e austerity denuncia per un verso il carattere esclusivamente populista e velleitario dei discorsi di Alba Dorata, dall’altro una triste verità: solo in un simile contesto di crisi una banda criminale neonazista sarebbe potuta entrare in parlamento. E’ proprio nella crisi, nelle imposizioni della Troika, che Alba Dorata è riuscita a far attecchire i suoi discorsi razzisti, contribuendo a deviare, come dicevamo prima, l’attenzione dai temi economici a quelli securitari. Perché, e ci teniamo a ribadirlo, Alba Dorata non ha mai avuto come suo scopo la lotta contro le politiche di austerity, ma solo il razzismo e la pulizia etnica.                      

Prima di entrare nello specifico di questo tema, occorre sottolineare come la Grecia sia diventata la porta d’Europa e una sorta di “contenitore” per i richiedenti asilo e i migranti più poveri, quelli che non riescono a comprare un passaporto falso o un visto turistico. Questo dipende dalle politiche europee di gestione dei flussi migratori e dal regolamento comunitario Dublino II. Le prime, attraverso gli accordi con i dittatori nordafricani (saltati soltanto dopo le primavere arabe), hanno deviato una parte massiccia dei flussi di migranti irregolari verso est, verso la regione di Evros. Ai flussi provenienti dal Medio Oriente e dall’Asia, orientati naturalmente verso quella zona nel percorso che conduce i migranti in Europa, si sono quindi aggiunti i flussi orientati “politicamente” dall’esternalizzazione dei controlli di frontiera sulle coste nordafricane. A questo bisogna aggiungere il regolamento Dublino II, che impone di chiedere asilo e di risiedere nel primo paese europeo toccato dal migrante. 

In una situazione di estrema crisi ecnomica, il consistente afflusso di migranti e richiedenti asilo nella penisola ellenica ha prodotto  discorsi razzisti trasversali a quasi tutto l’arco politico. Chiaramente, gli albadorati hanno avuto buon gioco a cavalcare tali discorsi e scavalcare a destra, proponendosi come forza anti-sistema, Pasok e Nea Demokratìa, i partiti dei memoranda che in pochi anni hanno perso oltre la metà dei propri voti.

Non marginale ,infatti, nel motivo dell’avanzata di Alba Dorata, è stata la sostituzione del premier George Papandreou nel 2011 con il tecnocrate Papademos, sostenuto dal Pasok, da Nuova Democrazia e a sorpresa  dal Laos, il partito di estrema destra. Quest’ultima adesione ha segnato  una brusca svolta nel partito di Karatzaferis di fronte  all’atteggiamento di strenua opposizione tenuto fino a quel momento nei  confronti della Troika. Questo ha determinato che numerosi elettori del  Laos, delusi dal suo voltafaccia oppurtunista, si sono spostati verso  Alba Dorata, che in quel periodo è passata, ci dice sempre Dimitri nel  suo libro, dal 3% di preferenze a febbraio, al 7% nel maggio 2012.

Oltre a chiedere a Dimitri di approfondire questi temi, quindi, vogliamo interrogarlo su quali sono gli elementi che, dopo l’omicidio di Pavlos Fyssas, hanno spinto il governo a sbarazzarsi di Alba Dorata attraverso un’imponente operazione giudiziaria. Vogliamo chiedergli se secondo lui si tratta di un attacco reale o soltanto di facciata. Crediamo interessante, poi, entrare nel dettaglio di come Alba Dorata abbia rinforzato il governo autoritario di Nea Demokratìa, e quindi la Troika, perfino nel momento in cui è stata attaccata dalla magistratura. Anche attraverso questa operazione, infatti, i partiti di governo si sono serviti di Alba Dorata per contrastare i movimenti sociali e Syriza attraverso la teoria degli opposti estremismi. Un esempio di questo gioco è l’accusa di associazione a delinquere emessa contro alcuni esponenti del movimento contro le miniere d’oro attivo nella Penisola Calcidica poco dopo la maxi-operazione contro il partito nazista. Infine, crediamo ineteressante affrontare con Dimitri anche l’omicidio dei due neonazisti accaduto pochi giorni fa, non tanto per ipotizzare chi si nasconde dietro l’esecuzione, quanto per analizzare i riflessi politici che questa ha avuto nel dibattito pubblico. Dalle reazioni che abbiamo potuto leggere, infatti, abbiamo visto come perfino nella morte i neonazisti non abbiamo fatto altro che sostenere e rilegittimare il governo dei memoranda e dell’austerity. Alla faccia della loro maschera di anti-sistema.