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Dal momento che qualche lettore ha criticato alcune scelte fatte in questo periodo in merito agli articoli tradotti, vogliamo precisare alcune cose.

Tra gli articoli tradotti subito dopo l’omicidio dei militanti di Alba Dorata, solo due ipotizzano, più o meno esplicitamente, un coinvolgimento del “para-stato”. Ci teniamo a chiarirlo fin da subito: il complottismo non ci appartiene, né come redazione, né come singoli. Abbiamo semplicemente voluto presentare l’opinione di un noto giornalista greco, Stelios Kouloglou, e quella di un altrettanto noto giornale di sinistra, “I Avgi”. Gli articoli in questione sono, rispettivamente, Il parastato crea dei martiri per Alba Dorata e Provocazione!. Quest’ultimo, tra l’altro, non dà per scontato alcun complotto: anzi, vi si afferma chiaramente che tanto nel caso in cui gli autori appartengano al para-stato, quanto in quello in cui facciano parte di “bande che non agiscono nel ‘nome di’ ma contro il popolo”, il gesto in sé era e rimane una provocazione, al di là degli obiettivi di chi lo ha commesso.

In seguito, abbiamo pubblicato articoli di singoli giornalisti o comunicati di gruppi politici in cui viene detto esplicitamente che, al di là dell’identità dell’autore dell’omicidio, le ricadute per il movimento sono oggettivamente negative. Parliamo di: Omicidio membri Alba Dorata e discussione pubblica: tre osservazioni e Atene, comunicato di una delle assemblee di Anarchici sull’esecuzione degli albadorati. Questi testi non giudicano l’esecuzione da un punto di vista morale. Al contrario, valutano da un punto di vista strategico la congiuntura politica in cui quel gesto si inserisce e le conseguenze che ha prodotto: parziale riabilitazione pubblica degli albadorati, maggiore legittimità all’autoritarismo del governo, attacco a componenti del movimento attraverso la teoria degli “opposti estremismi”. Con questa interpretazione, che non ha nulla di complottistico e prescinde per le sue conclusioni dall’autore materiale del gesto, noi concordiamo. Del resto, sono tantissimi i testi prodotti collettivamente da assemblee di anarchici, di autonomi, del mondo della sinistra e di varie realtà di base che giudicano l’esecuzione in maniera negativa (strategicamente e non moralmente, ripetiamo), indipendentemente da chi l’abbia compiuta. Purtroppo, non abbiamo avuto il tempo di tradurli e pubblicarli tutti quanti. È importante sottolineare, però, che appartengono a gruppi di impostazione politica differente, ma accomunati dalla pratica quotidiana della lotta antifascista in forma pubblica e di massa.

Stimolati dalle critiche ricevute e dalla nostra stessa curiosità, abbiamo cercato dei testi che elogiassero l’omicidio o sostenessero la linea della rivendicazione (che, tra l’altro, è comparsa solo domenica). Al momento non ne abbiamo trovati. Se volete segnalarceli, non avremo alcun problema a tradurli e pubblicarli, così come facciamo ogni volta che qualcuno ci dà una mano a scovare, selezionare, tradurre ed editare informazioni che meritano di essere raccontate sulle pagine del sito. Tutto ciò che abbiamo potuto fare è stato tradurre e postare sulla nostra pagina facebook alcuni commenti presenti sul nodo ateniese di Indymedia, nei quali vengono espresse posizioni contrastanti, tra cui alcune parzialmente o totalmente favorevoli al comunicato delle “Forze Rivoluzionarie Popolari Combattenti”.

Detto ciò, passiamo alla rivendicazione “ufficiale”. Si tratta di un documento estremamente lungo (18 pagine) e pieno di complessità dal punto di vista linguistico. In greco ad esempio fare uso di arcaismi può avere un senso politico. La traduzione, dunque, è estremamente complessa e necessita parecchio tempo. Davanti a un documento simile, bisogna avere l’accortezza di tradurre con assoluta precisione e professionalità. Occorre molto tempo per tradurre 18 pagine in questo modo. Non possiamo assicurare di farcela. Tuttavia, siccome un documento come questo può avere per alcuni grande interesse, saremo contenti di pubblicarlo se qualcuno svolgerà la traduzione. In caso contrario, valuteremo in base alle nostre possibilità se farla o meno. Siccome non siamo pagati per il lavoro che facciamo – che si basa su costanza e passione – se qualcuno sente il bisogno così impellente di leggere quel testo, può rivolgersi a dei traduttori che lavorano su commissione e dietro lauto compenso. Come avrete intuito, non è questo il nostro caso. La nostra bacheca facebook non è il luogo adatto per pretendere alcunché, proprio perché l’unica ricompensa per il nostro lavoro è il desiderio di connettere le lotte e far circolare informazioni e saperi.

Vogliamo concludere queste riflessioni con un passaggio, che troviamo bello e significativo, del testo di un collettivo autonomo di Atene. Con questa posizione, possiamo dirlo anche dopo l’avvenuta rivendicazione, ci troviamo pienamente d’accordo:

Non cadremo nella tentazione – forte a dire il vero – di fare delle ipotesi sulla paternità della specifica azione omicida. Noi non possiamo conoscere i suoi ispiratori e attori, se si tratta di “utili scemi”, di feticisti della violenza o del nichilismo, di agenti o di assassini professionisti, di resa dei conti o di differenze interne.

Quello che sappiamo di sicuro, però, è chi non è stato. Non sono stati tutti coloro che scendono nei cortei, che difendono “la terra e la libertà”, come a Skouriès, che lottano insieme ai migranti, ai disoccupati, ai licenziati, che creano e sostengono strutture di solidarietà sociale, come gli ambulatori solidali, le cucine sociali, le librerie autogestite… non sono stati tutti e tutte coloro che agiscono contro la crescente fascistizzazione di grandi parti della società negli spazi sociali di auto-organizzazione e di libertà, nei circoli e nelle occupazioni, che decidono insieme le loro azioni attraverso assemblee pubbliche e con procedure orizzontali.

Gli assassini e i terroristi non siamo tutte e tutti noi che ci rendiamo conto che l’asta della violenza sale in modo incontrollabile e a nostro danno, che sappiamo di essere i futuri obiettivi di rappresaglie fasciste, ma nonostante tutto ciò rifiutiamo di militarizzarci e continuiamo la nostra lotta sociale senza fare un passo indietro.

Noi, quindi, continuiamo ad insistere che di fronte a strategie della tensione e a manipolazioni della società […], di fronte alla rilegittimazione dello stato-protettore affinché lo stato-magnaccia possa fare il proprio lavoro, noi siamo il solo ed unico estremo: quello dell’emancipazione sociale, delle lotte sociali e della solidarietà. Siamo il solo ed unico estremo che lotta affinché l’umanità passi dalla fase della preistoria a quella della storia.

Autonomo Steki, Novembre 2013 

(da “La notte cade su Palermo”, autonomosteki.espivblogs.net)