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10/1/2014

Dopo le rivelazioni pubblicate circa due mesi fa dalla rivista Hot Doc, il procuratore Aristidis Koreas ha aperto un’indagine giudiziaria sul debito di più di mezzo milione di euro accumulato da  Nea Dimokratia nei confronti della DEI [società elettrica greca, n.d.t.] relativamente al suo palazzo in via Syngroù.

Come aveva rivelato Hot Doc nel quarantesimo numero dello scorso 21 novembre, Nea Dimokratia deve più di mezzo milione alla DEI per il noto edificio di via Syngroù, sede centrale del partito. Ovviamente la DEI non ha mai staccato la corrente e ogni volta l’amministrazione dell’azienda, violando la legge, trova un modo perché i clienti del lussuoso palazzo di via Syngroù evitino di pagare.

Il partito governativo, stando a quanto risulta dai documenti che abbiamo rivelato, non paga nemmeno la tassa sugli immobili. Con la DEI ha utilizzato come argomento il fatto che la crisi economica non permette il saldo dei debiti di mezzo milione. Questo argomento vale ovviamente per ogni consumatore e principalmente per coloro ai quali è stata staccata la corrente, ma la sua applicazione è stata accettata solo nel caso che riguarda Nea Dimokratia.

Il debito totale di Nea Dimokratia nei confronti della DEI ammontava agli inizi di novembre a 566.516 euro, cifra comprensiva delle quattro rate della tassa sugli immobili. Nonostante le ordinanze da tempo impartite dall’azienda, la corrente nella sede centrale del partito non è mai stata staccata. Come se non bastasse, la DEI ha accettato la scusa della crisi economica utilizzata da N.D. e le ha fatto delle rate da occasione, prima 24 e poi 40, che naturalmente non sono state pagate.

La DEI, evidentemente allarmata dall’indagine giudiziaria, ha risposto dopo più di un mese attraverso il Ministero dell’ambiente, dell’energia e del cambiamento climatico a un’interrogazione parlamentare in proposito e a una richiesta di fornire i relativi documenti presentate dalla parlamentare dei Greci Indipendenti Rachìl Makrì il giorno dopo la pubblicazione di Hot Doc.

Come allora, anche oggi i responsabili ficcano la testa sotto la sabbia, invocando la privacy per non dare risposte chiare; inoltre provocano, dicendo né più né meno che stanno facendo un favore alla parlamentare e al popolo greco, perché nella loro risposta viene sottolineato che questa è stata data per facilitare i controlli del Parlamento, nonostante l’azienda rifugga dal pubblicare dati contabili.

Evidentemente ignorano che, secondo lo stesso regolamento del Parlamento, i parlamentari possono invocare la privacy solo per i documenti che riguardano la sicurezza nazionale. Inoltre questo diritto vale solo per le persone fisiche – cioè solo per i privati – e in nessun caso per i partiti che, d’altronde, vengono finanziati con le tasse pagate dai cittadini.

Nel frattempo, nel momento in cui la DEI e il governo invocano la privacy per non dare risposte chiare alle rivelazioni di Hot Doc, nel piano di legge per la vendita dell’ ADMIE (la compagnia figlia della DEI) che verrà discusso il prossimo martedì dalla relativa commissione parlamentare , viene sottolineato tra le altre cose che “perché i candidati investitori possano valutare dati patrimoniali e obbligazioni dell’ ADMIE sono giustificati a ricevere tutte le necessarie informazioni, comprese quelle definite confidenziali”. In questo modo il governo dimostra che interpreta la legge sulla privacy come gli pare, prendendo in giro tanto i cittadini quanto lo stesso parlamento. 

Relativamente al debito di Nea Dimokratia la DEI, nella sua generica risposta a Rachìl Makrì, oltre a non fornire i documenti richiesti dalla parlamentare, riferisce tra le altre cose di aver approvato l’accomodamento del debito, che verrà pagato in varie fasi, dopo alcune richieste del partito in proposito. L’azienda sicuramente dimentica di chiarire i motivi per cui nessuno ha tagliato la corrente alla sede di Nea Dimokratia di via Singroù nonostante le continue ordinazioni e naturalmente non chiarisce se le 24 rate – poi diventate 40 – che ha fatto per il partito di governo siano legali.

Sul tema dell’imminente vendita dell’ADMIE l’onorevole Makrì ha dichiarato a koutipandoras.gr: <<Il governo ancora una volta non riesce a essere coerente con gli impegni presi davanti al popolo greco. Il signor Samaràs e i suoi ministri avevano rassicurato il popolo greco che le reti di significato strategico sarebbero rimaste pubbliche, ma preparano un piano di legge per vendere le reti della DEI AE (ADMIE AE). Le condizioni della vendita ricordano i privilegi che dava il re ai feudatari e rendono gli altri greci dei servi della gleba.

Questa pratica non ci sorprende, non è la prima volta che viene messa in atto. Secondo un’autorevole rivista politica il partito di Samaràs sembrerebbe aver debiti per centinaia di migliaia di euro nei confronti della DEI, debiti che accomoda senza dare chiarimenti al parlamento greco. È una vergogna che la DEI AE tagli la corrente a migliaia di persone e che la sua amministrazione, voluta dal governo, copra il partito di governo nascondendosi dietro inesattezze come i “dati personali di persone legali” e violando il regolamento del parlamento.  Nell’ignobile piano di legge che contiene dati confidenziali sull’erogazione dell’elettricità nel paese a debitori sedicenti investitori non è stata dimostrata la stessa sensibilità per i dati personali>>.

di Marios Aravandinòs

Fonte: koutipandoras.gr

Traduzione di AteneCalling.org.